La Commissione carceri dopo la denuncia di Fanpage.it sui presunti pestaggi a Opera: “Un racconto dell’orrore”

"Sembra un racconto dell'orrore. Gli spazi detentivi non possono essere luoghi di tortura". A parlare è Luca Paladini, Consigliere di Regione Lombardia (Patto Civico) e vicepresidente della Commissione speciale in tutela dei diritti delle persone negli istituti penitenziari, che dopo la denuncia di Fanpage.it sulle presunte violenze e i soprusi avvenuti nel carcere milanese di Opera alla Vigilia di Natale, ha deciso di intervenire sull'argomento, parlando di un "fallimento totale della politica".
Stando alle denunce visionate, infatti, lo scorso 24 dicembre si sarebbe svolta una "spedizione punitiva" nei confronti di una quarantina di detenuti della sezione C del carcere che sarebbero stati "colpiti con calci e pugni" e poi sarebbero stati costretti a spogliarsi, rimanendo "nudi al freddo" senza potersi "neanche pulire dal sangue". Alcuni di loro avrebbero anche ricevuto minacce come: "Devi morire", "Se fossi io il capo vi ammazzerei coi manganelli in testa".
Alla voce di Paladini ha quindi fatto eco quella di Alessia Villa, Consigliera di Regione Lombardia (Fratelli d'Italia) e presidente della stessa Commissione. "Se la vicenda, dopo che la giustizia avrà fatto il suo corso, dovesse essere confermata, si tratterebbe di fatti gravi. La dignità non può mai essere calpestata, nemmeno dietro le sbarre", ha commentato a Fanpage.it, sottolineando la necessità di attendere gli accertamenti, ma anche la centralità del rispetto dei diritti fondamentali di ogni individuo.
La Commissione speciale sull'inchiesta di Fanpage.it
Paladini, nel suo intervento a Fanpage.it, ha insistito su un punto preciso: l'esistenza di una "zona grigia" fatta di opacità e informazioni parziali che renderebbe difficile far emergere fino in fondo quanto accaduto all'interno di Opera così come in altri istituti penitenziari "come al Beccaria".
La vicenda ha già prodotto una prima reazione politica. Il senatore Franco Mirabelli ha annunciato un'interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti sui fatti denunciati e verificare eventuali responsabilità. Un passaggio formale che segna l'ingresso del caso nel circuito istituzionale, ma che da solo non basta a sciogliere i dubbi sollevati dalle testimonianze. È qui, infatti, che Paladini si è fatto apertamente polemico, parlando di "una politica codarda", incapace di affrontare il tema delle carceri perché poco redditizio in termini di consenso.
Così, però, il rischio – secondo il consigliere – è che il dibattito pubblico rimanga concentrato su emergenze episodiche e non sulle condizioni strutturali degli istituti penitenziari. Se, infatti, anche solo una parte di quanto denunciato a Opera dovesse trovare conferma, non si tratterebbe più soltanto di un episodio isolato, ma di una falla nel sistema di controllo e garanzia dei diritti.
Le carceri, come ha sottolineato Paladini, restano, infatti, "pentole a pressione". Continuare a descriverle, però, così senza intervenire significa accettare che quelle esplosioni si ripetano ciclicamente. Per questo, "serve affrontare la questione in un modo diametralmente opposto a quello con cui è affrontato oggi", ha concluso il vicepresidente della Commissione regionale a Fanpage.it. "Serve immaginare un nuovo modo di vivere gli spazi detentivi che non possono continuare a essere dei luoghi di tortura".