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16 Giugno 2022
13:06

Jashan, il bimbo di sei anni morto annegato in un canale: cosa è accaduto nel processo

Jashan è morto nel 2016 all’età di sei anni. Il bimbo è morto annegato in un canale: la tragedia scatenò diverse polemiche e l’apertura di una indagine. Ieri uno degli imputati è stato assolto.
A cura di Ilaria Quattrone
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Jashan aveva sei anni quando ha perso la vita. In quel maledetto giorno si trovava con la nonna perché la mamma era andata a prendere il suo fratellino all'asilo. Il piccolo era affetto da una grave forma di autismo e, dopo essere sfuggito alla sorveglianza della nonna, aveva vagato per diverse ore per il paesino. Il bimbo è poi caduto nel canale Virgilio dove è poi morto annegato. All'epoca dei fatti, la sua storia aveva mobilitato il paese.

Il processo per la morte del bimbo

Per la sua morte sono finiti sotto indagine sia il presidente del Consorzio Garda Chiese-Mantova che i consiglieri di amministrazione e infine il direttore tecnico. Per loro l'accusa è di non aver garantito la sicurezza del canale che passa a Guidizzolo, comune in provincia di Mantova. Il diretto del consorzio, Paolo Magri, è stato assolto: il 14 giugno, il 51enne – difeso da Sergio Genovesi – è stato processato con rito abbreviato. I genitori del piccolo si erano costituiti parte civile.

L'allarme lanciato dai genitori e le ricerche

In quel terribile giorno, dopo l'allarme lanciato dai famigliari per la sua scomparsa, tutto il paese si era mobilitato nelle ricerche. All'epoca accanto ai genitori, si era unita la scuola dove gli insegnanti e il preside avevano aperto tutte le classi nella speranza di trovarlo nascosto e poi anche le forze dell'ordine e i volontari. Erano stati anche lanciati diversi appelli su internet. Il corpo era poi stato trovato nel canale. Subito dopo erano finiti sotto accusa, proprio le persone poi indagate. In particolare modo ci si chiedeva perché il canale fosse privo di protezione. Secondo l'accusa, era quindi compito del Consorzio garantire la sicurezza idraulica e compito di Magri realizzare le reti. Per la giudice invece, i lavori di messa in sicurezza dovevano essere compiti del Comune. Inoltre la situazione psicofisica del bimbo, non gli avrebbe consentito di riconoscere i segnali di pericolo.

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