Dalla mezzanotte di venerdì 5 marzo in Lombardia tutte le scuole sono chiuse, dopo l'ingresso in zona arancione rafforzata dell'intera regione. Una decisione presa poche ore prima dal presidente Attilio Fontana e che ha fatto arrabbiare i genitori, costretti a riorganizzare la propria vita nell'arco di poche ore, spesso in difficoltà con il lavoro. Lo stesso governatore si è scusato con le famiglie, spiegando che era necessario intervenire per anticipare il virus.

Scuole chiuse in Lombardia, ma i figli dei sanitari possono andare

Tutti gli studenti restano a casa da scuola quindi. Con un'eccezione: i figli di chi lavora nella sanità e negli altri servizi essenziali possono continuare a frequentare in presenza. Nella prima giornata di chiusura delle scuole, però, si è diffusa una certa confusione su quali fossero le categorie comprese nella regola. I presidi si sono trovati nell'incertezza, dovendo rispondere alle richieste delle famiglie senza informazioni chiare. Sia i dirigenti che i sindaci hanno scritto a Regione Lombardia e Ufficio scolastico regionale per chiedere chiarimenti.

I dubbi dei presidi e la risposta dell'Ufficio scolastico regionale

La dirigente dell'Ufficio scolastico regionale Augusta Celada ha inviato una nota a tutti i presidi per concordare una linea di condotta comune. Nel documento richiama quanto già indicato in applicazione del DPCM 3 novembre 2020, ossia che “nell’ambito di specifiche, espresse e motivate richieste, attenzione dovrà essere posta agli alunni figli di personale sanitario (medici, infermieri, OSS, OSA…), direttamente impegnato nel contenimento della pandemia in termini di cura e assistenza ai malati e del personale impiegato presso altri servizi pubblici essenziali, in modo che anche per loro possano essere attivate, anche in ragione dell’età anagrafica, tutte le misure finalizzate alla frequenza della scuola in presenza".