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Gli interessi dei Senese e della mafia per “i politici della destra”: le parole dei pentiti al processo Hydra

Sono i pentiti dell’inchiesta Hydra ad aver svelato ai magistrati come funzionava il “sistema mafioso lombardo”. Tra le rivelazione anche i legami con la politica: “Coordinavo in Sicilia il partito dell’ex sindaco di Verona Flavio Tosi”, spiega il pentito Gioacchino Amico, rappresentante del gruppo criminale Senese.
A cura di Giorgia Venturini
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Droga, ma anche società per riciclare soldi illeciti, estorsioni e quella importante fetta di fedelissimi fatta da professionisti e politici. C'è tutto il copione della criminalità organizzata nel "sistema mafioso lombardo", quello svelato dall'inchiesta Hydra della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e che ha già visto 45 condanne con rito abbreviato e in queste settimane nell'aula bunker del carcere San Vittore c'è il processo con rito ordinario di 65 imputati.

In Lombardia la pax criminale fatta da esponenti di cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra ha tenuto le redini degli affari illeciti soprattutto nella zona del Varesotto e del Milanese. Senza dimenticare quel filo ben saldo che collega il Nord al Sud, e viceversa. A svelare tutto ai pm della Dda Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane sono stati diversi pentiti del "sistema mafioso lombardo": è la prima volta che al Nord si può contare su così tanti collaboratori di giustizia. Sono loro a spiegare come, ancora una volta, venivano avvicinati politici e professionisti. Ma di quali politici parliamo?

A svelare come si andava a caccia di un politico e dei voti da assicurargli è il collaboratore di giustizia Alfonso William Cerbo (condannato a 5 anni di carcere con rito abbreviato lo scorso 12 gennaio). Chi è? Si tratta di un esponente di vertice del gruppo Mazzei riconducibile a cosa nostra e attivo nel Catanese. Le inchieste della Procura sul territorio siciliano e su quello lombardo hanno svelato che il ruolo di vertice era coperto da Santo Mazzei e dal figlio Sebastiano. Stando alle carte dell'inchiesta Hydra, questo clan era rappresentato al Nord da William Alfonso Cerbo e al Sud da Gaetano Cantarella, quest'ultimo scomparso per lupara bianca il 3 febbraio 2020. I pm milanesi scrivono: "Nell’ambito dell’indagine Hydra, l’analisi delle relazioni esterne del sodalizio mafioso, ha consentito di trattare il tema del ‘capitale sociale' mafioso, cioè di quel bagaglio di relazioni che il mafioso intrattiene con il mondo politico, imprenditoriale, giudiziario, istituzionale e delle libere professioni". Entriamo nel dettaglio.

I legami con la politica svelati dal collaboratore Alfonso William Cerbo

Il collaboratore di giustizia Cerbo ha svelato di aver conosciuto il medico Ignazio Ceraulo (non indagato) che si "stava prodigando a fare il politico nella zona di Milano". L'esponente del clan Mazzei ha spiegato che Giancarlo Vestiti e Santo Crea erano in procinto di inaugurare un ufficio che avrebbe curato la campagna elettorale in favore di Ceraulo. Tutto era pronto ma poi saltò quando Ignazio Ceraulo si è accorto, o meglio la sua segretaria, dei precedenti penali dell'attuale collaboratore di giustizia. Tutto si è fermato. Questa vicenda ha però dimostrato come quel sistema mafioso lombardo prova e riprova ad avvicinare aspiranti politici gestendo le loro campagna elettorale e promettendo voti. In cambio, una volta eletto il loro candidato, avrebbero presentato il "conto" fatto di richieste di "favori".

Cerbo spiega così: "Le contestualizzo il periodo. Siamo a fine aprile del 2020. Lo conobbi in quanto io avevo un papilloma labiale, che inizialmente pensavo, nella mia ignoranza, fosse un tumore, quindi mi sono premurato un attimino di accelerare una visita medica, e glielo dissi a Giancarlo. Dice: ‘Chiamiamo allo zio Santo', parlava di Santo Crea, ‘e vediamo se conosce qualcuno'. In buona sostanza, dopo un paio di giorni mi ha chiamato, dice: ‘Vieni che c’è direttamente il dottor Ceraulo che si occupa di queste cose, che parliamo per altre cose'".

Di chi stiamo parlando? Giancarlo Vestiti è un esponente di rilievo della camorra vicino al clan Senese, mentre Santo Crea è un esponente della cosca ‘ndranghetista Iamonte, facente parte della Locale di Desio e collegata con la Locale di Melito Porto Salvo. Tutto già accertato nell'inchiesta "infinito" del 2010. Ecco quindi che per accordi e favori si sono attivati insieme esponenti di cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra. Ecco il "sistema mafioso lombardo" che si attiva anche per trovare il medico giusto per una visita.

Cerbo incontra il medico insieme a Vestiti: "In quello stesso contesto Giancarlo davanti a lui mi dice che questo Ceraulo era, in buona sostanza, un personaggio che si stava prodigando a fare il politico. Ricordo… Non ne capisco di politica, però l'ho associato alla Meloni, al gruppo della Meloni, quindi di destra, di For… Alleanza d’Italia, non mi ricordo. Comunque c’era la Meloni a livello che mi menzionava, e la Santanché. Quindi parliamo di destra. Questo signore si stava prodigando appunto a candidarsi come…nella zona di Milano, non lo so di preciso".

E ancora: "Che stava cercando voti. Questi voti li ha cercati pure a me, dice: ‘C’è lo zio Santo che si sta prodigando a reperirgli diversi voti, mi sto prodigando io, ci stiamo prodigando tutti, anzi se tu hai la residenza a Milano, o qualche familiare o qualche amico, fagli la gentilezza di avere dei voti'. In quel momento credo io neanche ce l'avevo la residenza a Milano, quindi su questo punto di vista non mi sono messo a disposizione. E Giancarlo gli fa una battuta, dice: ‘Va be’, ma lui ti può aiutare diversamente, per il discorso se hai bisogno di qualche 5.000 euro', perché stavano aprendo loro un ufficio mi ricordo, assieme".

Ma loro chi? Cerbo risponde così ai magistrati: "Giancarlo Vestiti, Crea Santo e Ceraulo Ignazio, e il tour di Ceraulo Ignazio. Questo è un medico, non è uno della strada. In buona sostanza loro gli stavano aprendo questo ufficio per creare una sorta… E c'era anche l'avvocato di Vestiti di mezzo". L'intento era quello di creare una sorta di segreteria politica per la campagna elettorale, "c’era anche la Santanché che questo ufficio era in comunanza con la Santanché, ma io non c’ho creduto dal primo momento, perché questi sono molto…". Ma questa ultima affermazione il collaboratore di giustizia spiega di averla sentita e di non averci creduto. Non ha avuto riscontri che confermassero questo.

Resta il fatto che Cerbo si era messo a disposizione per dare 5mila euro per questo nuovo ufficio: "Mi sono messo a disposizione. Lui si stava mettendo a disposizione con me, io mi sono messo a disposizione con lui". Poi salta tutto il giorno in cui l'attuale collaboratore di giustizia si presenta alla clinica per l'intervento: "A Milano, sì, sì. Comunque vengo indirizzato in questa clinica, dice: ‘Vai là e parla con X', un dottore. In effetti, quando sono arrivato all'accettazione già sapevano tutto. All'accettazione chi c'era? C'era una bella ragazza, una segretaria, ci siamo messi un po' a scherzare, non so cosa ha fatto questa appena me ne sono andato io. Dopo due secondi, avrà digitato su Google, perché aveva il mio documento in mano, su Google esce l'inferno su di me. Erano stati fatti i sequestri, tutte queste storie. Quindi in buona sostanza apprendo dopo che l'intervento è stato fatto con una reverenza eccezionale, anche da parte di quest'altro medico X, che non è Ceraulo, ma è stato indirizzato da Ceraulo. Giancarlo mi fece una battuta, dice: ‘Per colpa tua ci è saltato…' però me lo disse sorridendo. Ci dissi: ‘Come per colpa mia?'".

È infatti Giancarlo Vestiti a informare Cerbo che sono saltati gli affari politici con il dottore: "Cioè mi ha addossato la colpa, ridendo, che poi mi ha spiegato il perché. In buona sostanza questa segretaria aveva appreso che io avevo precedenti per mafia su internet". L'esponente del clan Mazzei ha spiegato di aver provato a mettersi in contatto con Ignazio Ceraulo, ma lui non lo ha più chiamato. Poco male perché la conversazione con Vestiti finisce così, con quest'ultimo che dice: "Va be’ è saltato Ignazio, ce n’è qualcun altro. Poi se ho bisogno della tua sovvenzione, questi 5.000 euro te li domanderò”.

Il collaboratore Amico e il suo ruolo ricoperto in politica

Tra i collaboratori di giustizia dell'inchiesta Hydra c'è anche Gioacchino Amico, rappresentante del gruppo criminale Senese attivo nel territorio romano e vicino alla camorra e condannato a 14 anni e 4 mesi a gennaio. Amico è uno degli ultimissimi esponenti del "sistema mafioso lombardo" che ha deciso di collaborare con la giustizia. Il suo interrogatorio è stato depositato a febbraio ma almeno l'80 per cento delle carte sono state oscurate della Procura. Segno che quello che ha svelato, soprattutto nel settore politico, sia l'inizio di una nuova inchiesta? Lo scopriremo nei prossimi mesi.

Intanto si legge che lui ha svelato che carica politica aveva ricoperto. All'inizio dell'interrogatorio è il pm Ferracane a chiedergli se ha ricoperto cariche pubbliche. Amico gli risponde così: "Coordinatore di un partito politico, Movimento Fare di Flavio Tosi (non indagato), coordinatore cittadino di Canicattì (provincia di Agrigento) dell'ex sindaco di Verona, che conosco bene". Precisando che si tratta del "movimento creato dall'ex sindaco di Verona Tosi, quando è subito uscito dalla Lega". Gioacchino Amico, imprenditore siciliano ma vicino alla camorra romana, ha spiegato quindi di essere stato il coordinatore del partito di Tosi in zona di Agrigento.

Sarà poi un debito non pagato da Amico a convincere in Lombardia camorra, ‘ndrangheta e cosa nostra a trovare un accordo piuttosto che far scoppiare faide tra organizzazioni criminali. Durante una riunione in un capannone lombardo decidono di mettersi in affari, nasce così il "sistema mafioso lombardo". Quello che chi ne fa parte chiama "Unione".

Poi la decisione di Amico di collaborare: "Ci sono tante persone che mi vogliono morto. Si immagini come io posso vivere, se non con un cambiamento totale per cambiare vita io e proteggere di riflesso tutti i componenti della mia famiglia".

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