Giuseppe, orfano di femminicidio: “Mia madre si è sacrificata per proteggerci da mio padre”

Hanno collaborato Simona Berterame e Chiara Daffini
Giuseppe Delmonte oggi è un uomo di 48 anni che lavora e vive a Milano, ma ha nel suo passato una ferita profonda che non si rimarginerà mai. È diventato un orfano di femminicidio il 26 luglio del 1997, quando la madre Olga Granà è stata uccisa in strada a colpi d'ascia dall'ex marito nonché padre di Giuseppe. Lui aveva 19 anni e insieme a suo fratello e sua sorella si è trovato improvvisamente senza più una madre, il pilastro della loro vita segnata fin dal principio da un padre violento e assente.
"Io ho questo ricordo di mia madre che poco prima che lui arrivasse a casa controllava che le tapparelle fossero chiuse come le voleva lui e che le scarpe erano al posto dove voleva lui. Ci raccomandava di smettere di giocare, di smettere di ridere, di non guardarlo negli occhi perché a lui dava fastidio. Quando stava per arrivare lo capivamo perché mia madre andava in ansia e poi calava il gelo", racconta oggi Giuseppe ricordando i momenti della sua infanzia.
La storia di Olga Granà
Olga Granà è stata uccisa con sette colpi di ascia dall’ex marito, Salvatore Delmonte, davanti all’ufficio postale di Albizzate. Era andata a ritirare il vaglia postale, pari a 500mila lire, che il giudice aveva imposto come accordo di separazione. Ma era una trappola e Olga lo sapeva già. La sera precedente infatti, racconta il figlio Giuseppe, lui la aveva chiamata al telefono annunciandole che il giorno seguente avrebbe sterminato la famiglia. Per questa ragione Olga, che tiene nascosta questa telefonata ai figli, non vuole essere accompagnata dalla figlia alla posta e si reca lì da sola, dove troverà ad aspettarla il suo ex armato di ascia.
"Andarci con uno di noi voleva dire morire anche noi. E quindi io l'ho sempre interpretato come l'atto estremo di una madre nel difendere i propri figli", spiega commosso Giuseppe. Facendo un passo indietro, Olga dopo anni di violenze vissute in casa era riuscita a scappare da quell'uomo violento insieme ai suoi tre figli. Aveva ripreso in mano la sua vita, iniziando a lavorare e ottenendo finalmente un'indipendenza economica. Tutto questo Salvatore non lo accettava, tanto che ha continuato per anni a perseguitare la sua ex fino a tenderle un agguato quella mattina di luglio del 1997 per ucciderla.
L'associazione
"Mia madre è morta in un periodo storico dove non esisteva ancora la parola femminicidio come oggi e soprattutto le vittime collaterali di questi delitti, ovvero i figli, erano davvero invisibili". Oggi Giuseppe è alla guida dell'associazione Olga, fondata da lui e dedicata alla mamma che si occupa della tutela degli orfani di femminicidio. E proprio riguardo all'attuale legge che tutela bambine e bambine rimaste senza entrambi i genitori, ovvero con una madre uccisa e un padre in carcere, Giuseppe afferma che ci sia ancora molto da fare: "Questa legge non interviene nell'immediatezza del reato, ma soprattutto è stata fatta senza sapere quanti orfani di femminicidio ci sono nel nostro territorio nazionale".
Ad oggi infatti non esiste un osservatorio nazionale, un censimento che ci dica quanti orfani di femminicidio ci sono in Italia. In altre parole, se questo orfano non si palesa, ad esempio facendo una domanda per un sussidio, per lo Stato non esiste.