Femminicidio Carol Maltesi, annullato l’ergastolo a Fontana: “Deficit di motivazione sulla premeditazione”

Ci sarebbero "evidenti deficit" sulle motivazioni, che sono state scritte per contestare l'aggravante della premeditazione a Davide Fontana, l'uomo di 46 anni che l'11 gennaio 2022 uccise e fece a pezzi l'ex fidanzata e vicina di casa Carol Maltesi a Rescaldina, comune che si trova in provincia di Milano. A scriverlo nero su bianco sono stati i giudici della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza, pronunciata martedì 10 febbraio, che sono state depositate nelle scorse ore. I magistrati hanno infatti accolto il ricorso dell'avvocato che difende Fontana, Stefano Paloschi. Hanno spiegato che nella sentenza inflitta dalla Corte d'Assise d'Appello che ha condannato Fontana all'ergastolo, ci sarebbero "errori logici, prima ancora che argomentativi". In particolare non l'avrebbero motivata nella "complessiva condotta posta in essere" dal 46enne e nel "periodo successivo al delitto".
Maltesi è stata legata, imbavagliata e incappucciata con il pretesto di girare un filmato dal contenuto erotico. Dopo averla incappucciata, Fontana l'ha colpita con un martello e infine l'ha sgozzata. Ha poi proceduto ad occultare il cadavere e, per farlo, ha fatto a pezzi il corpo della giovane e lo nascosto in un congelatore. Nelle settimane successive, ha provato a sbarazzarsi del corpo: ha cercato di bruciarlo e poi, non riuscendoci, lo ha nascosto in alcuni sacchi dell'immondizia e li ha gettati in un dirupo. Questi erano poi stati trovati da un passante, che ha immediatamente allertato le forze dell'ordine. I carabinieri, grazie alla divulgazione di alcune fotografie in cui erano stati immortalati i tatuaggi della giovane, sono riusciti a risalire al nome della vittima e successivamente al suo assassino.
Inoltre, nei mesi successivi al delitto e prima della scoperta del cadavere, Fontana aveva utilizzato il cellulare di Maltesi per simulare che fosse viva. Fontana poi ha confessato il delitto il 30 marzo 2022, quasi tre mesi dopo il delitto. A giugno 2023 è stato condannato in primo grado a trent'anni di reclusione dalla Corte d'Assise di Busto Arsizio, che non avevano riconosciuto, tra le altre, l'aggravante della premeditazione. La Corte d'Assise d'Appello lo ha poi condannato all'ergastolo. I legali di Fontana avevano poi presentato ricorso. E il 10 settembre 2024, la Corte di Cassazione aveva annullato parzialmente la sentenza della Corte d'Appello ordinando di ripetere il processo.
La Corte aveva poi confermato nuovamente la condanna all'ergastolo. Gli avvocati difensori di Fontana hanno poi presentato nuovamente ricorso – precisando che nel contestare l'aggravante non è mai stato indicato quando il 47enne avrebbe premeditato il femminicidio – e la Cassazione ha chiesto di motivare nuovamente l'aggravante della premeditazione, che era stata riconosciuta nella sentenza pronunciata il 15 maggio 2025 che ha poi portato alla condanna all'ergastolo. L'ex bancario era stato condannato in primo grado a trent'anni proprio perché l'aggravante era stata esclusa in primo grado. Poi, in secondo grado, era stato condannato all'ergastolo perché la premeditazione era stata riconosciuta. Pena che era stata poi confermata anche nel secondo grado bis. Poi, la decisione della Cassazione. Adesso dovrà tenersi nuovamente – per la terza volta – un processo in Corte d'Assise d'Appello sempre "limitatamente alla circostanza aggravante della premeditazione" e un'altra sezione della Corte milanese dovrà procedere a un nuovo esame.