Associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, riciclaggio e autoriciclaggio: sono queste le accuse nei confronti di 26 persone per le quali la Procura di Brescia ha disposto delle custodie cautelari. Di questi otto sono finiti in carcere, sedici sono stati sottoposti agli arresti domiciliari e altre due persone sono state interdette dall'esercizio della loro professione. Oltre alle custodie cautelari, è stato anche eseguito un sequestro di beni per circa ventuno milioni di euro.

Ceduti falsi creduti tributari per compensare debiti nei confronti dell'Agenzia delle Entrate

Nelle indagini della guardia di finanza sono finite 104 persone e 126 società. Le aziende – spesso società intestate a dei prestanomi – avevano sede in diverse province italiane, tra le quali Brescia, Bergamo, Milano, Monza-Brianza e Pavia. Stando a quanto scoperto dall'operazione "Nuova evasione continua", gli imprenditori bresciani avevano costruito un'importante "laboratorio di ingegneria fiscale a servizio degli evasori": la frode infatti era basata su un sistema di emissione di fatture false. L'associazione criminale – in cambio di compensi – cedeva dei falsi crediti tributari a dei clienti che così potevano compensare i loro debiti nei confronti dell'Agenzia delle Entrate.

I proventi degli illeciti ripuliti all'estero

Come riportato in una nota stampa, sono state emesse fatture per circa 270 milioni di euro che hanno consentito di abbattere un debito Iva di circa 47 milioni di euro, di evadere l'Ires per oltre 58 milioni di euro e di cedere crediti fittizi per ventuno milioni di euro. Il gruppo criminale poi si occupava anche di "ripulire" i proventi illeciti delle frodi, trasferendo le somme di denaro su conti correnti all'estero. Una volta fatto, venivano restituiti agli evasori fiscali.