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Monia Bortolotti accusata di infanticidio

Duplice infanticidio a Bergamo: “Monia Bortolotti può aver vissuto il loro pianto come una persecuzione”

Monia Bortolotti, 27 anni, potrebbe aver ucciso i suoi figli perché non sopportava il pianto dei piccoli. Per il momento non è chiaro se la donna abbia sofferto di depressione o psicosi post partum, ma in caso potrebbe aver interpretato il pianto “in maniera persecutoria o delirante”.
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Intervista a Prof. Massimo Clerici
Direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell'Università degli studi di Milano Bicocca e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze della ASST di Monza.
A cura di Ilaria Quattrone
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Monia Bortolotti accusata di infanticidio

La 27enne Monia Bortolotti è stata arrestata perché accusata di aver ucciso i suoi figli di quattro e due mesi a distanza di un anno. La donna viveva a Pedrengo (Bergamo) insieme al compagno. Per gli inquirenti avrebbe soffocato entrambi i figli e probabilmente perché non sopportava il pianto dei piccoli. Bortolotti ha invece sempre sostenuto che, in entrambi i casi, si tratta di sindrome della morte in culla. Per il momento non è chiaro se l'indagata soffrisse di depressione post partum o psicosi post partum, ma se così fosse "il pianto potrebbe essere interpretato in maniera persecutoria o addirittura delirante e allucinatoria", spiega a Fanpage.it lo psichiatra Massimo Clerici.

Dopo la morte della prima figlia, Monia Bortolotti è rimasta nuovamente incinta. Come può essere letta questa seconda gravidanza così ravvicinata alla tragedia vissuta? 

È molto difficile fare una valutazione dall'esterno. Potrebbe trattarsi di una gravidanza "riparatoria", del tutto inconsapevole rispetto all'evento vissuto precedentemente dove ricordo che noi presumiamo che la figlia sia stata uccisa, anche se potrebbe non essere stato così considerato che mancano dati autoptici oggettivi.

In ogni caso, quando si parla di infanticidi è però fondamentale valutare le condizioni psicopatologiche di partenza del soggetto.

Gli psichiatri che operano negli ospedali o nei policlinici sono spesso chiamati dai colleghi che lavorano nei reparti di ostetricia o ginecologia perché questi ultimi hanno identificato una condizione di depressione post partum o psicosi post partum. Queste possono manifestarsi anche in un periodo successivo al parto. Possono, infatti, esordire ex novo quando la paziente torna a casa e possono spingere verso il compimento di questi delitti.

In caso di una grave depressione con manifestazioni psicotiche è possibile che la madre, in un delirio persecutorio nel quale crede che il figlio possa morire per cause imprevedibili, pensi che sia meglio ucciderlo. Addirittura può decidere che quel bambino sia per lei causa di danni è che quindi è meglio toglierlo di mezzo.

A ogni modo, a monte di tutto deve esserci una diagnosi seria che tiene presente che esistono e sono abbastanza frequenti le psicosi post partum e le depressioni post partum.

Sembrerebbe che i delitti siano nati perché la donna "non sopportava il pianto" dei bambini. Potrebbe essere un elemento che può portare a compiere un gesto così efferato?

Il pianto è una cosa molto banale che qualsiasi madre mette in conto nella fase precoce della vita del figlio. Nel caso in cui ci siano stati sintomi che giustificano una delle due diagnosi di cui abbiamo parlato, il pianto potrebbe essere interpretato in maniera persecutoria o addirittura delirante e allucinatoria, come una conseguenza talmente grave da farle pensare: "Per non farlo soffrire, lo uccido".

Esistono situazioni in cui c'è la presenza di voci imperative che possono spingere a pensare: "Fai del male a questa persona, altrimenti ti farà del male" o "Buttati dalla finestra". È chiaro che di fronte a manifestazioni di questo genere, è impensabile che una persona riesca ad avere la consapevolezza che si tratti di voci, che sono talmente potenti che guidano il suo comportamento.

L'infanzia di Monia Bortolotti, potrebbe averla segnata in qualche modo? 

Sì, queste cose contano tantissimo. La psichiatria odierna è sempre più attenta agli eventi traumatici della vita, alle condizioni post traumatiche che incancreniscano se non vengono affrontate o riconosciute. Gli eventi traumatici della vita soprattutto in età precoce come gli abbandoni, le morti di familiari, gli abusi fisici, emotivi, sessuali influiscono tantissimo sulla persona. Nel caso della donna è comprensibile che si possono legare a degli eventi così importanti come quelli che hanno portato alle morti dei figli. Le esperienze traumatiche sono delle cicatrici che non si riassorbono facilmente.

Che differenza c'è tra depressione e psicosi?

Sono due patologie diverse. Nella psicosi c'è la mancata consapevolezza, il mancato esame di realtà e una serie di sintomi importanti come deliri, allucinazioni e comportamento disorganizzato. C'è uno stato cognitivo complessivo che rende difficile alla persona stare al mondo e nell'ambiente collocato. Rende difficile il funzionamento.

Per quanto riguarda la depressione, i sintomi sono la tristezza esistenziale, la mancanza di percepire piacere dalla vita quotidiana, l'alterazione del sonno e dell'alimentazione, l'abbattimento dell'autostima, le manifestazioni autolesive e fino al suicidio. I sintomi psicotici sono una complicanza della depressione, possono trovarsi nel 30 per cento di casi in cui sono diagnosticate gravi depressioni.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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