Dalla liquidazione di Hoepli al flashmob dei cittadini: “Milano non lo merita”. Il Comune convoca i sindacati

"Milano e i milanesi non meritano di assistere alla chiusura di una realtà storica come Hoepli. Noi non ci arrenderemo, proveremo fino all'ultimo a tutelare i lavoratori e le lavoratrici che nell'azienda hanno operato per anni. Auspichiamo che le istituzioni ci diano un contributo significativo in questa direzione", ha detto Tommaso Argentiero, segretario UilCom Lombardia per il settore editoria e industria, nell'ambito del flashmob di tre ore tenutosi ieri mattina – sabato 14 marzo, sotto la sede di Hoepli, nell'omonima via, a Milano – dopo che Hoepli ha comunicato ufficialmente la volontà di liquidare l'azienda.
Al presidio hanno preso parte centinaia di persone, tra lavoratori, sindacati e cittadini che hanno a cuore la storica libreria. Tra i presenti anche il capogruppo Pd in Consiglio regionale della Lombardia Pierfrancesco Majorino che, a margine dell'iniziativa, ha detto: "Qui è in gioco un pezzo della cultura di Milano, le istituzioni devono fare la loro parte".
"Stiamo convocando una commissione consiliare perché questa vicenda non può restare una questione privata: Hoepli è un patrimonio culturale della città", ha spiegato Natascia Tosoni, consigliera comunale Pd e vicepresidente della commissione Lavoro e sviluppo economico. Sull'ipotesi di rendere Hoepli una bottega storica, in modo da avere maggiori tutele, Tosoni ha spiegato che "la richiesta deve arrivare dalla proprietà. Il fatto che non ci sia stata fa sembrare che non si voglia coinvolgere le istituzioni".
Intanto è partita anche una raccolta firme per tentate un salvataggio molto complicato della società in liquidazione. Tra i firmatari ci sono anche personaggi dello spettacolo e della cultura come Vinicio Capossela, Alessandro Cattelan, Cochi Ponzoni.

Il Comune convoca i sindacati
"È necessario fermarsi e aprire un tavolo che non spezzetti l'azienda", ha detto Luca Stanzione, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, sempre durante il flashmob di ieri, spiegando inoltre di aver ricevuto la convocazione del Comune per un confronto sulla vicenda. L'appuntamento è fissato per venerdì 20 marzo.
Infatti, come avevano scritto i sindacati SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL in una nota congiunta nei giorni precedenti il flashmob: "In questo scenario di estrema incertezza, riteniamo indispensabile un intervento deciso delle autorità cittadine. Per questo motivo, le Organizzazioni Sindacali hanno chiesto formalmente un incontro con il Sindaco di Milano, affinché l'amministrazione comunale si faccia parte attiva nella difesa di un ambito culturale che appartiene all'identità stessa della città. Non si può permettere che un punto di riferimento storico di Milano scompaia senza che siano esperiti tutti i tentativi per garantirne la continuità".

La liquidazione di Hoepli, cosa sta succedendo
La casa editrice e libreria Hoepli – storica realtà culturale milanese – sta attraversando una profonda crisi, dovuta soprattutto a tensioni tra i proprietari, che ha portato l'azienda dritta verso la liquidazione e i suoi 89 dipendenti verso la cassa integrazione. Ulrico Carlo Hoepli e i suoi tre figli detengono il 75% delle quote, il restante 25% è in mano ai fratelli Nava. Queste tensioni tra i rami della famiglia proprietaria hanno già causato il fallimento di importanti trattative di cessione con grandi gruppi come Mondadori e Feltrinelli.
Dopo settimane di discussioni tra azienda e sindacati, mercoledì 11 marzo Hoepli ha comunicato ufficialmente la liquidazione dell'azienda. Una notizia che ha suscitato grande scalpore tra sindacati, dipendenti e cittadini. Nella nota stampa diffusa da Hoepli si legge: "È stato deliberato lo scioglimento volontario della Società e la sua messa in liquidazione all'esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della Società".
Per quanto riguarda le cause che hanno portato a questa decisione, l'azienda ha detto: "L'attenta valutazione, attuale e prospettica, dei risultati di esercizio negativi correlati con l'andamento previsionale del mercato editoriale e librario e la consistente impossibilità di far cessare il gravoso conflitto endosocietario, hanno imposto la liquidazione volontaria quale unica soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale e assicurarne, per quanto possibile, la migliore salvaguardia".