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Cristina, malata di anoressia: “Ho chiesto aiuto psichiatrico in ospedale, ma mi hanno mandata a casa col sondino”

Cristina da tre settimane si trova a casa con un sondino. Dovrebbe alimentarsi con quello, grazie alle sacche che riceve a casa, ma a causa della sua malattia non riesce a farlo. “Ci provo ma poi butto tutto”.
A cura di Simona Berterame
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Cristina Zaini ha quasi 60 anni e da sei combatte con l'anoressia nervosa. La sua storia è lo specchio di tanti adulti "invisibili" con disturbi dell'alimentazione. Adulti e anziani che soffrono ancora di più dello stigma sociale per questa malattia e fanno fatica a chiedere aiuto e ad accedere alle cure.

Nel 2020 Cristina è ricaduta nel vortice dell'anoressia, mentre l'Italia era chiusa in casa a causa della pandemia. "Avevo già sofferto di disturbi alimentari intorno ai 25 anni ma in forma meno grave. Con la nascita di mia figlia e tutto il resto, sono riuscita ad accantonare in qualche modo la malattia. In pieno lockdown però è scattato di nuovo qualcosa in me, ho iniziato a fare ginnastica in casa. Non appena ho perso i primi chili sono ricaduta nella spirale dell'anoressia e da lì è iniziato l'incubo", ha raccontato a Fanpage.it.

"Troppo grave per il ricovero"

Cristina ha girato diverse strutture nel nord Italia per cercare di guarire. Sempre muovendosi all'interno della sanità pubblica. "Non ho le possibilità economiche per rivolgermi al privato purtroppo – ci racconta – ma se non hai i soldi per curarti non puoi accedere all'equipe multidisciplinare di cui avresti bisogno. Pensano solo a farti raggiungere un peso accettabile e poi ti rimandano a casa. Ma se non curi la testa non guarirò mai".

A novembre 2025 e a gennaio 2026 gli ultimi due ricoveri di appena un mese. "Ad un certo punto ho detto di non volere più l'alimentazione forzata, ho chiesto un percorso psichiatrico ma mi hanno mandata a casa".

L'ultima porta in faccia Cristina l'ha ricevuta un mese fa. Dalla Lombardia è arrivata fino in Veneto per chiedere aiuto ma dopo la visita le sarebbe stato risposto così: lei è troppo grave, la sua situazione è incompatibile con la vita. "Avevo un Bmi (indice massa corporea) troppo basso e che rendeva necessario il sondino ma loro non erano attrezzati per gestire pazienti così gravi. Ho speso 400 euro per quel viaggio e non ho ottenuto nulla".

Il sondino

Il famoso sondino alla fine lo ha ottenuto dopo un accesso a un pronto soccorso in un ospedale a Milano. Anche lì non era previsto nessun percorso terapeutico ma solo l'alimentazione. "Può farla anche a casa signora", le hanno detto e così Cristina è ritornata nella sua abitazione e da tre settimane ha il sondino. Un vero paradosso affidare l'alimentazione forzata attraverso un sondino alla stessa persona che soffre della malattia che l'ha portata fino al sondino. Il risultato? Cristina butta le sacche fornite dall'ospedale. "Ci provo a farle te lo giuro ma è più forte di me. Non ci riesco".

La vita di Cristina è appesa ad un filo. Lei è consapevole di questo ma non riesce ad uscire dal pantano dell'anoressia nervosa senza un vero supporto psicologico e psichiatrico. "Se continuo così tornerò al pronto soccorso, chiedendo di farmi ricoverare per qualche giorno", ammette Cristina senza nascondere la rassegnazione. Ma quella non sarà per lei una vera cura. "Mi tengono lì con l'alimentazione forzata, aspettano che raggiungo un peso accettabile per la mia sopravvivenza e poi mi rimandano a casa".

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