La richiesta di trasferimento di pazienti non è ancora arrivata, ma i letti sono pronti. L'ospedale alla Fiera di Milano questa volta è pronto a dare il suo contributo nella gestione del casi più gravi di Covid-19. La struttura realizzata in primavera e finita al centro di polemiche e indagini per lo scarsissimo utilizzo nella prima fase della pandemia, rappresenta il cuore della "fase tre" del piano regionale lombardo per le terapie intensive. Quando finiranno i posti nella rete dei diciassette ospedali Hub (a cui si è aggiunta l'Humanitas di Rozzano) entrerà in azione la maxi struttura realizzata nei padiglioni fieristici.

Ospedale in Fiera: pronti 54 letti, altri 104 attivabili in pochi giorni

L'ospedale, costato una ventina di milioni di euro, al momento è in stand-by, pronto ad accogliere gli eventuali pazienti che il coordinamento regionale per le terapie intensive dovesse decidere di trasferire. I posti che si sbloccano immediatamente sono 54, altri 104 possono essere attivati in un paio di giorni. Il tempo per rimettere in moto la macchina c'è, garantiscono dal Policlinico di Milano, cui è stata affidata la gestione sanitaria della struttura. "Al momento non ci hanno chiesto di trasferire nessun paziente. Noi siamo pronti ad accoglierli, ma attendiamo l'ok di Regione Lombardia", spiegano dall'ospedale.

Capienza massima è di 221 posti, dubbi sui poliambulatori

Stano al progetto annunciato a marzo, il maxi hub per le terapie intensive avrebbe dovuto ospitare fino a 500 pazienti. Al momento la capienza totale massima della sola Fiera è di 221 posti, che comprendono i 54 già allestiti, i 104 che potrebbero essere pronti in pochi giorni, più altri 63 che potranno essere allestiti negli spazi dove in questo momento si stanno realizzando i poliambulatori previsti nel nuovo piano elaborato in estate. Al momento non è stato stabilito se questi spazi dovranno tornare a ospitare pazienti gravi, tutto dipende da come si evolverà l'epidemia.

Dubbi dei medici: reparto isolato e personale

Resta da verificare, alla prova dei fatti, l'efficacia della struttura che Guido Bertolaso definì "astronave", ma sui cui medici e anestesisti hanno espresso dubbi. Il primo in merito all'isolamento della maxi terapia intensiva dalle altre "anime" che un ospedale dovrebbe avere: sale operatorie, reparti di degenza e servizi. Il secondo riguarda la disponibilità di personale che si prenda cura dei pazienti. Il Policlinico è in grado di fornire una parte dei medici e degli infermieri necessari, come previsto dagli accordi, ma restano dubbi su cosa accadrebbe in caso di attivazione di decine o centinaia di letti. Regione Lombardia avrebbe allo studio anche un meccanismo di coinvolgimento del personale delle strutture che inviano il paziente alla Fiera.