Come sta procedendo la battaglia di Milano contro la seconda ondata della pandemia da Coronavirus che la rende, insieme a Monza e Brianza e Varese, la città e la provincia più colpita d'Italia? Secondo quanto riferito ieri, mercoledì 18 novembre, dal presidente della Regione Attilio Fontana, "la Lombardia (e, dunque, Milano) ha dati da zona arancione". Ma è proprio così?

La situazione in Lombardia e a Milano

A guardare i dati senza contestualizzarli la risposta è sì, specialmente se ci si focalizza sull'indice di contagio Rt, ora sceso a 1,46 in regione e 1,06 a Milano (dati del 12 novembre). Eppure, i contagi continuano ad aumentare e con loro anche i ricoveri e le terapie intensive. Purtroppo non fanno eccezione i decessi. La notizia positiva è che l'aumento delle prime tre voci ha un andamento più lento. A confermare il trend positivo, seppur ancora da consolidare, del capoluogo di regione lombardo, è il direttore sanitario dell'Ats Vittorio Demicheli che a Repubblica ha dichiarato: "Milano non è la grande malata, però abbiamo ancora davanti altre settimane nelle quali nuovi pazienti busseranno alla porta delle Terapie intensive e dei reparti Covid, e nuovi decessi verranno registrati: c'è sempre uno scarto tra contagi, ricoveri e decessi". La spiegazione dell'andamento dei contagi sta nell'individuare in Milano, e nella sua provincia, un centro metropolitano "dove il 25 per cento della popolazione afferisce alle scuole tra studenti e personale e nel quale c'è un sistema di trasporto pubblico ampio". Dunque, il virus si propaga con più facilità.

Pressione sui pronto soccorso in calo

L'obiettivo dichiarato è quello di abbassare il valore di Rt sotto a 1, ma conseguentemente anche i numeri di ricoveri e di contagi devono seguirne il solco tracciato, altrimenti la pressione sugli ospedali rischia di tornare ad essere insostenibile come è stato a fine ottobre/inizio novembre. Allora, per almeno una settimana, dalla Città metropolitana di Milano l'Azienda regionale emergenza urgenza della Lombardia ha ricevuto circa duemila chiamate al giorno, il 40 per cento delle quali per sintomi Covid. Ora siamo scesi a 1.500 richieste di aiuto quotidiane (dati Corriere) e il trend risulta essere in calo. Con meno chiamate, "la pressione sui pronto soccorso è già calata: fra una settimana potrebbe iniziare il calo dei ricoveri", sostiene Antonio Pesenti, coordinatore delle Rianimazioni Covid, al Corriere, aggiungendo che "anche sulle terapie intensive potremmo raggiungere il plateau tra i 1.000 e 1.100 posti occupati".

A Milano tra le 50 e le 60 morti al giorno

Il dato che calerà per ultimo e avrà dunque una coda lunga, proprio come è successo durante la prima ondata del contagio della scorsa primavera, è quello legato ai decessi. Come riportato dal Corriere, negli ultimi giorni a Milano si sono registrate tra le 50 e le 60 morti al giorno. In generale, invece, in tutta la Lomardia, nella settimana dal 12 al 18 ottobre si segnalavano circa 13 morti al giorno, mentre tra il 2 e l'8 novembre sono spirate 107 persone, mentre nella settimana ancora successiva sono stati 146. L'ultimo report dell'Ats di Milano racconta che nel capoluogo di regione la mortalità è aumentata dell'80 per cento. Ciò ha indotto il Comune a sospendere le cremazioni dei non residenti al crematorio di Lambrate.