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Monia Bortolotti accusata di infanticidio

Com’è possibile che nessuno si sia insospettito di Monia Bortolotti dopo la morte della prima figlia

Monia Bortolotti era stata sottoposta a una consulenza psichiatrica, subito dopo il ricovero del secondogenito, perché i medici avevano notato segni di instabilità nel suo comportamento. Per lo psichiatra, pur non c’erano elementi riconducibili a una patologia, ha ritenuto necessario che fosse seguita da un familiare. Qualcuno potrebbe aver sottovalutato la situazione? No. Secondo lo psichiatra Massimo Clerici, intervistato da Fanpage.it, potrebbe succedere che una depressione post partum o una psicosi post partum possa insorgere all’improvviso o che siano elementi di mascheramento che impediscono di individuare una patologia.
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Prof. Massimo Clerici
Direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell'Università degli studi di Milano Bicocca e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze della ASST di Monza.
A cura di Ilaria Quattrone
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Monia Bortolotti accusata di infanticidio

Il 4 novembre è stata arrestata Monia Bortolotti, la donna di 27 anni che è stata accusata di aver ucciso i figli di quattro e due mesi a distanza di un anno. Sulla base di quanto scoperto dagli inquirenti, avrebbe soffocato entrambi i piccoli. Alice è morta nel 2021 mentre il piccolo Mattia nel 2022. È stata proprio la morte di quest'ultimo a far partire le indagini e a far scattare poi l'arresto. Gli investigatori hanno scoperto che quando il neonato aveva solo ventuno giorni è stato ricoverato per un mese: la donna lo avrebbe portato al pronto soccorso e avrebbe raccontato che era andato in apnea dopo una poppata.

Saputo che un anno prima era morta la bimba, per quella che sembrava essere una causa naturale, hanno deciso di svolgere su lui tutti gli esami del caso per escludere sintomi riconducibili alla sindrome della morte in culla. I medici hanno appurato che il piccolo era sano, ma hanno notato segni di instabilità nella madre. Hanno così richiesto un consulto psichiatrico. L'esperto non aveva rilevato alcuna patologia psichiatrica, ma aveva consigliato che non venisse lasciata sola con il figlio: "È possibile che pur non vedendo alcun sintomo particolare, si ritenga necessario che la donna venga comunque monitorata", ha spiegato a Fanpage.it il professore Massimo Clerici, Direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell'Università degli studi di Milano Bicocca.

Il professore Massimo Clerici
Il professore Massimo Clerici

Quando il piccolo aveva ventuno giorni è stato portato dalla madre stessa in ospedale. Durante il ricovero, i medici avevano notato segni di instabilità nella donna e richiesto un consulto psichiatrico per la 27enne. Per lo psichiatra non c'erano sintomi riconducibili ad alcuna patologia. Consigliava però di non lasciarla mai sola con il neonato. Non le sembra un controsenso? 

Sia la depressione post partum che la psicosi post partum possono avere un esordio acuto (possono insorgere in maniera improvvisa, ndr). Potrebbe quindi essere che lo psichiatra durante una consulenza, soprattutto se effettuata nel marasma di un pronto soccorso, abbia uno spazio diagnostico molto limitato. Potrebbe anche darsi che la donna, al momento del consulto, non presentasse elementi psicopatologici. I pensieri deliranti, che siano di carattere persecutorio contro il bambino o di carattere autolesivo verso se stessi e che possono portare all'idea che il mondo è in rovina e che quindi è meglio salvare il bambino uccidendolo, non sono facili da raccontare. Possono infatti sussistere situazioni di mascheramento per cui una paziente non lascia trasparire quello che ha in testa.

Per quanto riguarda l'indicazione di non lasciarla mai sola con il neonato è possibile che, pur non vedendo alcun sintomo particolare, si ritenga necessario – sulla base della storia della madre o dei fattori di rischio legali alla gravidanza – che venga monitorata. Non conoscendo la sua storia familiare, non sono in grado di poter affermare se attorno a lei ci fosse un gruppo sufficientemente valido e attendibile a cui poter affidare l'osservazione di questa donna.

Ritengo però necessario precisare che se lo psichiatra avesse visto sintomi attivi avrebbe ricoverato la paziente. Tutti siamo a conoscenza del fatto che sia la depressione post partum che la psicosi post partum, pur diverse nei sintomi e nella loro espressione, possano spingere una persona a far del male a se stessa o al bambino. Nessuno psichiatra l'avrebbe lasciata tornare a casa.

Possibile che nessun familiare si sia accorto di nulla o abbia sottovalutato la condizione della donna? 

Sì. Talvolta è già difficile per lo psichiatra individuare i sintomi quando ci si trova di fronte a situazioni di mascheramento. Per una persona che non ha competenze, quindi, è molto complesso riuscire a interpretare uno stato di disagio.

Gli inquirenti continuano a dire che lei, al momento dei fatti, fosse lucida. Potrebbe essere così?

Non è sbagliato parlare di lucidità anche in caso di sintomi deliranti o allucinatori. Questi non eliminano la lucidità, ma la consapevolezza di quello che si sta facendo. La persona è determinata a fare qualcosa perché recepisce lucidamente i comandi dell'idea delirante che in quel momento lo sta guidando. Si intende per confusa, una persona che non riesce ad avere alcuno orientamento spazio-temporale.

Il soggetto che è posto in una condizione di delirio o allucinazione, può essere assolutamente lucido. Questo accade anche in caso di depressione grave: è infatti lo stesso principio che porta a un suicidio o un tentativo di suicidio.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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