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Chi è Marco Vizzardelli, l’uomo che ha gridato “viva l’Italia antifascista” durante la Prima della Scala

Poco prima dell’inizio della Prima della Scala, un uomo ha gridato “viva l’Italia antifascista” dal loggione del teatro milanese. Identificato dalla Digos, si tratta del giornalista Marco Vizzardelli: “Ho provato a spiegargli che non ho fatto nulla di male e che siamo in un Paese democratico”.
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A cura di Enrico Spaccini
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Foto da LaPresse
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Si chiama Marco Vizzardelli il loggionista che ieri sera, durante la Prima della Scala a Milano, ha gridato "Viva l'Italia antifascista". Giornalista 65enne esperto di equitazione, è stato identificato dalla Digos ma non gli è stata contestata nessuna ipotesi di reato. "Mi hanno fermato in quattro, l'ho buttata sul ridere spiegando che avrebbero dovuto legarmi e arrestarmi se avessi detto ‘viva l'Italia fascista'", ha dichiarato all'Ansa, "si sono messi a ridere ma mi hanno detto che dovevano fare così".

Il grido dal loggione al termine dell'inno di Mameli

Pochi minuti prima dell'inizio del Don Carlo diretto da Riccardo Chailly, che ha aperto così la stagione teatrale della Scala di Milano, e appena terminato l'inno di Mameli, dal loggione si è sentita una voce gridare "No al fascismo" e poi "viva l'Italia antifascista". Frasi che hanno attirato l'attenzione di molti, anche del vicepremier e ministro Matteo Salvini che ha dichiarato che "se uno viene alla Scala a fischiare ha un problema", aggiungendo che "si viene per ascoltare, non per urlare".

L'identità dell'autore di quel grido è rimasta un mistero fino a metà del primo atto, quando gli agenti della Digos hanno rintracciato il loggione dal quale era partito. "Si è avvicinato un individuo e ho capito che era un agente in borghese", ha ricordato Vizzardelli, "mi sono un po' spaventato e mi ha fatto un gesto di stare tranquillo".

"Mi hanno fermato in quattro"

Il 65enne è un giornalista che si occupa principalmente di ippica, ma ha raccontato anche di essere un grande appassionato della Scala: "La metà della mia vita che non passo a seguire i cavalli, la passo a seguire la musica e la Scala". Quando l'agente in borghese gli ha mostrato il tesserino dicendo di volerlo identificare, Vizzardelli ha risposto di non aver "fatto nulla di male e che non aveva nessun senso dato che siamo in un Paese democratico".

La vicenda pareva essersi conclusa così, almeno fino all'intervallo. "Sono andato nel foyer e lì mi hanno fermato in quattro", ha continuato il giornalista, "ho ribadito che non aveva senso e l'ho buttata sul ridere, spiegando che avrebbero dovuto legarmi e arrestarmi se avessi detto ‘viva l'Italia fascista'". Anche gli agenti della Digos si sarebbero messi a ridere, ma come ha spiegato Vizzardelli hanno comunque continuato il loro lavoro dicendo che "dovevano fare così, e quindi mi hanno fotografato la carta d'identità".

"Iniziativa non determinata dal contenuto della frase"

"L'identificazione dei due spettatori presenti in galleria, avvenuta durante la "Prima" del Teatro alla Scala, è stata effettuata quale ordinaria modalità di controllo preventivo per garantire la sicurezza della rappresentazione", fanno sapere infatti dalla Questura.

Meri motivi di ordine pubblico, insomma. "L'iniziativa non è stata assolutamente determinata dal contenuto della frase pronunciata, ma dalle particolari circostanze, considerate le manifestazioni di dissenso poste in essere nel pomeriggio in città e la diretta televisiva dell'evento che avrebbe potuto essere di stimolo per iniziative finalizzate a turbarne il regolare svolgimento. La conoscenza dell'identità delle persone ha consentito, infatti, di poter ritenere con certezza l'assenza di alcun rischio per l'evento".

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