A Milano è sempre più difficile curarsi, il caso di James: “Tutti ne hanno diritto, siamo esseri umani”

Milano corre veloce, senza guardare chi resta indietro. Mentre corre nella costruzione di grattacieli, nei bilanci record, negli eventi internazionali, c'è chi, però, nella stessa città deve correre per trovare una ricetta medica e non perdere la vita.
Questo perché a Milano oggi si può avere un problema cardiaco e non avere un medico o una tessera sanitaria. E questo riguarda stranieri con regolare permesso di soggiorno e non, ma anche italiani che hanno difficoltà a far valere i propri diritti. In generale, tutti coloro che non hanno il medico di base, la tessera sanitaria e quindi accesso alle cure. Si può vivere, lavorare, crescere un figlio e restare esclusi dal Servizio sanitario nazionale (Snn). È il paradosso della capitale economica d'Italia: vetrina del progresso, ma incapace di garantire a tutti il diritto più elementare, quello alla cura.
Così, tra le sue strade, è nata una rete di assistenza sanitaria che fa capo ad associazioni e terzo settore, esterna al Ssn, che supplisce alle mancanze dello Stato e alla quale, ogni anno, fanno accesso centinaia di persone. Fanpage.it è riuscita a incontrare una di loro e, insieme, ha fatto il tragitto che questa persona è costretta a fare per trovare i farmaci di cui ha bisogno per sopravvivere.
Nella rete di cure degli esclusi di Milano
"Sono arrivato in Europa grazie a una borsa di studio per l'atletica leggera", ha esordito James a Fanpage.it, una delle tante persone che, ogni anno, è costretta a ricorrere alla rete di assistenza sanitaria esterna al Servizio sanitario nazionale per potersi curare. "Nel 2008 sono andato in Camerun. Quando poi sono tornato in Italia il mio permesso di soggiorno era scaduto, ho preso un visto dopodiché sono rimasto senza documenti. Non sono più potuto andare all'ospedale per curarmi né avere un medico". James, però, ha la pressione alta e un problema cardiaco e deve necessariamente assumere tre farmaci al giorno per sopravvivere. Senza, rischia un infarto.
Durante il tragitto verso il presidio sanitario ci spiega che in passato si è recato al pronto soccorso, ma lì, tutte le volte, si sono rifiutati di curarlo, dicendogli che avrebbe dovuto rivolgersi a un medico di base. Medico che lui non aveva (e non ha) perché, a causa di diversi problemi burocratici, è rimasto senza permesso di soggiorno e quindi "senza tessera sanitaria e accesso alle cure".
"Ho trovato il presidio di EMERGENCY per caso. Sono andato a chiedere aiuto e lì mi hanno dato le pastiglie di cui ho bisogno", ha continuato a raccontare, facendo riferimento al PoliTruck di EMERGENCY, una clinica mobile che – dal lunedì al venerdì, dalle 10:30 alle 18:30 – si muove per la città per dare assistenza sanitaria a tutti coloro che sono esclusi dall’accesso al Servizio sanitario nazionale. "Il problema è che la clinica non c'è sempre perché si muove per la città", ha aggiunto James. "A volte è facile raggiungerla, altre impossibile". Così, chi, come nel caso di James, non può accedere al Ssn, non può permettersi di ricordarsi delle terapie il giorno stesso in cui le finisce, ma deve organizzarsi con anticipo, spesso si parla di settimane, e recarsi a presidi come quello di EMERGENCY che, però, spesso sono lontani e non sempre disponibili.

"Per una città grande come Milano non è giusto. Ci sono tantissime persone che non ricevono le cure di cui avrebbero bisogno, che hanno paura anche di andare in pronto soccorso", ha rincarato James a Fanpage.it. "È una cosa allucinante. Loro fanno il lavoro che il governo dovrebbe fare, ma siamo esseri umani, tutti dovremmo avere le cure e l'opportunità di andare all'ospedale, di avere un medico".
Quante persone sono senza cure a Milano? I dati
La storia di James non è un'eccezione. È una delle oltre 17mila persone che negli ultimi dieci anni si sono rivolte ai presidi mobili di EMERGENCY – che costituiscono una parte fondamentale della rete sanitaria che opera a Milano – per ricevere cure e assistenza medica. Nel 2025, soltanto nel presidio di via Emilio Faà di Bruno, sono stati registrati più di 2mila accessi. "Numeri che raccontano una domanda crescente, non residuale", ha spiegato a Fanpage.it Loredana Carpentieri, coordinatrice del progetto di EMERGENCY a Milano.

E, soprattutto, sono specchio di una domanda trasversale che non riguarda solo stranieri con regolare permesso di soggiorno e non, ma anche italiani che hanno difficoltà a far valere i propri diritti. Questo perché, sempre di più, "le liste di attesa si allungano, i servizi territoriali si diradano, l'accesso digitale diventa un ostacolo per chi non ha competenze o strumenti", ha aggiunto Emanuele Longo, coordinatore medici di EMERGENCY in Italia a Fanpage.it, sottolineando che le barriere "economiche, amministrative e linguistiche" sono diventate escludenti per centinaia di persone.
Ad aggravare ulteriormente la situazione il fatto che in Lombardia non è garantito il codice ENI (Europeo Non Iscritto) che consentirebbe ai cittadini comunitari non iscritti al Ssn di accedere alle cure essenziali: un vuoto normativo che contribuisce all'aumento degli esclusi in città.
Per questo la rete di assistenza sanitaria che esiste tra le strade di Milano è nata con l'obiettivo di dare applicazione pratica all'articolo 32 della Costituzione italiana che garantisce il diritto alla cura a "ogni individuo". Così, non soltanto riesce a garantire la sopravvivenza di centinaia di persone, ma permette loro di "ritrovare il coraggio per curarsi" e poter tornare a "immaginare un futuro". "Anche se mi ha abbandonato, Milano è la mia anima", ha concluso James a Fanpage.it. "Ci sono tante cose da fare a Milano, tantissime, ma dobbiamo credere alla città, dobbiamo credere ancora ai miracoli. E io, nonostante tutto, ci credo ancora".