Esattamente come per le sue start up, Alberto Genovese non lasciava nulla al caso. Anche e soprattutto quando doveva organizzare le sue feste alla terrazza sentimento: solo un certo tipo di ragazza, adescata sui social o in discoteca, poteva metterci piede. Ragazza che doveva amare la droga: solo così potevano essere più vulnerabili. Stando a quanto riporta il Corriere della Sera, dalle carte dell'inchiesta traspare le capacità manageriali di Genovese che adottava anche per la sua vita privata, tra vacanze da sogno e festa a base di cocaina. L'imprenditore digitale di 43 anni, sotto indagine ormai da quattro mesi, ha quindi agito seguendo un "modello operativo. Efficace e organizzato". E negli ultimi anni applicato in "maniera seriale".

La strategia di Alberto Genovese

Dalle indagini della Squadra Mobile della polizia di Milano, e coordinate dal pubblico ministero Rosaria Stagnaro e dal procuratore aggiunto Letizia Mannella, è emerso che Genovese individuava e contattava le ragazze – sempre molto giovani e molto belle – sui social o di persona dai collaboratori di Genovese, tra cui Daniele Leali, anche lui sotto indagini per spaccio di droga. Altre caratteriste delle sue vittime è che dovevano avere delle "doti fisiche costanti" e, più di ogni altra cosa, dovevano amare la droga. Solo così diventavano vulnerabili. Ma la strategia non finiva qui: dopo averle viste in foto e dopo aver giudicato il loro aspetto fisico, le ragazza potevano prima entrare nella lista e poi dalla porta delle terrazza sentimento o delle ville di Ibiza. Ad ogni feste era offerto loro in cambio la possibilità di parlare con personaggi famosi e di avere cibo e droga a volontà.

Respinta l'istanza di scarcerazione

In tutto questo Alberto Genovese "manifestava una spinta antisociale elevatissima ed un assoluto disprezzo per il valore della vita umana, soprattutto di quella delle donne", come riporta il giudice per le indagini preliminari Tommaso Perna nella nuova ordinanza di arresto dopo che giovedì 25 febbraio aveva respinto l'istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati difensori, che chiedevano per lui gli arresti domiciliari.