Anni di abusi e violenze dall’ex, la storia di Sara: “Picchiata per 12 ore incinta di 8 mesi. Viva per miracolo”

"Ho visto la morte in faccia. Ha tentato di uccidermi più volte. Se sono ancora viva è un miracolo". Inizia così, con la voce rotta dalla commozione, ma al tempo stesso distinta da grande determinazione e coraggio, la testimonianza rilasciata a Fanpage.it da Sara (nome di fantasia per tutelare sua privacy) che racconta quanto subito dal suo (oggi ex) compagno, nonché padre dei suoi tre figli, con il quale ha intrecciato una relazione a partire dal 2006. All'epoca lei aveva 16 anni, lui 31.
"Le violenze sono iniziate pochi anni dopo l'inizio della nostra storia. Nel 2009 mi trovavo all'ottavo mese di gravidanza quando lui, sotto l'effetto di droga, mi ha sequestrata e picchiata selvaggiamente per 12 ore", ha raccontato Sara riavvolgendo il nastro di ricordi dolorosi, ma necessari per portare alla luce una storia che ha deciso di raccontare per dire a tutte le donne – che si trovano o che si sono trovate nella sua situazione – di denunciare sempre, di non avere paura e "se si ha paura, come spesso accade, di rivolgersi ad associazioni competenti in grado di sostenere il tuo percorso".
Sara, 36 anni, originaria della provincia di Pavia – dopo essersi rivolta a ben due associazioni diverse per donne vittima di violenza, "che ho abbandonato entrambe perché non mi sono sentita tutelata adeguatamente" – oggi è seguita da bon’t worry iNGO, un'organizzazione non governativa internazionale che l'ha aiutata e "cambiato la vita".
L'organizzazione – di cui Bo Guerreschi è presidente – dal 2015 lotta contro la violenza di genere. "Le vittime non devono essere lasciate sole, non possono morire per poter essere ascoltate", ha detto Guerreschi a Fanpage.it.
"Le violenze erano quasi quotidiane. Quelle sessuali, mi hanno causato quattro aborti. Mi sono sentita sola e umiliata" – ha detto Sara riprendendo il suo racconto – "Dopo un periodo di separazione, in cui mi sono rifugiata da mia madre, lui mi ha costretto a tornare insieme, facendo leva sulla presenza di nostro figlio. Nell'illusione che lui potesse un giorno cambiare, qualche tempo dopo è nato anche il nostro secondo figlio. Ma lui è rimasto sempre lo stesso uomo violento, se non peggio a causa dell'abuso di alcol, droghe e della sua gelosia malata nei miei confronti. Una volta mi costrinse a salire in auto e lì mi riempì di botte. Mi sganciò un pugno che mi ruppe il setto nasale. Al pronto soccorso mi diedero 16 giorni di prognosi. Ma nonostante tutto questo non l'avevo ancora, mai, denunciato. Dopo altri momenti di alti e bassi, è nato anche il nostro terzo figlio".
La prima denuncia di Sara nei confronti del compagno arrivò nel 2022 al culmine dell'ennesima aggressione.
"Tentò di accoltellarmi in cucina convinto che nascondessi uomini in casa. Pensai di morire, ancora una volta. Così mi decisi e andai in caserma dai carabinieri. Dopo qualche giorno di tregua, lui tornò a picchiarmi. Un giorno mi afferrò per i capelli e mi sbatté la testa contro un tavolo. Mi salvò il mio primogenito che aveva assistito alla scena".
Nel 2023 Sara si rivolse a un Tribunale civile per un ricorso, poi accolto, sulla regolamentazione della responsabilità genitoriale. Venne deciso che i tre figli risiedessero con la madre e che il padre li potesse vedere in determinati giorni della settimana e dell'anno. "Ma lui si comportava come voleva, non rispettava il calendario del Tribunale".
Nel 2025 Sara presentò altre due denunce contro il compagno. Una di queste per violenza sessuale.
"Un giorno mi afferrò per un bracciò, mi trascinò in un luogo isolato accanto a un prato e mi violentò. Lo fece per punirmi, disse. Era ubriaco e geloso di me. Era convinto che frequentassi altri uomini. È stato terribile".
A queste denunce ne sono seguite altre e altre ancora: "Una ventina in tutto, non ricordo esattamente quante, ho perso il conto".
"Dopo tutte queste denunce però, non è mai stato disposto il Codice Rosso. L'avvocata di Sara sta sollecitando. I carabinieri sono molto collaborativi. Ma nessun magistrato ancora si è mosso in questa direzione. Noi, come organizzazione, stiamo lavorando per farlo attivare, sia per Sara che abbiamo incarico da gennaio di quest'anno, sia per altre donne nella sua stessa situazione" ha detto ancora Bo Guerreschi a Fanpage.it.
Nel frattempo Sara rimane sotto la tutela di bon’t worry iNGO, sta "sempre meglio", lavora come assistente agli anziani, sogna di diventare un giorno "una commessa di un negozio di cosmetica" e sta scoprendo finalmente "cosa significa essere donna e madre".