
"Beati voi, che avete tre mesi di vacanza". Quante volte, nel corso della propria carriera, gli insegnanti si sono sentiti dire questa frase? Tra il serio e il faceto, con un pizzico di invidia ma anche di rabbia da parte di chi non perde occasione per pronunciarla, quello delle ferie "più lunghe del mondo" è uno dei miti che riguardano il mondo della scuola più difficili da eliminare. Ce ne sono altri. Tipo: "Lavorate solo 18 ore a settimana, di che vi lamentate?", oppure: "Per quello che fate, il vostro stipendio è fin troppo alto". Ma quello della pausa estiva dei prof resta in assoluto il luogo comune più radicato nell'immaginario collettivo. D'altronde, chi può godere di ferie che vanno da giugno a settembre? Peccato che non sia proprio così.
IL TEMA DEL GIORNO
Lunghe ferie e poche ore di lavoro alla settimana: i peggiori luoghi comuni sugli insegnanti
Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: le ore in cui gli insegnanti lavorano effettivamente sono molte di più rispetto a quelle impiegate per fare lezione. In sostanza il tempo di lavoro degli insegnanti non coincide assolutamente con quello trascorso in classe con gli alunni: secondo il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Istruzione e Ricerca, per i docenti sono previste 25 ore di lezione alla scuola dell’infanzia, 24 alla primaria e 18 alla secondaria di primo e secondo grado. Ma sappiamo che la loro attività non si limita alle spiegazioni e alle interrogazioni. Ci sono da considerare altri obblighi da espletare – le famose 40+40 ore annuali funzionali all'insegnamento – che prevedono la partecipazione a collegi docenti, consigli di classe, colloqui pomeridiani con i genitori (i momenti di ricevimento mattutini generalmente vengono invece effettuati durante un'ora libera dei professori). Senza considerare tutte le procedure burocratiche da seguire, come la compilazione del registro elettronico. Insomma, un docente non svolge il suo lavoro solo tra i banchi, e quando suona la campanella quasi mai i suoi impegni giornalieri terminano davvero.
Anzi, come dimostrano alcune indagini, i docenti in realtà sono impegnati per almeno 35 ore a settimana alla scuola d'infanzia e alla primaria, e per circa 32 ore nella scuola secondaria. Praticamente parliamo di 10 ore aggiuntive settimanali alla scuola dell’infanzia, 13 ore alla primaria e 14 circa alla scuola media e superiore. Ma si tratta solo di stime parziali, visto che poi vanno considerati a parte gli scrutini e gli esami, oltre alle attività individuali come la correzione dei compiti e la preparazione delle verifiche. Se a questo si aggiunge poi che l’Italia con una retribuzione media degli insegnanti di 32.892 euro si piazza tra le ultimissime posizioni in Europa (quintultima su 14 Paesi in base ai dati Ocse) seguita solo da Portogallo, Lituania, Grecia e Slovacchia, non bisogna stupirsi se il rischio burnout da lavoro per i docenti è dietro l’angolo.
Un altro luogo comune da sfatare riguarda poi il capitolo ferie e qui bisogna smontare un’altra bufala: nessun insegnante in Italia usufruisce di un periodo di 3 mesi di vacanza, tutt’altro. Come per le altre categorie di dipendenti pubblici, le ferie annuali sono pari a 32 giorni, per i quali c’è anche poca flessibilità: i prof non possono scegliere quando andare in vacanza, ma devono seguire per la maggior parte dell’anno i periodi di pausa previsti dal calendario scolastico.
Tutto questo però vale però per i docenti a tempo indeterminato. Per i precari i problemi aumentano. Per chi un contratto al 30 giugno, c’è la possibilità di fare richiesta per la Naspi, la disoccupazione. E però l'erogazione effettiva dei soldi non scatta subito ma solo dopo diverse settimane, per cui i mesi di luglio e agosto possono trasformarsi in un incubo per i precari, per i quali eventuali spese di affitto, bollette o mutuo non possono essere certo messe in stand-by (la domanda va presentata entro 8 giorni dalla fine del contratto e la Naspi decorre dall’ottavo giorno stesso, dunque dal 9 luglio). E si parla comunque di cifre di gran lunga inferiori rispetto allo stipendio. Ogni anno l’Insp stabilisce un massimo erogabile per la Naspi (nel 2026 è pari a 1584,70 euro lordi). Prendiamo per esempio uno stipendio di 2319,42 euro: al precario spetta una Naspi lorda pari circa al 56% della media quadriennale dello stipendio.
L'APPROFONDIMENTO
La parola agli insegnanti: "Noi in vacanza tre mesi? È una bugia, e vi spieghiamo perché"
Ma come rispondono gli insegnanti a chi dice loro che i mesi di vacanza estivi sono ben tre? "È una grandissima bugia, perché noi abbiamo 30 giorni di ferie e massimo 6 opzionali, che possiamo richiedere durante l’anno e che il preside non deve per forza accettare, sono a sua discrezione. Sono in totale 36 giorni di ferie, così come ce l’ha la maggior parte dei lavoratori dipendenti. La beffa è che non possiamo chiederli durante l’anno quando ci pare, come fanno tutti gli altri, ma siamo vincolati al periodo di chiusura della scuola, il che significa fare le vacanze nei periodi in cui i prezzi sono più alti oltre al fatto che non possiamo fermarci mai durante l’anno", ci dice Vittoria, che insegna inglese in una scuola superiore del Casertano.
Di vecchia leggenda metropolitana parla anche Katia, docente al liceo di storia e filosofia del Basso Lazio. "Ufficialmente abbiamo 32 giorni di ferie e altri quattro di festività soppresse, che siamo obbligati a prendere alla fine delle attività – ci spiega -. Che però non corrisponde mai alla fine delle lezioni, perché ci sono gli scrutini e gli esami di Maturità, ed anche se non si è in commissione si deve rimanere a disposizione fino al 30 giugno. Senza dimenticare, per quanto riguarda le superiori, i corsi di recupero e gli esami di riparazione che alcune scuole fanno entro il 20 luglio e altre dal 25 agosto ai primi di settembre. Anche per quanto riguarda l'infanzia gli insegnanti sono impegnati fino al 30 giugno. Dunque, assolutamente non sono tre mesi di ferie. È tutto un mito".
Per Susanna, che insegna italiano alle medie in provincia di Napoli, "non sono tre mesi ma poco più di 30 giorni d’estate. E in genere le vacanze sono obbligate e nei periodi in cui costa di più partire. Ferie durante l’anno non ne possiamo quasi mai chiedere", ha continuato. Per altro, le nostre intervistate hanno contratti a tempo indeterminato quindi, come tutti i dipendenti, hanno le ferie pagate. Ma per i precari non è affatto così, anzi sono costretti ad andare incontro a periodi di disoccupazione. È forse ora di rivedere la narrazione pubblica sulla scuola per capire che no, gli insegnanti non sono poi così diversi da tutti gli altri lavoratori, se non per quanto riguarda gli stipendi, che restano ancora tra i più bassi d'Europa.
A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi