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11 Giugno 2026
16:32

“Stop all’esportazione di animali vivi”: l’appello di oltre 130 associazioni e esperti

Oltre 130 esperti e associazioni chiedono alla WOAH una revisione urgente delle norme sul trasporto di animali vivi, denunciando gravi sofferenze, rischi sanitari e zoonosi. Nell'appello viene sottolineato quanto sia necessario ridurre i viaggi lunghi e sostituirli con commercio di carne, carcasse e materiale genetico.

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Professori e ricercatori, attori, politici, medici e veterinari. Poi le organizzazioni internazionali che si occupano di benessere animale. Tutti insieme per chiedere all'Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH) di adottare misure più incisive a tutela degli animali nell'ambito della storica riforma delle linee guida sui trasporti degli animali vivi.

E' questo lo scopo di una lettera inviata appunto alla World Organisation for Animal Health da oltre 130 tra esperti e associazioni che chiedono sostanzialmente lo stop in prospettiva della Giornata mondiale contro l’esportazione e il trasporto su lunga distanza di animali vivi che si terrà il 14 giugno.

"Questi lunghi ed estenuanti viaggi provocano immense sofferenze: gli animali sono esseri senzienti, non merci,” scrivono nell'appello i rappresentanti della coalizione guidata da Compassion in World Farming (CIWF), che include anche sigle italiane come Animalisti Italiani, CIWF Italia, LAC e LAV. La richista è che vi sia una revisione dell'attuale normativa che introduca standard migliorati per porre fine alle gravi condizioni in cui gli animali allevati a fini alimentari vengono trasportati su lunghe distanze. Si tratta di viaggi che possono durare settimane o addirittura mesi, in cui gli animali sono esposti a sofferenze immense: sovraffollamento, temperature estreme, fame, disidratazione, lesioni, grave stress e morte.

L'appello, rivolto ai veterinari rappresentanti degli Stati membri della WOAH, è di adeguare la regolamentazione esistente alle più recenti evidenze scientifiche sul benessere animale. “Questa revisione – viene sottolineato – dovrebbe rappresentare un passo urgente verso la fine del trasporto a lunga distanza di animali vivi.”

I firmatari sottolineano come il trasporto di animali vivi sia una pratica pericolosa e costosa che potrebbe essere in gran misura sostituita dal commercio di carne, carcasse e materiale genetico (embrioni e liquido seminale) destinato alla riproduzione. Ciò permetterebbe di evitare il ripetersi dei “ricorrenti disastri” che causano la morte di migliaia di animali. Episodi particolarmente frequenti, ad esempio, quando le imbarcazioni che li trasportano affondano o sono dirette verso zone di conflitto. Solo lo scorso mese, 4.000 pecore e capre sono morte al largo della costa dell’Oman.

"Mentre osserviamo cambiamenti politici positivi a livello globale per porre fine a questo commercio, come il divieto di esportazione di animali vivi da Gran Bretagna e Nuova Zelanda, l'imminente divieto di esportazione di ovini via mare dall'Australia e il ritiro in Germania dei certificati di esportazione veterinaria per diverse categorie di animali vivi verso paesi terzi, accogliamo con favore tutte le misure efficaci per migliorare il benessere degli animali, ridurre la durata dei viaggi e, in definitiva, porre fine a questo commercio crudele e insostenibile", ricordano gli attivisti.

Oltre a sollevare preoccupazioni sulle condizioni di sofferenza degli animali coinvolti, la lettera mette in guardia sul rischio di diffusione di malattie zoonotiche associato al trasporto di animali vulnerabili in condizioni di sovraffollamento e scarsa igiene.

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