
Undici piccoli anatroccoli che pigolano spaesati in un giardino, una madre che vola agitata sopra un corso d'acqua e una pericolosa strada trafficata nel mezzo. È successo nei giorni scorsi a Mergozzo, in Piemonte, dove un intervento un po' improvvisato, ma tempestivo ha permesso di salvare un'intera nidiata di smergo maggiore (Mergus merganser), una specie di anatra non così comune e diffusa soprattutto nei grandi laghi del Nord Italia.
A raccontare il salvataggio è l'ornitologo della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli Rosario Balestrieri, che si trovava per puro caso nei paraggi insieme al fotografo naturalista Antonio Sementa mentre rientrava dalla Camargue, nel sud della Francia. A interrompere improvvisamente il loro viaggio è stata una telefonata di un amico del fotografo, Andrea Tacchini, preoccupato per uno strano e insistente pigolio proveniente dal suo giardino.

"Affacciandosi alla finestra, Andrea si è trovato davanti a una scena insolita: undici anatroccoli da soli e una grande anatra grigia e bianca che, spaventata dalla presenza umana, era subito volata via lasciando i piccoli indietro", racconta Balestrieri. Grazie alle foto e ai video inviati in tempo reale, l'ornitologo ha subito capito che non si trattava di comuni anatroccoli, come il germano reale, ma di piccoli di smergo maggiore, anatre dal corpo allungato e dal becco sottile e seghettato, adattato per catturare pesci.
"Lo smergo maggiore ha abitudini molto particolari rispetto ad altre anatre. Non costruisce il nido a terra vicino all'acqua, ma spesso sfrutta cavità naturali nei tronchi degli alberi, anche a diversi metri di altezza. Una strategia che protegge le uova dai predatori, ma che costringe poi i piccoli, appena nati, a lanciarsi nel vuoto per raggiungere il terreno e seguire la madre verso l'acqua", spiega Rosario Balestrieri.

Quando i soccorritori sono arrivati a Mergozzo, la situazione era però già cambiata: gli anatroccoli avevano lasciato il giardino e si stavano spostando nei dintorni. Poco dopo, l’ornitologo ha individuato una femmina di smergo che continuava a volare e a richiamare i piccoli vicino a un'ansa del corso d'acqua. Gli anatroccoli, però, erano finiti su una rampa asfaltata che conduceva direttamente a una strada a scorrimento veloce.
"A quel punto intervenire è diventato necessario", sottolinea l'ornitologo. Seguendo le indicazioni di Balestrieri, è stata rapidamente recuperata una bacinella che è servita per mettere in sicurezza i piccoli prima che raggiungessero la strada. Gli undici anatroccoli sono stati poi trasportati fino alla riva, dove la madre li attendeva nascosta tra la vegetazione. "Una volta liberati in acqua e ricongiunti alla femmina, vedere la famiglia riunita ci ha davvero riempito il cuore", ha ammesso l'ornitologo.

Oltre al lieto fine, la storia di questo salvataggio racconta anche qualcosa in più sulla presenza di questa specie in Italia. La nidificazione dello smergo maggiore nel nostro Paese è infatti relativamente recente: "le prime riproduzioni documentate risalgono alla fine degli anni Novanta e oggi la specie è in progressiva espansione, soprattutto nell’area dei grandi laghi alpini", spiega ancora l'ornitologo.
Lo smergo, inoltre, ha un comportamento sociale abbastanza insolito. In alcuni casi diverse femmine uniscono i propri piccoli creando veri e propri asili nido: "Possono formare grandi gruppi di anatroccoli sorvegliati da una o più adulte che collaborano nella protezione della covata", conclude l'ornitologo. Un sistema che aumenta le possibilità di sopravvivenza dei pulcini nella fase più delicata e rischiosa della loro vita.