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5 Novembre 2026
11:36

Ora gli animali selvatici possono mettersi da soli i collari GPS senza essere catturati

Un nuovo sistema sperimentato in Norvegia permette agli animali selvatici di indossare autonomamente i collari GPS, senza essere catturati. Una possibile svolta per la ricerca e il loro benessere.

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Un cervo infila la testa in una mangiatoia e un meccanismo a scatto gli applica un laccio con il dispositivo GPS intorno al collo. Foto di Richard Bischof/NMBU

Per studiare i movimenti e il comportamento degli animali selvatici, i ricercatori utilizzano sempre più spesso collari GPS e altri dispositivi di tracciamento. Questi strumenti permettono di seguire gli animali nei loro habitat, scoprire quali territori frequentano, come si muovono e in che modo interagiscono con l'ambiente. C'è però un problema: per applicare un collare GPS bisogna prima catturare l'animale, immobilizzarlo e poi liberarlo di nuovo. Un'operazione spesso complessa, costosa, a volte rischiosa e soprattutto molto stressante.

Ora, però, potrebbe non essere più necessario. Un ricercatore della Norwegian University of Life Sciences (NMBU), in Norvegia, ha sviluppato un sistema che permette agli animali selvatici di indossare autonomamente un collare GPS, senza essere catturati e senza alcun contatto diretto con gli esseri umani. Questa nuova tecnologia, descritta in uno studio pubblicato sulla rivista BioScience, è stata già sperimentata con cervi e volpi e potrebbe presto cambiare profondamente il modo in cui studiamo la fauna selvatica.

Come funziona il sistema che permette agli animali di indossare da soli i collari GPS

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Il ricercatore Richard Bischof durante i test sperimentali con i cervi. Foto di Jon Anders Stavang, Norwegian Deer Centre

La tecnologia si chiama Capture-Free Telemetry (CFT), letteralmente "telemetria senza cattura", ed è stata ideata e sviluppata da Richard Bischof, professore della NMBU. Il principio è abbastanza semplice: invece di catturare un animale per applicargli un dispositivo, si lascia che sia l'animale stesso ad attivare un meccanismo che gli applica il collare.

Il sistema utilizza apposite strutture installate nell'ambiente e progettate in base alla specie che si vuole monitorare. Gli animali vengono attirati attraverso un'esca in cibo e, quando interagiscono con il dispositivo infilando la testa nella mangiatoia, un meccanismo a scatto applica automaticamente un laccio con il collare intorno al collo. Bischof ha già realizzato e sperimentato con successo due versioni del sistema, una destinata agli ungulati, come il cervo nobile (Cervus elaphus), e un'altra pensata per i carnivori, in particolare la volpe (Vulpes vulpes).

Naturalmente, uno degli aspetti più delicati riguarda la sicurezza degli animali. Per questo i collari sono progettati per adattarsi automaticamente alle dimensioni del collo e sono dotati di appositi punti di rottura che ne permettono il distacco in caso di impigliamento o altri problemi. Inoltre, non devono rimanere addosso agli animali per sempre: come altri dispositivi già utilizzati oggi sono progettati per sganciarsi autonomamente dopo alcune settimane o pochi mesi.

Meno stress per gli animali e dati più affidabili per i ricercatori

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Il cervo si allontana dalla mangiatoia con il "cappio" GPS intorno al collo. Foto di Richard Bischof/NMBU

Il vantaggio principale di questa tecnologia riguarda innanzitutto il benessere stesso degli animali. Catturare un individuo selvatico, anche quando tutte le operazioni vengono eseguite da personale esperto e senza intoppi, comporta inevitabilmente forte stress e può provocare lesioni o, nei casi più gravi, persino la morte. Con alcune specie, inoltre, le operazioni di cattura possono essere pericolose anche per i ricercatori.

C'è poi anche un altro aspetto, strettamente scientifico. La cattura può alterare proprio il comportamento che i ricercatori vorrebbero osservare. Un animale appena immobilizzato e manipolato potrebbe cambiare temporaneamente le proprie abitudini o interagire diversamentei con altri individui, introducendo così possibili distorsioni nei dati raccolti. "Lo scopo della telemetria è solitamente studiare il comportamento naturale degli animali selvatici nel loro ambiente. Ma quando li catturiamo e immobilizziamo, finiamo involontariamente per influenzarne il comportamento, la fisiologia e le condizioni fisiche", ha infatti spiegato Bischof.

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Il sistema è stato sperimentato in ambiente controllato anche sulle volpi. Foto di Richard Bischof/NMBU

La possibilità di applicare dispositivi senza cattura potrebbe quindi ridurre almeno in parte una delle principali fonti di disturbo associate a queste ricerche. Inoltre, eliminando una delle fasi più costose e impegnative, potrebbe diventare più semplice monitorare e studiare un numero maggiore di individui.

Bischof definisce questo approccio finer-touch telemetry, una sorta di telemetria più "leggera" e meno invasiva: seguire molti più animali, ma per periodi relativamente brevi, anziché concentrare le risorse su pochi individui monitorati per molto tempo. Una strategia che, secondo il ricercatore, potrebbe offrire un quadro più rappresentativo e realistico delle popolazioni e dei loro movimenti, riducendo allo stesso tempo l'impatto delle attività di ricerca.

Un'idea ispirata alle vecchie trappole, ma che deve ancora essere perfezionata

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Il sistema si ispira anche alle trappole a laccia usate ancora oggi dai bracconieri per catturare gli animali selvatici

L'idea, in realtà, non è completamente nuova. Bischof ha iniziato a immaginare un sistema simile quando lavorava negli Stati Uniti, presso la Nebraska Game and Parks Commission, dove aveva avuto modo di conoscere da vicino le tecniche utilizzate per catturare gli animali selvatici. Successivamente, ha poi scoperto alcuni vecchi studi pubblicati tra gli anni 50 e 70 che descrivevano sistemi rudimentali per applicare automaticamente marcature agli animali senza doverli immobilizzare.

Il nuovo dispositivo riprende proprio alcuni principi delle trappole a laccio, strumenti tradizionalmente utilizzati per catturare la fauna selvatica, ma spesso controversi perché, se impiegati impropriamente, possono ferire o uccidere gli animali e che vengono utilizzati ancora oggi soprattutto dai bracconieri. In questo caso, però, il principio viene sfruttato per uno scopo completamente diverso. Come sottolinea lo stesso Bischof, è quasi un paradosso che un sistema ispirato a uno strumento di cattura possa contribuire proprio a ridurre la necessità di catturare gli animali.

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Il sistema deve ancora essere perfezionato, ma potrebbe in futuro rendere più semplice e meno stressante applicare collari GPS agli animali selvatici

Il sistema funziona ma naturalmente deve essere ancora perfezionato. I primi test ne hanno dimostrato la fattibilità, ma non è stato ancora approfondito quanto sia effettivamente meno stressante rispetto alle tecniche tradizionali. Restano inoltre diverse altre questioni da risolvere, come il rischio che gli animali più confidenti o maggiormente attratti dal cibo vengano catturati e quindi studiati più spesso di altri.

Bischof e altri ricercatori europei e statunitensi stanno quindi lavorando per migliorare ulteriormente i dispositivi, verificarne gli effetti sul comportamento e adattarli anche ad altre specie. L'obiettivo non è necessariamente sostituire del tutto i metodi di cattura tradizionali, ma offrire un'alternativa meno invasiva, quando possibile. Perché studiare gli animali selvatici significa anche trovare il modo di raccogliere informazioni sulla loro vita, senza interferire troppo.

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