
Le tartarughe marine sono famose per la loro capacità di riuscire a tornare sulla spiaggia in cui sono nate anche a distanza di molti anni. Questo fenomeno affascina naturalisti e scienziati fin dai tempi di Charles Darwin e negli ultimi decenni sono stati fatti grossi passi in avanti nel comprendere come questi rettili marini riescono a orientarsi in mare.
Oggi sappiamo infatti che sono in grado di percepire il campo magnetico terrestre e di utilizzarlo come una sorta di bussola naturale durante i loro lunghi viaggi. Tuttavia, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science Advances suggerisce che questo sistema di navigazione sia molto meno preciso di quanto si pensasse. Le tartarughe, in altre parole, non seguono una rotta perfetta come farebbe un GPS. Hanno piuttosto un'idea approssimativa della direzione da seguire, ma durante il viaggio devono correggere continuamente il loro percorso.
La bussola naturale delle tartarughe marine è legata al campo magnetico della Terra

Da tempo gli studiosi sanno che le tartarughe riescono a percepire alcune caratteristiche del campo geomagnetico terrestre, cioè il campo magnetico generato dal nostro pianeta. Questo campo varia leggermente da luogo a luogo e può quindi fornire agli animali informazioni utili per orientarsi. I piccioni, per esempio, sono bravissimi a farlo e recentemente gli scienziati sembrano aver risolto il mistero su come facciano: grazie al ferro presente nel fegato.
Anche le tartarughe utilizzano una combinazione di segnali magnetici per capire più o meno dove si trovano nell'oceano. Non si tratta però di coordinate precise come quelle fornite da un navigatore satellitare. Il sistema funziona su scala molto ampia e offre soltanto indicazioni generali sulla direzione da seguire. E per capire meglio come usano queste informazioni durante le migrazioni, un gruppo internazionale di ricercatori ha sviluppato un nuovo dispositivo di monitoraggio.
A differenza dei normali trasmettitori satellitari, questo strumento registra sia la direzione verso cui la tartaruga sta effettivamente nuotando sia il percorso reale seguito nell'oceano.
La migrazione delle tartarughe: rotte lunghe e piene di correzioni

I ricercatori hanno quindi applicato questi dispositivi a sei femmine di tartaruga verde (Chelonia mydas) nell'arcipelago britannico di Chagos, nell'Oceano Indiano. Gli animali sono stati seguiti mentre si dirigevano verso le loro aree di alimentazione alle Seychelles e sul banco sommerso di Saya de Malha, percorrendo oltre 1.000 chilometri in circa quattro settimane. I dati raccolti, hanno però mostrato un comportamento inatteso.
Le tartarughe tendevano a mantenere la stessa direzione per lunghi periodi, anche quando correnti marine e altri fattori le spingevano lontano dalla rotta ideale. Solo dopo essersi allontanate sensibilmente dall'obiettivo iniziavano poi a correggere il percorso, un processo che in alcuni casi richiedeva quasi un'intera giornata.
Secondo gli autori dello studio, questo significa che le tartarughe possiedono soltanto una conoscenza approssimativa della propria posizione. Sanno più o meno dove andare, ma non riescono a determinare con precisione dove si trovano in ogni momento. Il motivo di questa imprecisione è legato proprio alle caratteristiche del campo magnetico terrestre: le variazioni che permettono agli animali di orientarsi diventano evidenti soltanto su grandi distanze.
Un sistema di navigazione imperfetto, ma efficace

Una tartaruga può quindi percorrere molti chilometri prima che il "paesaggio magnetico" cambi abbastanza da fornirle nuove informazioni sulla propria posizione. Anche il campo geomagnetico non è completamente stabile nel tempo e può modificarsi leggermente nel corso degli anni. Per questo motivo, una navigazione perfetta potrebbe essere semplicemente impossibile. Eppure, il sistema funziona da milioni di anni.
Nonostante deviazioni, errori e continui aggiustamenti, la maggior parte delle tartarughe riesce comunque a raggiungere la destinazione. Gli scienziati ritengono addirittura che questa imprecisione possa avere un vantaggio evolutivo: alcuni individui che sbagliano strada potrebbero scoprire nuove aree adatte alla nidificazione, contribuendo così all'espansione della specie.
Insomma, le tartarughe marine non possiedono una mappa dettagliata dell'oceano e nemmeno un navigatore GPS. Viaggiano seguendo una bussola biologica e una mappa magnetica piuttosto rudimentale, correggendo il percorso lungo il loro cammino. Non è un sistema perfetto, ma dopo milioni di anni di evoluzione si è dimostrato abbastanza efficace da guidarle attraverso migliaia di chilometri di mare aperto fino alle spiagge dove, generazione dopo generazione, continuano a tornare per riprodursi.