UN PROGETTO DI
10 Maggio 2026
16:45

La straordinaria rinascita della cicogna orientale in Giappone: estinta negli anni 70, oggi ce ne sono oltre 550

Dopo averla portata all’estinzione locale negli anni 70, il Giappone è riuscito a salvare la cicogna orientale grazie a un ambizioso progetto di reintroduzione e ripristino ecologico. Oggi il loro numero è salito a oltre 550 individui.

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Estinta nel secolo scorso, la cicogna orientale è tornata a nidificare in Giappone grazie a un ambizioso progetto di reintroduzione

Nel secolo scorso, le cicogne che nidificavano in Giappone sono state letteralmente stermiante fino all'estinzione. Poi, però, lo stesso Giappone è riuscito a fare qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava quasi impossibile: reintrodurla e farla tornare a nidificare in gran parte del Paese. Oggi quella giapponese viene considerata una delle operazioni di conservazione degli uccelli più riuscite degli ultimi decenni.

La protagonista di questa storia è la cicogna orientale (Ciconia boyciana), una specie simile alla "nostra" cicogna bianca (Ciconia ciconia), da cui si differenzia soprattutto per il becco scuro e non rosso, diffusa in alcune zone dell'Asia orientale, tra cui Cina e Russia. In Giappone viveva soprattutto nelle aree rurali ricche di zone umide e risaie allagate, ambienti perfetti per cacciare pesci, anfibi, insetti e piccoli vertebrati. Ma nel corso del Novecento la situazione cambiò rapidamente.

Le paludi vennero bonificate, molte campagne furono trasformate dall'agricoltura intensiva e iniziarono a diffondersi pesticidi chimici sempre più aggressivi. A questo si aggiunse anche la caccia senza regole. Nel giro di pochi decenni la popolazione nidificante crollò fino a sparire completamente dal Paese: l'ultima cicogna giapponese venne osservata nel 1971 e la specie, in pratica, era stata "estirpata" dal Giappone.

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La specie si è estinta come nidificante in Giappone negli anni 70

Tuttavia, già alcuni anni prima della scomparsa definitiva, qualcuno aveva iniziato a tentare il salvataggio. Nel 1965 venne avviato un programma di allevamento in cattività utilizzando alcuni individui provenienti dalla Russia. L'idea era però semplice solo sulla carta: far riprodurre le cicogne per poi reintrodurle in natura. Ci volle però molto tempo affinché il progetto decollasse e il vero ritorno arrivò solo dopo parecchi anni di sforzi.

Nel settembre del 2005 le prime cinque cicogne nate in cattività vennero liberate nei pressi della città di Toyooka, nella prefettura di Hyōgo, proprio una delle ultime aree dove la specie aveva nidificato prima dell'estinzione locale. Poi, nel maggio del 2007, è arrivata la notizia che attendevano tutti: il primo pullo nato in natura su suolo giapponese dopo circa 40 anni. Il piccolo è noto proprio da una coppia allevata in cattività e poi liberata.

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La prima cicogna nata sul suolo giapponese dopo la reintroduzione è stata osservata nel maggio del 2007

Non bastava però liberare uccelli. Per far sopravvivere davvero le cicogne bisognava ricostruire anche il loro ambiente. Così il Giappone ha avviato un vasto progetto di ripristino ecologico: le zone umide sono state restaurate e molte risaie hanno ricominciato a essere gestite in modo più sostenibile. Gli agricoltori hanno ridotto drasticamente l'utilizzo di pesticidi e mantenuto più a lungo l'acqua nei campi, soprattutto durante l'inverno, creando habitat ricchi di prede per questi uccelli.

Il coinvolgimento delle comunità locali è stato indispensabile. Le risaie tradizionali giapponesi, infatti, possono funzionare quasi come vere e proprie paludi artificiali, capaci di ospitare una grande biodiversità. I risultati sono arrivati lentamente, ma in modo costante. Dalle poche decine di individui iniziali, secondo i dati aggiornati all'agosto 2025, la popolazione nidificante ha raggiunto ora ben 558 cicogne. Oggi la specie si riproduce in almeno 13 prefetture giapponesi, tra cui Kyoto, Ibaraki e Saga.

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Oggi si stima che grazie alla reintroduzione ci siano oltre 550 cicogne in Giappone e circa 130 in Corea del Sud

Le cicogne stanno anche mostrando una certa capacità di adattamento. Alcune hanno iniziato a nidificare persino su strutture artificiali, come tralicci e piattaforme costruite e il progetto è stato un successo talmente evidente che anche la Corea del Sud ha deciso di di dare una mano la specie. Qui, le prima cicogne nate in natura in seguito alla reintroduzione sono arrivate nel 2016. Oggi si stima che in Corea ci siano circa 130 individui.

Questo non significa che la specie sia ormai fuori pericolo. I cavi elettrici rappresentano infatti ancora un pericolo molto serio, perché gli uccelli possono morire folgorati posandosi sui tralicci. Inoltre, la disponibilità di cibo potrebbe limitare l’espansione futura della specie se gli habitat continueranno a ridursi o a essere impoveriti dall'agricoltura intensiva. La cicogna orientale è infatti considerata ancora "In pericolo (EN)" nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate.

Nonostante tutto, il recupero della cicogna orientale resta un esempio raro di come un Paese possa invertire i danni alla biodiversità causati dalle attività umane. Dopo aver contribuito alla sua scomparsa, il Giappone e la Corea del Sud sono riusciti infatti a riportare questo grande uccello nei cieli e nelle campagne da cui era sparito oltre mezzo secolo fa.

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