
Il patriarcato è talmente ramificato da aver causato discriminazione e danni anche nel mondo degli animali, di riflesso alla mancata e voluta attenzione alla fisiologia femminile nella ricerca scientifica.
Uno studio appena pubblicato ci mette di fronte a un sopruso ideologico che ha fatto danni negli esseri umani dal cromosoma x e che continuerà a farne agli animali se si decidesse di non sospendere definitivamente la sperimentazione su di essi, secondo quanto riportano due ricercatrici.
Uno studio pubblicato su Nature dal titolo "L'eliminazione prematura della sperimentazione animale non farà altro che perpetuare le disuguaglianze di genere in medicina" ha indagato gli effetti della ricerca scientifica relativa alla salute umana impostata solo e principalmente sulle patologie che affliggono gli uomini. Anni e anni di sperimentazione per scoprire nuove frontiere della medicina ma al fine di migliorare la condizione di vita solo dei maschi, consapevolmente o meno, non approfondendo mai l'universo femminile.
"Decenni di pregiudizi maschili nella ricerca sugli animali hanno fatto sì che la biologia femminile fosse gravemente trascurata", scrivono le autrici che ritengono che "abbandonare prematuramente la ricerca sugli animali significherebbe perpetuare questa disparità nella biomedicina futura, danneggiando in modo sproporzionato le donne".
Lo studio è stato realizzato dalle ricercatrici Irina Kovlyagina e Ivana Jaric, rispettivamente dell'Istituto di Chimica Fisiologica del Centro Medico Universitario dell'Università Johannes Gutenberg di Magonza, in Germania e dell'Istituto di Scienze degli Animali da Laboratorio dell'Università di Zurigo in Svizzera .
Le autrici affermano che per decenni tutta la gamma di azioni messe in campo per indagare attraverso la sperimentazione nuove tecniche di contrasto alle malattie in cui si è sperimentato sugli animali, dagli studi pre clinici alla farmacologia, sono stati realizzati quasi esclusivamente appannaggio della popolazione maschile.
Ciò ha comportato la poca comprensione di ciò che afferisce alla salute femminile, soprattutto con una marcata differenza tra le conoscenze che ad oggi si hanno sulle risposte ormonali dell'organismo e sulla vulnerabilità rispetto all'uso di farmaci relativamente alla cura delle malattie.
Le autrici parlano di un "bias sistemico nei dati biometrici", dovuto appunto alla sola considerazione della cura dell'uomo e da una costante esclusione nei test medici delle donne come oggetto finale della sperimentazione operata sugli animali.
La conseguenza di tutto ciò è che, secondo le esperte, rinunciare all'uso degli animali da laboratorio comporterebbe un gap ancora più significativo a danno della salute femminile, determinando una totale cristallizzazione delle lacune sulla biologia femminile che rimarrebbero irrisolte.
Nella ricerca, è bene sottolinearlo, le autrici non sposano l'idea che sia assolutamente necessario continuare a far soffrire altre specie viventi perché si possa arrivare a colmare questo divario, ma mettono in evidenza il problema per porre l'attenzione su come ovviare in futuro a questa modalità operativa.
Il dato di fatto, a leggere l'analisi scientifica condotta da Kovlyagina e Jaric, è che il patriarcato non ha considerato degna di valutazione la popolazione femminile mondiale e, allo stesso tempo, la deriva è che continuerà a fare danni agli animali se non vi saranno metodi alternativi efficaci da mettere in campo per eliminare la sperimentazione in generale e per trovare nuove cure in particolare che attengano solo alla salute delle donne.