
Per gli animali che vivono in città il rumore del traffico generato dagli esseri umani può essere un bel problema. Gli uccelli fanno fatica a farsi sentire, i mammiferi sono sempre in allerta e i livelli di stress salgono vertiginosamente. Lo sanno bene anche quelli di noi che vivono in grandi e caotiche metropoli. A quanto pare, però, anche i ragni che hanno colonizzato l'ambiente urbano non sono indifferenti a tutto ciò.
Anche se milioni di anni di evoluzione ci separano da questi artropodi – biologicamente e fisiologicamente completamente diversi da noi – basta guardare l'addome pulsante di un ragno che vive a bordo strada per accorgersi che qualcosa non va: il rumore del traffico fa accelerare quel battito. Proprio come accade al nostro cuore quando siamo esposti a un ambiente troppo rumoroso e caotico.
Lo dimostra uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Physiological Entomology, che ha indagato come i ragni – e più in generale gli invertebrati – reagiscono al rumore prodotto dagli esseri umani. Un tema ancora poco o per nulla studiato, nonostante aracnidi e insetti rappresentino la maggior parte della vita animale sulla Terra. E dai risultati sembra emergere proprio che anche i ragni che vivono in città sono più "stressati" se esposti ai rumori del traffico.

Per capire cosa succede davvero, un gruppo di ricercatori della University of Georgia e della Valdosta State University ha studiato due specie di ragni di grandi dimensioni appartenenti al genere Trichonephila: il cosiddetto ragno della seta dorata (T. clavipes), diffuso sia in Nord che in Sud America, e il famigerato ragno Joro (T. clavata) una specie invasiva arrivata dall'Asia e che negli ultimi anni si sta diffondendo rapidamente negli Stati Uniti sudorientali.
Gli scienziati hanno raccolto alcune femmine (molto più grandi e quindi facili da studiare dei maschi) sia lungo strade trafficate che in ambienti più naturali e tranquilli. In laboratorio, hanno poi lasciato che costruissero le loro ragnatele all'interno di contenitori trasparenti, mentre telecamere ad alta tecnologia riprendevano da vicino l'addome. A quel punto hanno fatto partire un suono artificiale che imitava il traffico urbano per circa 10 minuti, registrando ogni variazione del battito pulsante dei loro addomi.
Per "contare" i battiti, i ricercatori hanno rallentato i video e analizzato fotogramma per fotogramma le contrazioni del cosiddetto vaso dorsale, una struttura che nei ragni svolge una funzione simile a quella del cuore di noi vertebrati: pompare i fluidi interni nel corpo. I risultati sono chiari e in entrambe le specie il rumore del traffico provoca un aumento della frequenza "cardiaca". Si tratta di una risposta fisiologica allo stress, cioè una reazione automatica del corpo a uno stimolo percepito come disturbante o potenzialmente pericoloso.

Non tutti i ragni reagiscono però allo stesso modo. I joro provenienti da aree già molto rumorose mostrano gli aumenti più marcati: un segnale che l'esposizione ripetuta al rumore non li rende affatto più "abituati", ma al contrario potrebbe renderli persino più sensibili. In T calavipes, invece, la risposta sembra dipendere soprattutto dal ritmo di partenza: quelli già più "attivi" mostrano gli incrementi maggiori, indipendentemente dall'ambiente da cui provengono.
In sostanza, anche tra i ragni – esattamente come accade negli esseri umani – chi è già sotto pressione sembrerebbe reagire di più.
Questi risultati aprono una finestra del tutto inedita su un aspetto che quasi tutti – scienziati inclusi – tendono a trascurare: l'inquinamento acustico in città non riguarda solo noi o gli animali "superiori" come uccelli e mammiferi, ma anche i piccoli e spesso dimenticati invertebrati. E se persino un ragno fermo sulla sua tela può "sentire" lo stress del traffico, forse il rumore delle città è un problema molto più serio e diffuso di quanto immaginiamo.