
Le città stanno cambiando profondamente il modo in cui vivono, si spostano e comunicano gli animali. Tra traffico, cemento e rumore costante, anche il canto degli uccelli può subire trasformazioni. Gli ornitologi lo sanno da tempo, ma ora un nuovo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B ha approfondito ulteriormente questo linea di ricerca studiando nel dettaglio il canto di 65 specie di uccelli europei.
Per gli uccelli, il canto non è soltanto un suono piacevole da ascoltare. Serve soprattutto a comunicare: per difendere e ribadire il possesso di un territorio, attirare un partner o mantenere i contatti con altri individui. Cambiare il proprio canto, quindi, può avere conseguenze importanti sulla sopravvivenza e sulla riproduzione.
I ricercatori hanno analizzato il canto dei passeriformi, il grande gruppo che comprende merli, pettirossi, cince e molti altri piccoli uccelli canori. Per farlo hanno utilizzato migliaia di registrazioni raccolte nella banca dati internazionale Xeno-canto, che conserva canti di uccelli registrati in ogni angolo del mondo e dove chiunque può caricare le proprie registrazioni.

L'obiettivo era capire se vivere in ambienti più urbanizzati influenzi le caratteristiche del canto. In particolare, gli studiosi si sono concentrati sulla cosiddetta "frequenza dominante", cioè la tonalità principale del canto. In città, infatti, i rumori prodotti dal traffico e dalle attività umane tendono a occupare soprattutto le frequenze più basse, rischiando di "coprire" le vocalizzazioni degli animali.
Secondo i risultati dello studio, le specie che vivono in aree più urbanizzate mostrano in generale una gamma più ampia di frequenze nel canto. Questo potrebbe aiutare gli uccelli a farsi sentire meglio in mezzo ai rumori cittadini, evitando che il loro canto venga coperto per esempio dal traffico.
Ma il quadro è più complesso di quanto si pensasse. I cambiamenti evidenti nella frequenza dominante sono comparsi solo in alcune specie, come il pettirosso, il verzellino e la cornacchia grigia. Altre specie che in passato erano considerate capaci di modificare il proprio canto in città, come la cinciallegra o il merlo, in questo studio non hanno mostrato differenze significative tra ambienti urbani e più naturali.

Secondo gli autori, questo significa che l'urbanizzazione non produce un unico effetto valido per tutti gli uccelli. Ogni specie o singola popolazione può reagire in modo diverso al rumore e alle trasformazioni dell'ambiente urbano. I ricercatori hanno anche cercato di capire se alcuni fattori, come il comportamento sociale, le migrazioni o la complessità del canto, influenzassero questa capacità di adattamento. Tuttavia, nessuna di queste caratteristiche sembra spiegare da sola le differenze osservate.
Nel complesso, i risultati suggeriscono che l'urbanizzazione non impone un effetto generale e uniforme sulla frequenza del canto degli uccelli. Questo non significa però che vivere in città sia privo di conseguenze. Anche il mancato adattamento ai rumori urbani potrebbe avere effetti negativi sugli individui e sulle popolazioni, rendendo più difficile comunicare, trovare un partner o difendere il territorio.
Per questo gli studiosi sottolineano l'importanza di continuare a studiare ulteriormente il rapporto tra fauna selvatica e città. Rendere gli ambienti urbani più ospitali per gli uccelli, aumentando le aree verdi, limitando l'inquinamento acustico e conservando habitat adatti, potrebbe aiutare molte specie a convivere meglio con l'espansione inarrestabile e sempre più rumorosa delle città.