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28 Aprile 2026
12:49

Il miliardario americano Ernie Dosio muore durante la caccia al trofeo in Gabon: travolto da una mandria di elefanti

Ernie Dosio, facoltoso imprenditore californiano, è morto durante una battuta di caccia al trofeo in Gabon, una passione molto in voga tra i più ricchi. I tour operator organizzano veri e propri viaggi specializzati verso l'Africa proprio al fine di uccidere specie selvatiche come ippopotami e leoni.

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Ernie Dosio

Ernie Dosio, 75 anni, era un miliardario americano con la grande passione per la caccia al trofeo. E proprio a causa di questo suo interesse, che lo ha portato negli anni a uccidere diverse specie durante in suoi viaggi in Africa, è morto.

Sui media americani e in tutto il mondo sta rimbalzando la notizia della morte dell'uomo, avvenuta durante una battuta di caccia che gli era costata quasi 35 mila euro nella zona di Lope, in Gabon, dove secondo la stampa locale "è stato calpestato a morte da una mandria di cinque grandi femmine di elefante con un cucciolo".

Dosio, originario della California, era alla ricerca di un esemplare in particolare, considerando che di vittime animali ne aveva fatte parecchie e di cadaveri o parti di corpi di specie selvatiche erano piene le sue proprietà. Questa volta stava cercando di uccidere un cefalofo, noto in inglese con il nome di "duiker dal dorso giallo”: un antilope simile a un cervo, con corna di venti centimetri, e che raramente supera i 54 chilogrammi di peso.

La mandria di elefanti, spaventata, ha caricato Dosio e il suo accompagnatore, un cacciatore professionista che in loco si occupa di soddisfare le richieste che arrivano a quelle che operano come vere e proprie agenzie di viaggio internazionali per chi pratica la caccia al trofeo. Nel caso di Dosio si era rivolto al tour operator di safari Collect Africa, i cui responsabili hanno confermato la morte del cliente, riferendo che la guida a Dosio ha riportato gravi ferite.

La caccia al trofeo è una pratica molto più diffusa di quanto si possa pensare. A livello mondiale la "scoperta" dell'esistenza di questa attività per ricchi è arrivata quando si venne a sapere della morte del leone Cecil. Era il maschio più famoso del Hwange National Park, in Zimbabwe, e la sua vita terminò  il 2 luglio del 2015 quando il dentista americano Walter Palmer scoccò la freccia che lo uccise, cambiando però la percezione del mondo sulla caccia al trofeo.

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Il leone Cecil

Rispetto al mercato che esiste sulla caccia al trofeo, su Kodami abbiamo realizzato una video inchiesta infiltrandoci alla più grande fiera internazionale in Europa dedicata alla caccia a Dortmund, la Jagd&Hund. All'interno dell'enorme struttura fieristica, ogni anno, viene allestito un intero padiglione in cui le agenzie di viaggio specializzate offrono succulenti pacchetti in cui si vincono anche premi come la possibilità di uccidere specie particolari come le giraffe, ad esempio.

I tour operator si occupano di portare cacciatori provenienti da ogni parte del mondo, principalmente Europa e Stati Uniti, in Africa. Ai clienti viene sottoposto un vero e proprio "menù" delle prede: per cacciare un bufalo si arriva a spendere anche 8000 dollari, per un leopardo fino a 20.000. A queste cifre si aggiungono i costi per importare nel proprio paese di origine pelli, corna e altre parti dell'animale.

Dal punto di vista legale, la caccia al trofeo è normata da leggi diverse a seconda dei paesi di importazione e esportazione. Tra il 2014 e il 2020, l’Italia ha importato ben 437 trofei di caccia provenienti da specie protette a livello internazionale. Siamo i primi in Europa per numero di trofei di ippopotami importati e quarti invece per i leoni come Cecil.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, i trofei sono considerati “oggetti personali e domestici” secondo l’articolo 7.3 del Regolamento CE n. 338/97 del Consiglio. Per l’importazione e l’esportazione di trofei di caccia delle specie elencate nell’Allegato A del CITES sono richiesti un documento di esportazione del paese di origine e un permesso di importazione rilasciato dalle autorità degli Stati membri dell’UE.

Per ottenere il permesso in Italia, invece, è sufficiente dimostrare che l'animale sia stato cacciato legalmente e allegare la documentazione che ne attesta la provenienza. Per l’importazione e l’esportazione di trofei di caccia delle specie elencate nell’Allegato B, invece, è generalmente richiesto solo un documento di esportazione CITES dal paese di origine. Solo per quanto riguarda gli elefanti africani, i rinoceronti, gli ippopotami, le pecore argali, i leoni africani e gli orsi polari viene richiesto un vero e proprio permesso di importazione.

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