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12 Febbraio 2026
9:38

“Il cane da solo in casa soffre”: cosa c’è di vero e quando accade

Non adottare un cane perché "rimarrebbe troppo da solo" è un pensiero comune ma la questione è valutare la qualità delle ore passate insieme e non la quantità. Una convivenza responsabile è fatta anche di momenti di separazione che, se hanno alle spalle la costruzione di una relazione di fiducia, non significa che porti necessariamente sofferenza all'animale.

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"Vorrei tanto adottarlo… ma rimarrebbe da solo in casa per troppo tempo e lo farei solo soffrire". Di risposte di questo genere chi si occupa di trovare una famiglia a un cane di canile ne ha sentite tantissime. C'è questa idea che un cane abbia bisogno di passare tutta la giornata in compagnia del suo umano, che non abbia alcuna capacità adattativa al contesto in cui si trova. Alla fin fine, seguendo questo ragionamento si potrebbe concludere che la persona ritiene che sia meglio che un individuo rimanga in un box piuttosto che in un luogo che potrebbe diventare semplicemente casa sua.

Sia chiaro: prima di scegliere di vivere con un cane ci sono delle considerazioni importanti da fare, tra cui sicuramente valutare il tempo che si ha a disposizione per garantirgli una vita di qualità. Ma il punto di partenza quando si valuta il tempo che si ha a disposizione non è quello di pensare che bisogna stare insieme al proprio compagno a quattro zampe 24 ore su 24 ma puntare proprio ad una condivisione qualitativa e non quantitativa.

Lì dove è vero che il cane è un animale sociale, questo non significa che non abbia la capacità, e anche la necessità, di passare del tempo da solo. Ci sono poi differenze specifiche che riguardano non solo le condizioni generali del cane, ovvero l'età e lo stato di salute per esempio, ma anche una valutazione che riguarda le caratteristiche comportamentali del singolo individuo e il tipo di relazione che si instaura. Significa che ogni cane è un individuo a sé con la sua personalità e, al di la dei cuccioli, un'adozione guidata da parte di esperti del settore, in primis educatori cinofili, può far scoprire a chi ritiene che il tempo a disposizione sia poco che la solitudine, non prolungata ma gestita in base appunto alle esigenze effettive del cane, è del tutto praticabile.

Cosa prova davvero il cane quando rimane solo a casa

Tutto quello che possiamo scrivere in merito a cosa prova un cane quando rimane da solo in casa si racchiude in una sola parola: dipende. Perché è talmente individuale la risposta relativa allo stato d'animo del singolo animale da non consentire una risposta generica. La scienza però ci viene in aiuto con diversi studi che sono stati fatti rispetto a cani normocomportamentali, esimente fondamentale per provare a dare un'interpretazione corretta di ciò che fa un cane quando è da solo, lì dove sul "come si sente" si rientra in una sfera emotiva difficile da comprendere se non appunto nell'osservazione del comportamento.

Da tempo esperti di etologia canina e veterinari specializzati in benessere del cane hanno cercato di comprendere gli effetti sull'animale e anche sulla relazione nei casi di separazione per alcune ore e con il cane da solo in casa. Uno studio del 2010, intitolato "L'effetto del tempo trascorso da solo a casa sul benessere del cane" ha ad esempio portato i ricercatori a scoprire che per la maggior parte del tempo i cani dormono e si rilassano. Quanto più aumentano le ore, però, maggiormente dimostreranno la loro felicità nel rivedere la persona di riferimento al rientro con feste evidenti che fanno comprendere anche che Fido ha una sua percezione del tempo che passa.

Secondo le conclusioni a cui sono arrivati gli autori di questo studio, nel caso di cani normo comportamentali non sono state riscontrate delle problematiche che possono comprometterne il benessere psico fisico quando, chiaramente, il distacco non è eccessivamente prolungato. "In tutti i trattamenti, i cani rimanevano sdraiati a riposare per la maggior parte del tempo quando venivano lasciati soli a casa e non si osservavano differenze comportamentali tra i trattamenti prima che il cane si accorgesse del ritorno del proprietario – hanno scritto gli esperti – Dopo periodi di separazione più lunghi, i cani interagivano maggiormente con i proprietari al momento del ricongiungimento e mostravano più spesso scodinzolii, leccamenti delle labbra e scuotimenti del corpo. I cani erano quindi influenzati dal tempo trascorso a casa da soli, sebbene non esprimessero la propria eccitazione fino al ritorno del proprietario".

Uno studio più recente, del 2021, praticamente a distanza di 11 anni da quello sopra citato, ha sostanzialmente confermato il precedente. E' interessante riportarlo perché in questo caso i ricercatori hanno analizzato i comportamenti anche in base al sesso, scoprendo ad esempio che i cani maschi tendono a rimanere più a lungo vicino alla porta d'uscita: "Lo spazio intorno alla porta d'uscita è speciale per diversi motivi – spiegano infatti nello studio – I compagni umani escono e tornano attraverso questa porta, quindi la vicinanza ad essa potrebbe riflettere il desiderio del loro ritorno".

Per quanto riguarda i risultati, questa ricerca ha permesso di valutare anche quanto conta, ad esempio, la compagnia di conspecifici e se migliora le condizioni degli animali che rimangono da soli in casa. Gli esperti hanno anche in questo caso sottolineato che il comportamento tipico è quello di dormire nei luoghi preferiti e che la presenza di più cani insieme aumenta il numero di vocalizzazioni ma solo per i maschi: "L'attività vocale complessiva ha mostrato una differenza notevole tra le condizioni con un solo cane e quelle con più cani nei cani maschi, che vocalizzavano a frequenze significativamente più elevate. Nelle femmine questo fattore non ha avuto un'influenza significativa. A nostra conoscenza, questo dimorfismo è stato riscontrato per la prima volta in uno studio condotto su cani separati dai loro proprietari".

Dal punto di vista strettamente legato alla compagnia, sono invece le femmine ad aver mostrato comportamenti più sereni in presenza di altri cani in casa. "Il lamento è stata l'unica vocalizzazione osservata in una percentuale più elevata di individui di sesso femminile, in particolare in condizioni di un solo cane – concludono gli esperti – Questa distorsione è stata riscontrata anche per quanto riguarda il tempo trascorso a lamentarsi, ma questa maggiore durata è riconducibile a due individui di sesso femminile che lamentavano a frequenze straordinariamente elevate. Sono necessari ulteriori dati, ma le femmine potrebbero essere più inclini a lamentarsi rispetto ai maschi quando lasciate sole in condizioni di un solo cane".

In generale, ciò che possiamo dunque dire rispetto a come si sente un cane quando sta da solo è che se si è costruita insieme al proprio animale domestico una relazione salda, una routine certa e la continuità nell'attenzione a soddisfare le esigenze non solo fisiologiche ma anche psicologiche del cane stare da solo non comporta sofferenza. A meno che non ci si trovi di fronte a cani che hanno altri tipi di problemi, come l'ansia da separazione, ma che vanno sempre e soltanto indagati nell'ambito della relazione in cui sono calati.

Quando rimanere solo può essere una sofferenza per il cane

Sembra strano doverlo precisare, ma un cane che sta sempre da solo sicuramente è un cane che subisce un maltrattamento etologico. Non si può infatti pensare di prendere un cane con sé e, ad esempio, e relegarlo in giardino o addirittura sul balcone di casa o anche solo chiuderlo dentro l'appartamento per giorni o lasciarlo completamente solo dalla mattina alla sera.

In questo articolo stiamo cercando di affrontare il tema da diversi punti di vista, ma è fondamentale capire che è un reato, semplicemente, non garantire al cane il suo benessere che significa non solo prestargli come uniche "cure" l'acqua e il cibo ma fargli vivere una vita appagante da ogni punto di vista.

Fatto questo doveroso inciso, cani che soffrono perché rimangono da soli anche per pochi minuti purtroppo ce ne sono tanti. E qui rientriamo in un campo specifico, ovvero quello della medicina veterinaria comportamentale, ovvero quella disciplina che si occupa di valutare le condizioni non solo cliniche ma che attengono alla sfera psicologica dell'animale. Il caso più noto è quello dell'ansia da separazione, le cui motivazioni vanno individuate nell'ambito della sistemica familiare, ovvero insieme a un istruttore cinofilo che indaga gli aspetti della relazione con la persona di riferimento e le caratteristiche individuali del singolo animale.

Cosa fare per evitare che il cane da solo si annoi

Anche in questo caso i consigli che si possono dare rispetto a come rendere la vita del cane quando è da solo meno noiosa dipendono dal profilo dell'individuo. Generalmente è indicato offrire al cane un arricchimento ambientale ma, come dimostra anche la scienza, la maggior parte dei "migliori amici dell'uomo" occupano il tempo riposando. Lasciare dunque un oggetto con cui possono interagire è una buona idea ma bisogna vedere se quel cane nello specifico ha interesse o meno ad utilizzarlo. Ci sono alcuni, ad esempio, che gradiscono un masticativo e tanti che con un Kong riescono a rilassarsi: si tratta di strumenti utili per attivare anche la sfera cognitiva di Fido e così fargli passare del tempo facendo un'attività che gli occupa la mente. Ma, come già specificato, non c'è consiglio generico che possa valere per tutti.

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