
Le nostre ossa non si sono formate nelle profondità del corpo: hanno avuto origine nella pelle ed è accaduto molto tempo dopo che i primi animali complessi avevano preso forma. A risolvere quello che dagli stessi scienziati è stato definito "un mistero che ha origine 320 milioni di anni fa" è stato un team di ricercatori australiani che ha pubblicato uno studio sulla rivista "Biological Journal of the Linnean Society".
Gli esperti hanno analizzato le prove fossili di ossa cutanee di lucertole e serpenti che potrebbero risalire a 475 milioni di anni fa, un'epoca in cui alcuni dei primi vertebrati svilupparono un elaborato esoscheletro. Il materiale repertato è stato studiato grazie all'utilizzo di moderni strumenti computazionali per ricostruire 320 milioni di anni di evoluzione delle ossa della pelle dei rettili.
Il nodo sugli osteodermi: di cosa si tratta e perché sono importanti per lo studio
Il nodo della questione è tutto negli osteodermi, ovvero le placche ossee presenti nella pelle degli animali terrestri, che "sono ampiamente diffusi ma distribuiti in modo discontinuo nell'albero filogenetico dei tetrapodi", hanno spiegato gli esperti nello studio, così da comprendere che "i rettili squamati rappresentano un sistema di studio ideale" per sviluppare una nuova teoria relativamente all'evoluzione della struttura scheletrica.
Gli osteodermi, infatti, sono scomparsi nella maggior parte dei lignaggi evolutivi, eppure hanno continuato a ricomparire, soprattutto appunto nei rettili. Per capire come ciò sia accaduto, i ricercatori hanno ricomposto quello che è un vero e proprio puzzle evolutivo: "Abbiamo ricostruito la perdita degli osteodermi nel lignaggio staminale dei varani e le successive riacquisizioni nei varani australopapuani durante una serie di acquisizioni nel Miocene", precisano nella ricerca e ciò li ha portati ad analizzare e confrontare 643 specie, viventi ed estinte. "Ognuna era in qualche modo imparentata con le altre e offriva una prospettiva unica – spiegano – Abbiamo continuato a indagare finché le loro storie non hanno cominciato a convergere".
La domanda da cui sono partiti è stata: "Cosa hanno in comune un alligatore, una rana Pacman, un mostro di Gila e un armadillo? Nonostante la loro discendenza evolutiva da linee evolutive separate fino a 380 milioni di anni fa, tutti possiedono osteodermi. Queste enigmatiche strutture sono placche ossee nella pelle che si trovano ampiamente, ma in modo incoerente, nell'albero filogenetico dei tetrapodi".
I risultati delle analisi sugli osteodermi: un'evoluzione a più fasi
Poi le analisi hanno dato risultati che ad oggi non erano mai emersi, facendo sì che gli scienziati arrivassero a risolvere l'enigma di questa parte dell'evoluzione: "Abbiamo scoperto che la maggior parte delle lucertole ha sviluppato per la prima volta gli osteodermi durante il Giurassico superiore e il Cretaceo inferiore, più di 100 milioni di anni fa. A quell'epoca, alcuni dei dinosauri più iconici popolavano la Terra, tra cui l'imponente Brachiosauro, il feroce Allosauro e lo Stegosauro dalla schiena a placche".
Questa scoperta e tutte le altre valutazioni che ne sono seguite, ha portato il team di ricerca ad affermare che "Le prove sono inequivocabili: gli osteodermi si sono evoluti più volte, in modo indipendente, in diverse linee evolutive di lucertole nel corso di centinaia di milioni di anni. Ora che ne siamo a conoscenza, gli scienziati potranno studiare i meccanismi genetici e di sviluppo che ne sono alla base".
Lo studio è arrivato per tanto a dimostrare che queste ossa cutanee sono comparse indipendentemente in diversi gruppi di lucertole, anziché provenire da un singolo antenato corazzato. Agli inizi del XX secolo, invece, i ricercatori avevano ipotizzato che le lucertole avessero ereditato gli osteodermi da un antenato comune. Nel corso della storia evolutiva, la capacità della pelle di formare tessuto osseo è poi riemersa più e più volte: le squame dei pesci ne sono un esempio.