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31 Luglio 2026
9:21

Frode organizzata e maltrattamento di animali: il caso giudiziario dei quasi 300 Bassotti venduti che scuote la Francia

In Francia è in corso un processo ad una presunta rete illegale dedita all'allevamento e alla vendita di Bassotti nani. Due allevatrici e un veterinario sono accusati di frode e maltrattamento: coinvolti circa 300 animali tenuti in condizioni drammatiche e venduti senza adeguate garanzie sanitarie.

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Ci sono processi che rimangono nella storia delle battaglie animaliste e che possono rappresentare momenti di passaggio da parte delle istituzioni sull'importanza della cura e della tutela degli animali. In Francia se ne sta svolgendo uno su cui è puntata l'attenzione dell'opinione pubblica e che vede per protagonisti circa trecento Bassotti che sono stati vittime, secondo l'accusa, di un sistema criminale finalizzato alla loro vendita in condizioni di maltrattamento e truffa ai danni dei compratori.

I giudici del Tribunale di Évry-Courcouronnes dovranno infatti stabilire se due allevatrici e un veterinario sono responsabili di diverse accuse: l'indagine ha portato alla luce infatti una rete clandestina che commercializzava centinaia di cuccioli di Bassotto nano privi delle adeguate garanzie sanitarie e tenuti in precarie condizioni di salute.

Gli imputati sono accusati di frode organizzata , maltrattamento di animali e diversi reati legati all'allevamento e alla vendita di animali. Il veterinario, in particolare, è accusato di aver fornito informazioni di tracciabilità che hanno permesso la vendita di cuccioli basandosi su dati errati, fittizi o incoerenti.

Tutto è iniziato nel 2025 con il sequestro di due cuccioli che erano stati venduti dalle sedicenti allevatrici e "seguiti" dal medico che aveva certificato il loro stato di salute. Ma il punto di non ritorno rispetto alle indagini sui tre imputati è avvenuto quando proprio le due donne furono indagate dopo essere state denunciate per la detenzione di otto cuccioli di circa due mesi e mezzo che furono ritrovati in un appartamento privi ​​di cibo e acqua, rinchiusi in una gabbia e tenuti in condizioni estremamente precarie. La maggior parte dei cani era stata identificata dallo stesso veterinario e registrata all'anagrafe canina nazionale con informazioni contenenti numerose incongruenze. L'episodio più sconcertante attribuito agli imputati si è verificato nel gennaio del 2026: cinque cuccioli furono ritrovati chiusi in una borsa abbandonata vicino al lago Carouge, a Brétigny-sur-Orge. Gli animali erano in stato di soffocamento, disidratati, terrorizzati e particolarmente timorosi degli esseri umani. I casi poi sono proseguiti uno dopo l'altro fino ad arrivare appunto a contarne circa 300 in totale.

Il lavoro fondamentale per rintracciare i tre accusati è stato svolto da alcune associazioni animaliste che hanno iniziato un lavoro certosino di analisi degli annunci di vendita online, principale canale utilizzato dalle due donne per sponsorizzare i cuccioli, come del resto accade anche in Italia. Le indagini hanno portato ad identificare numerose vendite di Bassotti nani, offerti a prezzi compresi tra 500 e 1.800 euro, spesso da parte degli stessi venditori o utilizzando gli stessi recapiti telefonici.

Alla fine del lungo percorso di indagini e seguendo le segnalazioni raccolte, la polizia è arrivata finalmente al luogo in cui le donne avevano messo in piedi un allevamento illegale. Le testimonianze di chi ha partecipato all'operazione raccontano di molti animali stipati in gabbie anguste, di una cagna che aveva partorito da poco ed era rinchiusa con i suoi otto cuccioli in uno spazio di circa un metro quadrato e della scoperta anche di una sala parto. Gli animali si muovevano tra gli escrementi, su segatura destinata ai roditori, in condizioni igienico-sanitarie particolarmente precarie. Durante il sopralluogo sono stati anche trovati i cadaveri di alcuni cuccioli nella spazzatura.

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