
In giapponese, "neco" o "neko" significa gatto. E nel paese del Sol Levante il felino domestico è diventato una vera e propria ossessione, tanto da far nascere quella che alcuni economisti e studi di settore hanno definito una vera e propria economia che gira intorno a tutto ciò che riguarda anche solo l'immagine dell'animale, oltre all'indotto del pet market.
Per il mercato del neko è stato trovato un neologismo che risponde al nome di "catnomics" pari a tre trilioni di yen giapponesi, ovvero quasi 20 miliardi di euro. A stimare questa cifra è stato il professore emerito dell'Università di Kansai, Katsuhiro Miyamoto, rendendola nota qualche tempo fa, ovvero i 2 febbraio che è la "Giornata del Gatto" in Giappone, poiché la data "2-2-2" in giapponese ha un suono simile a "nya nya nya" (equivalente a "miao miao miao"). La cifra indicata rispetto all'anno scorso è pari praticamente, come sottolineano i media locali, all'impatto economico delle Olimpiadi di Tokyo del 2020.
Cos'è il fenomeno catnomics e come si manifesta
Ma in cosa poi si manifesta il fenomeno del catnomics? Bene, non solo nei soldi che i giapponesi spendono quotidianamente per provvedere alla cura e all'alimentazione del gatto di casa, ma da una serie di iniziative, eventi e quotidiane realtà in cui il gatto è protagonista.
Il professore ha infatti stimato che la spesa per articoli come programmi televisivi con protagonisti i gatti, prodotti per gatti e cat café, ad esempio, ammonti a 1 miliardo di yen (circa 7 milioni di euro), mentre la spesa per viaggi finalizzati alla visita di luoghi abitati da gatti raggiunge 1,5 miliardi di yen (circa 10 milioni di euro). Per quel che riguarda la spesa media per il mantenimento dell'animale nelle case dei giapponesi, secondo la Japan Pet Food Association, nel 2024 c'erano circa 9,16 milioni di gatti tenuti come animali domestici nel Paese, di cui circa 359.000 appena adottati. Calcolando i costi annuali di mantenimento totali, l'impatto economico diretto dell'allevamento di gatti in Giappone è stato stimato in circa 1.340 miliardi di yen (circa 8,98 miliardi di euro).
Il Guardian ha dedicato al fenomeno un lungo articolo in cui si cita Yanaka Ginza, un quartiene nella zona nord-orientale di Tokyo, noto come la "città dei gatti". Ovunque infatti ci sono statue sparse sui tetti di mici e moltissimi negozi e pasticcerie a tema felino. E la zona attira ogni giorno migliaia di turisti, sebbene i gatti randagi in carne e ossa siano ormai rari, la zona è ricca di botteghe e caffetterie uniche per gli amanti dei gatti.
I maneki neko, ovvero le statue di gatti con la zampetta che "saluta", sono una presenza costante nei negozi e nei ristoranti non solo di Tokyo ma di gran parte del Giappone. Le statuine sono simbolo di portafortuna, secondo la leggenda che è nata nel tempio buddhista di Gōtokuji dove è "nata" la prima statuina felina.

Insomma, in un Paese che contava nel 2024, secondo la Japan Pet Food Association, circa 9,16 milioni di gatti tenuti come animali domestici, non sorprende che l'economia che li riguarda sia a questi livelli e che i felini siano diventati una costante nella vita delle persone a tutti i livelli, tanto che figurano tra le persone che non possono fare a meno di vivere con uno di loro l'imperatore e l'imperatrice e il primo ministro, Sanae Takaichi, ha espresso una preferenza per i gatti rispetto ai cani.