
Tutte le specie viventi sono molto più simili di quanto si pensi o, meglio, hanno in comune un processo evolutivo che segue uno schema preciso. Uno studio sta rivoluzionando il concetto stesso di come le forme di vita si sono trasformate nel corso del tempo, trovando delle correlazioni tra i diversi pattern. Gli esperti sono partiti da un confronto tra farfalle e falene che, pur essendo lontanamente imparentate, hanno riutilizzato la stessa coppia di geni per oltre 120 milioni di anni, producendo colori di avvertimento molto simili.
La ricerca, pubblicata il 30 aprile grazie al lavoro di un team interdisciplinare dell'Università di York e del Wellcome Sanger Institute, ha analizzato il concetto di "evoluzione convergente", ovvero "la ripetizione dell'evoluzione di fenotipi simili che è diffusa in natura", ma sono pochi gli studi che hanno fino ad oggi indagato i meccanismi genetici di questa tipologia su ampie scale temporali evolutive.
I risultati a cui sono giunti i ricercatori praticamente ci portano a comprendere che l'evoluzione non ha un "percorso causale" ma ci sono ora prove che si basa sulla stessa "guida" genetica da oltre 120 milioni di anni, il ché fa pensare che la vita sulla Terra sia più prevedibile di quanto si credesse in passato.

Le analisi condotte sulle linee evolutive di sette specie di farfalle (Ithomiini e Heliconius) e una falena (Chetone diurna) hanno permesso di stabilire che questi imenotteri che vivono nelle foreste pluviali sudamericane mettono in atto il mimetismo in maniera molto simile, pur essendo appunto specie diverse e la cui parentela è lontana.
Ciò avviene perché sia le farfalle che le falene hanno gli stessi due geni, ivory e optix, che servono a produrre i colori di avvertimento che sono praticamente identici. In realtà ciò che avviene quando gli animali cambiano il loro colore è una vera e propria accensione del funzionamento di questi geni attraverso quello che dobbiamo immaginare come un interruttore.
Nelle farfalle, questi interruttori sono stati modificati in modo simile in tutte le specie. Nella falena, gli scienziati hanno scoperto che c'è un meccanismo di inversione che riproduce però la stessa strategia osservata in una delle specie di farfalle.

"La ripetuta evoluzione parallela di interruttori regolatori tramite il riutilizzo degli stessi due geni – scrivono i ricercatori – suggerisce che l'evoluzione convergente del pattern di colorazione sia altamente vincolata e prevedibile anche su ampie scale temporali evolutive. Tali vincoli potrebbero aver facilitato l'adesione di diversi taxa a questo anello di mimetismo ricco di specie".
L'utilità di questo studio è da riportare anche nell'ambito del destino degli esseri umani. Comprendere che l'evoluzione spesso segue percorsi genetici consolidati potrebbe infatti permetterci di comprendere come le specie potrebbero reagire ai cambiamenti ambientali o climatici e giocare in anticipo per evitare danni irreparabili. Se la natura riutilizza le stesse soluzioni biologiche, gli scienziati ritengono che prevedere gli adattamenti futuri può essere possibile, cosa che ad oggi appunto non era stata ancora valutata.