
Il canto di un uccello, il frinire di una cicala e la voce umana viaggiano tutti alla stessa frequenza, come se le creature del mondo cantino insieme una sola canzone ogni volta che hanno “qualcosa da dire”.
E’ quanto emerge da una ricerca condotta da un team di studiosi della Northwestern University che ha scoperto la frequenza su cui viaggiano le vocalizzazioni degli esseri viventi: 2 hertz. E’ questo il numero chiave, pari a due impulsi al secondo, in cui i cervell di specie diverse sono naturalmente predisposti a elaborare segnali a questa frequnza, la stessa che caratterizza poi anche le canzoni che diventano più famose.
Lo studio è nato con l’obiettivo di provare a capire come si genera la sincronia in natura. Il team, guidato dal professor Guy Amichay, ha osservato in Thailandia degli sciami di lucciole monitorandoli e filmandoli. Durante le riprese, “abbiamo notato che i grilli nelle vicinanze sembravano spesso frinire in sincronia con le lucciole. Per fortuna, i nostri microfoni erano accesi. Queste comunicazioni ritmiche a ritmi quasi identici erano forse un caso di sincronia interspecifica e intermodale? Un'analisi dettagliata ha dimostrato che i grilli e le lucciole non erano effettivamente sincronizzati. Tuttavia, i loro ritmi di segnalazione, entrambi prossimi ai 2,4 Hz, differivano solo del 10% circa”. Da ciò è emerso che gli insetti producono impulsi luminosi con una cadenza simile al frinire dei grilli.
Così si è arrivati a trovare, ad ascoltare, il “tempo unico” della comunicazione animale, specie umana compresa. I ricercatori in particolare hanno chiarito che si tratta di segnali sonori molto diversi tra di loro in termini di forma: canti, richiami, lampeggiamenti luminosi, movimenti ritualizzati ma che hanno tutti una determinata regolarità: si ripetono appunto con una frequenza di circa 2 hertz, al ritmo di due eventi al secondo.
Quello che dunque questo studio ci insegna è che la comunicazione in natura non è un fenomeno solo individuale e legato a una singola specie, ma può essere qualcosa che atavicamente coinvolge tutti gli esseri viventi secondo un meccanismo radicato nel sistema nervoso.
“Gli psicologi della musica – aggiungono gli esperti nello studio – hanno suggerito che gli esseri umani prediligono i tempi musicali intorno ai 2 Hz (o 120 battiti al minuto – BPM) a causa della loro andatura. Qui sosteniamo che questo tempo è in realtà molto più diffuso e quindi forse viene utilizzato per una ragione diversa: potrebbe esserci una profonda radice evolutiva. Ipotizziamo, data l'ampia varietà di apparati di produzione del segnale, che probabilmente non si tratti di un vincolo biomeccanico sulla produzione; la ragione potrebbe derivare dal lato del ricevitore. Molto probabilmente, questo non ha a che fare con gli organi sensoriali, poiché, ripeto, i canali di comunicazione sono diversi. D'altra parte, tutti i ricevitori si affidano a una qualche forma di apparato neurale per elaborare questi segnali: questo è il fattore comune”.