
Nel 2016 aveva vinto sei premi al Crufts, l'esposizione canina più importante al mondo, con Carlos, uno dei suoi cani di razza Bracco italiano. A distanza di otto anni però, la sua casa di Pontypool nel Galles meridionale è stata perquisita dalla polizia e sono stati ritrovati 77 cani in terribili condizioni di salute tra cui 20 cuccioli e diversi animali ormai in fin di vita.
La terribile storia di maltrattamento di animali riguarda Lynda Cooper, un'allevatrice di Bracchi italiani molto nota a livello internazionale. La donna è stata condannata dopo una lunga inchiesta iniziata nel 2024: il 19 giugno, durante un'udienza della Corte della Corona di Cardiff, Cooper si è dichiarata colpevole di 11 reati relativi al benessere degli animali e all'allevamento di cani senza licenza. Tra i reati c'è anche l'aver causato sofferenze non necessarie ai cani e non aver soddisfatto le loro esigenze di benessere.

Cooper è stata condannata a una pena detentiva di 12 mesi sospesa per due anni, quindi non dovrà scontarla in carcere a meno che non violi le condizioni imposte dal tribunale. Le è stato fatto divieto di possedere o detenere cani per 10 anni, l’obbligo di partecipare a un percorso di trattamento per la sua salute mentale e il pagamento di circa 10 mila sterline per le spese processuali e altri contributi economici, oltre a una sanzione aggiuntiva.

Questa storia mette insieme le passerelle internazionali di competizioni canine con il maltrattamento degli animali e riporta alla ribalta queste manifestazioni e gli interessi di chi ci partecipa a discapito della salute degli animali: basti pensare del resto alla morte di tre cani lasciati chiusi in un furgone durante il recente evento voluto dall'Enci in Italia. Ma per ricostruire le tappe della orribile storia che arriva dal Regno Unito, finita sulle pagine di tutti i media anglosassoni, bisogna fare un salto indietro nel tempo.
Al 2024, quando arrivano le prime segnalazioni sulla donna che indicavano che stesse allevando illegalmente i cani e già in condizioni critiche per lo stato in cui si trovavano gli animali nell'abitazione della donna. Il caso fu portato anche all'attenzione della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA), una delle più grandi organizzazioni no profit per la protezione degli animali del Regno Unito, ma ai volontari era stato sempre negato l'accesso alla proprietà. E' nel momento in cui però in questa storia viene coinvolta l'associazione Hope Rescue che le cose iniziano a cambiare e si svelano i tratti orribili di quanto stava facendo Cooper. Un mese dopo quelle prime segnalazioni, l'associazioni riceve una richiesta di affidamento da parte della donna e accoglie 23 cani: tre madri e venti cuccioli. "La nostra preoccupazione è stata immediata – scrivono in un comunicato – Le madri erano emaciate e i cuccioli, pur avendo meno di otto settimane, venivano tenuti separati da loro; inoltre, le condizioni di vita erano davvero allarmanti".
I volontari riescono ad avvicinarsi alla proprietà, e così descrivono quello che hanno visto: "Abbiamo potuto notare altri cani, molti dei quali apparivano sottopeso. Ci siamo anche resi conto, a causa del rumore, che probabilmente c'erano molti altri che non potevamo vedere: alcuni all'interno della casa, a cui non ci era consentito accedere, e altri nelle stalle. Abbiamo incoraggiato la proprietaria a mostrarci tutti i cani e abbiamo chiarito che volevamo aiutarli il più possibile, ma alla fine solo 23 ci furono affidati".
Da quel momento in poi si sono susseguiti diversi altri interventi, come quando sono stati portati via altri 54 animali, tra cui due cucciolate. "Per accedere alla proprietà era necessario un mandato di perquisizione, poiché Cooper si era precedentemente rifiutato di far entrare gli agenti della RSPCA. Alla visita hanno partecipato funzionari del dipartimento Licenze e Standard Commerciali del Comune di Torfaen, ALW e un veterinario. Persino il nostro personale più esperto è rimasto inorridito da ciò che ha visto", continua la testimonianza.
Nonostante gli sforzi dello staff, dei veterinari, dei fisioterapisti e delle famiglie affidatarie, sei dei cani più anziani sono stati soppressi nei mesi successivi. Le loro condizioni di salute erano troppo gravi per poter garantire loro una vita dignitosa.