
"Si auspica che i programmi televisivi dedicati al comportamento animale possano contribuire a diffondere una cultura fondata sulle evidenze scientifiche, sul rispetto delle competenze professionali e sulla tutela del benessere animale, evitando semplificazioni narrative che rischiano di banalizzare problematiche cliniche e comportamentali complesse". E' questo uno dei passaggi più chiari e diretti del parere che la Federazione Nazionale dei Medici Veterinari ha dato attraverso un comunicato sulla serie "Cani da incubo" su Amazon Prime Video, condotta e auto prodotta dall'addestratore Tommaso Castellano.
Non solo FNOVI, ma anche l'Enpa e l'Hub dei professionisti dell'istruzione e dell'educazione cinofila, che racchiude le quattro associazioni più importanti d'Italia, sono scesi in campo contro una serie che "normalizza l’utilizzo di collari a scorrimento e di altri strumenti avversivi, nonché mette in atto la rappresentazione del cane come soggetto da controllare attraverso la pressione fisica o la correzione del comportamento", come sottolineato dall'Ente nazionale di Protezione degli Animali.
Educatori e istruttori cinofili, veterinari e volontari contro ogni forma di violenza e coercizione
Il format ha toccato sicuramente un nervo scoperto della cinofilia: la mancanza di conoscenza da parte della maggioranza delle persone comuni che vivono con un cane di un mondo di professionisti del settore che curano la relazione con il cane secondo approcci moderni, scientifici e privi di alcuna forma di coercizione e che oggi si ritrovano a essere "rappresentati" loro malgrado da chi invece ha creato una serie tv basandosi sulla mancanza di studio (dichiarata dallo stesso Castellano più volte) e su quelle che sono state auto definite "capacità innate" nell'essere un addestratore.
"Il nostro lavoro non consiste nel proporre soluzioni immediate o scorciatoie, ma nell’accompagnare persone, famiglie e cani in percorsi spesso complessi, mettendo a disposizione conoscenze, esperienza, ascolto e supporto professionale – scrivono invece Aieci, Apnec, Fics e Apnocs che racchiudono le figure di EsCac (Esperto Cinofilo nell'Area Comportamentale) – Questo significa rifiutare qualsiasi forma di violenza, coercizione o intimidazione, sia fisica che emotiva, e promuovere percorsi fondati sul rispetto, sulla fiducia, sulla cooperazione e sulla tutela del benessere psicofisico del cane".
La visione del cane da tenere con il guinzaglio a scorrimento e da strattonare di Castellano nel suo "Cani da incubo"
Castellano è da anni che porta avanti questo suo progetto. Basta fare una ricerca online per trovare riferimenti a "Cani da incubo" tre anni fa, per una serie che aveva già realizzato e che veniva distribuita attraverso YouTube. Ora quelle puntate non sono più online e il suo format è diventato appunto realtà su Amazon Prime Video.
Nel post del 4 novembre del 2023, l'addestratore dichiarava chiaramente i suoi intenti, proprio relativamente all'uso di strumenti coercitivi: "Anche per tutti quelli addestratori (l'errore in italiano è dell'autore del post, ndr) che mi hanno osteggiato, che non hanno capito che ho portato sempre l’acqua al loro mulino, che per invidia e gelosia non hanno messo mai un mi piace e non si rendono conto di quello che abbiamo fatto in Italia in questi anni… 5 anni fa non esisteva parlare di collare a scorrimento, non si poteva parlare di strattonata, non si poteva parlare di museruola… Se oggi tutto questo è possibile non dovete ringraziare di certo voi, ma Scuolapercani".
"Scuola per cani" è il nome del suo centro cinofilo dove, appunto, l'abc dei suoi insegnamenti si basa su questi metodi che da sempre promuove, anche con un business legato a una vendita diretta del collare a scorrimento (elemento sempre presente nella serie e che fa pensare a un perfetto "product placement") e altri "gadget" che i discenti dei suoi "corsi di formazione" comprano e a loro volta promuovono online.
E tutto ciò che emerge dalla sua narrazione, sebbene edulcorata rispetto a video che oggi non si trovano più online di Castellano che appendeva il suo cane per il collo o del Barboncino schiacciato sotto il suo peso, è che solo la forza e l'imposizione della sua presenza riescono a rendere i cani una sorta di soldatini, privi di alcuna personalità e privati della loro capacità cognitiva. A dirlo sono del resto proprio coloro che studiano e si aggiornano costantemente nell'ambito del benessere animale, come appunto i veterinari e gli educatori e istruttori cinofili e anche il mondo del volontariato con la presa di posizione dell'Enpa.
I punti emersi da parte dei professionisti contro "Cani da incubo"
Nel dettaglio, FNOVI ha voluto richiamare l'attenzione dei suoi iscritti "alla luce dei contenuti proposti nella serie televisiva, nonché del pubblico e degli operatori del settore su alcuni aspetti fondamentali relativi alla gestione dei problemi comportamentali del cane". All'appello si è unita anche VIVA (“Veterinari Italiani contro la Violenza sugli Animali”), associazione dei Veterinari esperti in comportamento. Questo il comunicato integrale della Federazione:
Pur riconoscendo il valore divulgativo dei mezzi di comunicazione, la rappresentazione di casi comportamentali complessi dovrebbe essere coerente con le attuali conoscenze scientifiche e con il quadro normativo vigente, al fine di evitare la diffusione di messaggi fuorvianti riguardo al benessere animale, alla sicurezza pubblica e alle competenze professionali coinvolte.
Si auspica che i programmi televisivi dedicati al comportamento animale possano contribuire a diffondere una cultura fondata sulle evidenze scientifiche, sul rispetto delle competenze professionali e sulla tutela del benessere animale, evitando semplificazioni narrative che rischiano di banalizzare problematiche cliniche e comportamentali complesse.
La complessità del comportamento animale non può essere ridotta a spettacolarizzazione o a soluzioni immediate: ogni intervento deve essere guidato da competenza, responsabilità, sicurezza e tutela del benessere psicofisico dell’animale.
Si evidenzia in particolare che:
● I comportamenti aggressivi e reattivi hanno origine multifattoriale e richiedono una valutazione approfondita degli aspetti clinici, comportamentali, genetici, ambientali e relazionali. Dolore, patologie organiche e alterazioni dello stato emotivo rappresentano possibili cause o concause di tali manifestazioni e devono essere sempre considerate attraverso un adeguato percorso diagnostico veterinario. Nella serie televisiva la valutazione di tali aspetti risulta assente o affrontata in modo marginale.
● La diagnosi e la gestione dei problemi comportamentali sono atti medico-veterinari che richiedono specifiche competenze professionali. La prescrizione di farmaci, inclusi quelli ad azione psicotropa, di nutraceutici o fitoterapici, così come l’indicazione di procedure chirurgiche quali sterilizzazione e castrazione, rientrano esclusivamente nelle competenze del Medico Veterinario. L’affermazione del conduttore, secondo il quale tali interventi sono inutili o irrilevanti, rischia di veicolare informazioni non coerenti con l’approccio clinico e scientifico attualmente riconosciuto.
● I cani con manifestazioni aggressive devono essere gestiti nel rispetto della normativa vigente. L’Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013 individua nel Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale la figura di riferimento per il loro inquadramento e la loro gestione. La rappresentazione di interventi su cani aggressivi in assenza di tale figura rischia di generare nel pubblico una percezione distorta delle competenze professionali e delle responsabilità previste dalla legge.
● Tutela del benessere animale. Nella serie vengono mostrati strumenti e metodologie basati sull’inibizione, sulla coercizione, sulla punizione e sull’esposizione forzata a situazioni altamente stressanti dalle quali il cane non può sottrarsi (flooding). Tali pratiche risultano incompatibili con le attuali evidenze scientifiche sul comportamento animale e con i principi di tutela del benessere animale progressivamente recepiti dalla normativa europea, incluso il recente Regolamento europeo sul benessere e la tracciabilità di cani e gatti che limita l’impiego di strumenti coercitivi quali collari a punte e collari a strangolo privi di sistemi di sicurezza. I cani ripresi in video manifestano in modo evidente inibizione comportamentale, segnali di stress e paura, comportamenti di evitamento, senza che venga compreso e rispettato il loro disagio. La letteratura scientifica riporta che l'apparente tranquillità osservata dopo tali interventi può riflettere uno stato di inibizione comportamentale o rassegnazione appresa, piuttosto che un reale miglioramento dello stato emotivo.
● Le problematiche comportamentali coinvolgono l’intero sistema relazionale in cui vive il cane. La semplificazione o la colpevolizzazione dei caregiver, così come l’analisi sommaria delle dinamiche emotive e relazionali delle persone coinvolte, non rappresentano un approccio adeguato alla comprensione del problema. Analogamente, l’allontanamento, del cane dalle proprie figure di riferimento durante il training e la rappresentazione di una rapida risoluzione affidata esclusivamente all’intervento del conduttore rischiano di banalizzare il ruolo del legame di attaccamento, delle relazioni familiari e del lavoro quotidiano richiesto ai caregivers nel percorso terapeutico.
● La creazione di situazioni potenzialmente pericolose mediante “provocative test” o esposizioni deliberate a stimoli scatenanti può rappresentare un rischio per il benessere dell’animale, per le persone coinvolte e per la sicurezza pubblica, oltre a favorire il consolidamento di risposte emotive e comportamentali indesiderate. Il pubblico potrebbe essere indotto a riproporre o emulare autonomamente gesti e procedure, con possibili conseguenze dannose.
● La valutazione e il trattamento dei problemi comportamentali richiedono tempo, personalizzazione degli interventi e la collaborazione tra Medici Veterinari Esperti in Comportamento Animale e professionisti qualificati dell’area educativa e riabilitativa, nel rispetto delle competenze previste dalla norma UNI 11790:2020 e degli standard professionali vigenti. Nella serie gli interventi comportamentali vengono invece rappresentati come rapidamente risolutivi o standardizzabili.
Sulla stessa scia, ma con in più una profonda riflessione su quanto sia necessario che gli educatori e gli istruttori cinofili emergano maggiormente nel campo della comunicazione pubblica, l'Hub dei professionisti cinofili ha ovviamente preso posizione nei confronti della serie e dei metodi di Castellano con queste parole:
In merito alla pubblicazione della serie “Cani da Incubo” sentiamo l’esigenza di esprimere la testimonianza di chi ogni giorno opera sul campo con competenza, responsabilità e autentico spirito di servizio.
Il nostro lavoro non consiste nel proporre soluzioni immediate o scorciatoie, ma nell’accompagnare persone, famiglie e cani in percorsi spesso complessi, mettendo a disposizione conoscenze, esperienza, ascolto e supporto professionale.
Questo significa rifiutare qualsiasi forma di violenza, coercizione o intimidazione, sia fisica che emotiva, e promuovere percorsi fondati sul rispetto, sulla fiducia, sulla cooperazione e sulla tutela del benessere psicofisico del cane.
Ma forse oggi la domanda più importante non riguarda una trasmissione.
Riguarda noi.
Perché, nel 2026, dopo decenni di studi sul comportamento animale e sull’apprendimento, dopo l’evoluzione della cinofilia moderna e l’affermazione di approcci fondati sulla relazione e sulle evidenze scientifiche, c’è ancora chi cerca scorciatoie?
Perché continuiamo a credere che un problema complesso possa essere risolto in pochi minuti davanti a una telecamera?
Perché molte persone si rivolgono a un professionista soltanto quando la situazione è ormai degenerata, anziché chiedere supporto ai primi segnali di difficoltà?
E soprattutto: perché siamo ancora così attratti dall’idea di controllare il cane invece di comprenderlo?
Vivere con un cane non significa dominarlo. Non significa piegarne la volontà. Non significa imporre obbedienza attraverso la paura.
Vivere con un cane significa assumersi una responsabilità verso un altro essere vivente, riconoscendone bisogni, emozioni, limiti e capacità. Significa dedicare tempo, pazienza, formazione e, quando necessario, affidarsi a professionisti qualificati e competenti.La spettacolarizzazione di metodi coercitivi e vessatori rappresenta un grave passo indietro per il nostro settore e rischia di diffondere messaggi profondamente sbagliati a migliaia di famiglie.
Per questo diciamo NO.
NO alla cinofilia della paura.
NO alla cultura della sopraffazione.
NO all’illusione delle soluzioni facili.
NO alla spettacolarizzazione della sofferenza e del disagio.
E diciamo SÌ.
SÌ alla competenza.
SÌ alla formazione.
SÌ alla responsabilità.
SÌ a una relazione costruita sulla fiducia, sul rispetto e sulla cooperazione.
Perché se pensiamo che vivere con un cane significhi vincere una battaglia contro di lui, allora abbiamo già perso entrambi.
La cinofilia che immaginiamo per il futuro non cerca scorciatoie. Costruisce relazioni.
Altra presa di posizione netta viene dal mondo del volontariato, dall'Enpa appunto che si è riservata anche di avviare un confronto diretto con le società di produzione, le emittenti e tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione e diffusione di programmi dedicati agli animali, con l’obiettivo di promuovere una rappresentazione della relazione uomo-cane coerente con le attuali evidenze scientifiche e con i principi di benessere animale riconosciuti a livello nazionale ed europeo. "La relazione con il cane non può essere ridotta a una dinamica di controllo. Le evidenze scientifiche indicano che fiducia, comprensione e cooperazione rappresentano gli strumenti più efficaci per costruire un rapporto equilibrato e duraturo tra persone e animali. Per questo riteniamo fondamentale che anche la comunicazione televisiva contribuisca a diffondere una cultura del rispetto e del benessere animale, evitando messaggi che rischiano di legittimare pratiche ormai superate dalla scienza», ha aggiunto la vice presidente nazionale Giusy D’Angelo.