
"Lasciaci il cane che te lo aggiustiamo noi". E' la frase con cui, spesso, in ambito cinofilo si fa saracasmo su una proposta che prende sempre più piede, ovvero quando sedicenti "esperti" di comportamento canino propongono alle persone di riferimento di portare il cane nel loro presunto centro cinofilo, in cui appunto lasciarlo fin quando non lo avranno reso "perfetto" per la vita in famiglia.
Questa prassi ha preso piede negli Stati Uniti già da diverso tempo e si sta sempre più espandendo in Italia, da parte di persone che non adottano percorsi di educazione che, secondo i più moderni studi scientifici, si devono basare sull'importanza della costruzione di una relazione tra persona e cane e nemmeno più sull'addestramento classico se non coercitivo.
Si è scatenato però un putiferio rispetto a una notizia diramata da LNDC Animal Protection che ha reso nota la vicenda del cane Fiocco, un Volpino italiano affidato per circa due mesi alla struttura “Meta-Lupo”, situata a Tresana, in Lunigiana. La persona di riferimento, fidandosi di quanto dicevano due "esperte", al posto però di riavere il cane "aggiustato" lo ha riavuto ricoperto di escrementi e “in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze”, come emerso dalle indagini dei Carabinieri Forestali e riportato nel decreto penale di condanna emesso dal Tribunale di Massa. Al momento della riconsegna, il cane risultava infatti “sporco di feci secche su tutto il pelo tranne la testa, segno che veniva pulito molto raramente oltre che lasciato in un box/trasportino molto spesso sporco di escrementi mai rimossi, aveva contratto la giardia, una grave enterite e una dermatite diffusa”.
Le persone coinvolte sono Georgia Majorana e Francesca Brandani: sono state oggetto di un decreto penale di condanna per il reato previsto dall’articolo 727 del Codice Penale (abbandono di animali) a una pena di 2.500 euro di ammenda.
Educatori cinofili: facciamo chiarezza su garanzia e trasparenza
Ora, questa storia ha aperto il fronte a varie considerazioni. Una del tutto legata al mondo della cinofilia e, di conseguenza, alla difficoltà per la gran parte delle persone di saper distinguere in generale la competenza di chi si professa dog trainer e poi nel particolare di conoscere le diverse realtà del comparto cinofilo.
Si è generata infatti un'enorme confusione, indotta dall'utilizzo del termine "educatrici" utilizzato nel primo comunicato di LNDC e a fronte anche del dato di fatto che in Italia ad oggi la figura professionale dell'educatore e dell'istruttore cinofilo non ha un albo di riferimento, ovvero non è riconosciuta a livello nazionale. Ma ci sono enti e associazioni che operano in tutto il Paese che seguono norme ben precise ed esiste la qualifica di EsCAC (Esperto Cinofilo nell'Area Comportamentale) che prevede la figura di un professionista che ha requisiti certificati secondo gli standard UNI 11790 a cui bisognerebbe almeno fare sempre riferimento quando si utilizzano determinati "titoli", tanto nella vita professionale che quando si fanno comunicazioni in merito.
Alessandra Chiarcos, presidente di AIECI (Associazione Istruttori e Educatori Cinofili Italiani) infatti sottolinea a Kodami: "Prima di tutto bisogna ribadire la nostra totale condanna verso qualsiasi forma di maltrattamento o gestione non rispettosa del benessere del cane e delle sue esigenze etologiche. Però dobbiamo anche chiarire un aspetto fondamentale, visto che le persone coinvolte non risultano in possesso di certificazioni professionali accreditate Accredia, secondo il corpus normativo tecnico di UNI e secondo anche la normativa che fa riferimento per le certificazioni delle competenze professionali".
Esiste infatti un sistema preciso di garanzia e di trasparenza che è proprio determinato dal fatto dell'esistenza della legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate che, spiega ancora Chiarcos "pone la necessità di avere uno strumento a garanzia dell'utenza e quindi a garanzia del cliente e del benessere del cane".
Ciò che la presidente di Aieci aggiunge è anche che "purtroppo nel nostro settore è importante non cadere in una confusione spesso indotta e voluta che è quella degli attestati, delle qualifiche associative e invece capire qual è il meccanismo del combinato della qualificazione e della garanzia di qualità. Noi tra l'altro come hub delle professione cinofile rappresentiamo un meccanismo virtuoso che si è determinato nel riordino di questo settore. Siamo quattro associazioni professionali (AIECI, APNEC, APNOS e FIXPRO) che apparentemente sembriamo concorrenti ma abbiamo tutti a cuore il fatto di dare garanzia, trasparenza e sicurezza a chi convive con un cane. Abbiamo dei registri che devono e sono pubblici attraverso i nostri siti e tutti i nostri associati sono tenuti al rispetto rigoroso dei nostri codici etico-deontologici che ovviamente escludono qualsiasi metodologia o strumento coercitivo nei confronti del cane".
Abbiamo così più volte interpellato direttamente l'ufficio stampa di LNDC Animal Protection che ha compreso quanto sia fragile il confine che separa le persone davvero competenti da quelle che approfittano della "buona fede" delle persone e l'associazione ha deciso di diramare una nuova nota rispetto a quanto era stato comunicato:
Lavoriamo da sempre, ogni giorno, nei nostri rifugi insieme a educatori e istruttori cinofili provenienti da diverse scuole di pensiero, che collaborano a loro volta con veterinari comportamentalisti. Il nostro obiettivo è aiutare i cani vittime di maltrattamenti e abusi a superare i traumi subiti, favorendone l’adozione e offrendo loro la possibilità di iniziare una nuova vita all’interno di una famiglia. Purtroppo, esistono situazioni come questa in cui figure che operano in questi ambiti, anziché contribuire al benessere degli animali, finiscono per arrecare ulteriori danni ai cani e alle persone che li amano e se ne prendono cura. Per questo riteniamo che professioni così delicate e fondamentali dovrebbero essere oggetto di una maggiore regolamentazione, al fine di ridurre il più possibile il rischio che episodi simili possano verificarsi. Quanto accaduto rappresenta senza dubbio una pagina negativa, ma non può e non deve mettere in discussione il lavoro serio, competente e prezioso dei tanti professionisti che ogni giorno affiancano noi e migliaia di famiglie nel percorso volto a migliorare la relazione e la qualità della vita con i propri cani.
Precisato questo aspetto, che comunque incide fortemente sul vero benessere di cani e persone quando cercano supporto in chi si professa competente ma poi spesso si ritrovano in condizioni addirittura peggiori rispetto a prima, c'è una riflessione ancora più "alta" da cui dipende qualsiasi altra considerazione.
Mai lasciare un cane a chiunque che vi dica: "Ci pensiamo noi ad educarlo"
Dovrebbe essere semplicemente inconcepibile pensare che un cane possa essere lasciato nelle mani di chiunque per essere educato o addestrato per poi essere ripreso "senza problemi".
Non si tratta di un oggetto, non è una macchina da portare a riparare ed è solo nell'ambito del rapporto che si crea tra persona e cane che si possono identificare le fratture che una relazione può presentare.
E se questa considerazione purtroppo è ancora rara e tante sono le persone che non vedono il proprio cane come un individuo a sé, è semplicemente inaccettabile che chi opera nel campo della cinofilia convinca i "proprietari" che una cosa del genere possa essere "la strada giusta".
C'è un'altra osservazione infine da fare riguardo a quanto accaduto: come detto LNDC ha reso nota questa storia in prima battuta parlando di "educatrici". Non stanno così le cose: le due condannate non possono essere definite tali perché così semplicemente si presentavano o perché le Forze dell'ordine le hanno chiamate così nelle loro comunicazioni al riguado. Se si vuole trovare un titolo per loro, bene, prima bisognerebbe informarsi sulle varie realtà esistenti e comunque si Sto arriverebbe solo a "scoprire" che non c'è ne è uno che possa essere considerato valido per loro nell'ambito di qualsiasi professione che attiene alla cinofilia considerando quello che hanno proposto e gli esiti.
Del resto poi già solo la differenza tra educatori e addestratori, per fare un esempio chiaro, non è solo semantica, come abbiamo più volte spiegato su Kodami. Si tratta infatti di metodi e approcci completamente diversi nel rapporto con il cane e un educatore o istruttore cinofilo che possa dirsi davvero tale mai avrebbe applicato questa tipologia di percorso, ovvero "lavorare" sul cane da solo e separandolo dalla sua famiglia.
Come conclude infatti la presidente dell'Aieci: "Prima di affidare il proprio cane a strutture e operatori del settore è necessario prendere tutte le informazioni. Tutti i nostri professionisti ad esempio collaborano con i medici veterinari clinici, quelli esperti in comportamento. Tutto questo dà finalmente un'infrastruttura della tutela del cane e delle persone e una professionalità che sono le basi per tutto il nostro mondo e il nostro settore professionale".