
Per un grillo maschio, cantare è fondamentale: il frinire che siamo abituati ad ascoltare in estate serve infatti ad attirare le femmine e ad accoppiarsi. Eppure, alle Hawaii, da oltre vent'anni sta accadendo qualcosa di insolito. Sempre più grilli campestri (Teleogryllus oceanicus), una specie originaria dell’Australia, hanno smesso di cantare. Non si tratta di un cambiamento nel comportamento, ma del risultato di un vero e proprio processo evolutivo.
A raccontarlo è un nuovo studio presentato durante il congresso della Society for Experimental Biology, che si è svolto a Firenze. I ricercatori hanno scoperto che i grilli "silenziosi" sono ormai diffusi in gran parte dell'arcipelago hawaiano e che esistono addirittura diverse varianti che si sono evolute in modo indipendente, accomunate dallo stesso obiettivo: restare in silenzio per evitare un pericoloso nemico.
Il canto che metteva a rischio la vita dei grilli maschi

Il responsabile di questa trasformazione è una piccola mosca parassitoide, Ormia ochracea. A differenza di un normale parassita, che vive a spese dell'ospite senza ucciderlo subito, un parassitoide depone le proprie uova sul corpo di un altro animale e le larve se ne nutrono fino a provocarne la morte. La mosca riesce a individuare i grilli maschi proprio seguendo il loro canto. Per questo motivo, gli individui che, a causa di mutazioni genetiche, producono meno suoni o non cantano affatto hanno maggiori probabilità di sopravvivere e riprodursi.
La prima forma "silenziosa", chiamata flatwing, venne osservata nel 2003 sull'isola di Kaua'i. I maschi – che in realtà non cantano davvero, ma emettono suoni sfregando tra loro parti del corpo – hanno ali prive delle strutture anatomiche necessarie per produrre il caratteristico frinire. Oggi questa caratteristica è diventata sempre più comune e si è ormai diffusa anche nelle altre isole hawaiane.
Un compromesso evolutivo per potersi accoppiare senza cantare
Rinunciare al canto, però, ha un costo non da poco. I maschi, infatti, non possono più attirare le femmine con il loro richiamo, devono trovarle in altri modi, farsi notare e convincerle ad accoppiarsi. I ricercatori, tra cui Jae Walker della University of St Andrews, sembrano però aver individuato un possibile svantaggio che compensa il dover rinunciare al proprio canto. I maschi "silenziosi" raggiungono l'età adulta circa una settimana prima di quelli che cantano. Questo significa che hanno più tempo a disposizione per cercare una compagna e riprodursi.
Secondo Walker, che coordina la ricerca per il suo dottorato, questo rappresenta un classico esempio di compromesso evolutivo: i grilli perdono la capacità di attirare le femmine con il canto, ma guadagnano più tempo per cercarle e riuscire ad accoppiarsi.
Tante strade evolutive diverse per arrivare al silenzio

Analizzando al microscopio le ali e studiando quali geni sono attivi durante il loro sviluppo, i ricercatori hanno anche scoperto che la forma flatwing non è l'unica "soluzione" trovata dall'evoluzione per "zittire" i grilli maschi. Esistono infatti diverse altre forme che riducono o eliminano il canto modificando le ali in modi differenti.
Alcune, chiamate curlywing, hanno ali dai bordi ripiegati; altre, denominate smallwing, possiedono ali molto più piccole del normale. L'ultima variante individuata, battezzata invece defiled, altera una struttura dell'ala indispensabile per produrre il suono. Nonostante le differenze anatomiche, tutte queste mutazioni hanno sempre lo stesso effetto: rendere i maschi più difficili da individuare per le mosche parassitoidi.
Per gli scienziati si tratta di un esempio evidente di evoluzione parallela, cioè di soluzioni diverse che si sviluppano indipendentemente per risolvere lo stesso problema. L'evoluzione, infatti, non è mai finalistica e non "sceglie" la strada "migliore" o più efficace. Quando le pressioni dell'ambiente sono particolarmente intense e una mutazione funziona, non è importante come ci si è arrivati, ma il risultato: aumentare le chance di sopravvivenza e riprodursi. E in questo caso la chiave è smettere di cantare. Non importa come.