Trump vuole lanciare un portale per tutti i contenuti online vietati dall’UE: cosa significa

Gli Stati Uniti di Donald Trump sembrano intenzionati a lanciare un portale per consentire agli utenti di vari Paesi, soprattutto quelli europei, di accedere ai contenuti bloccati dalle autorità nazionali, inclusi materiali classificati come incitamento all'odio o propaganda estremista.
La piattaforma si chiama Freedom.gov, ha già un dominio registrato e offre una pagina consultabile, anche se al momento non riporta ad alcun contenuto. Il sottosegretario per la diplomazia pubblica Sarah Rogers avrebbe dovuto presentare il progetto nel corso della Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 13-15 febbraio scorso, ma per motivi ancora ignoti l'annuncio sembra essere stato rimandato.
Come dovrebbe funzionare Freedom.gov
Secondo quanto riportato da Reuters, il sito potrebbe integrare una funzione simile a una VPN capace di far apparire il traffico degli utenti come proveniente dagli Stati Uniti, senza tracciarne l’attività.
Dal punto di vista tecnico-amministrativo, il dominio risulta gestito dalla CISA, struttura federale che fa capo al Department of Homeland Security e che si occupa di assegnare domini governativi verificando l'identità degli enti richiedenti. La stessa agenzia sovrintende anche a organismi come l'Immigration and Customs Enforcement (ICE), ma secondo fonti giornalistiche avrebbe precisato di non avere alcun controllo sui contenuti pubblicati sui siti registrati attraverso il proprio sistema.
I motivi dietro la mossa di Trump
La Casa Bianca sembra voler presentare Freedom.gov come parte integrante della propria strategia di promozione della libertà digitale. Per il Dipartimento di Stato americano, garantire a chiunque la possibilità di esprimersi senza restrizioni (anche con contenuti che incitano all'odio, alla discriminazione e alla violenza) rappresenta una priorità. Lo stesso Dipartimento lo ha confermato tramite un portavoce, sottolineando come la "proliferazione di tecnologie per la privacy e l'elusione della censura" sino considerato obiettivi primari per l'Amministrazione, pur negando l'esistenza di un programma specifico pensato per aggirare le normative europee e smentendo il fatto che il lancio del portale sia stato rinviato.
La questione, dunque, sembra soprattutto politica e rischia di incrinare ulteriormente rapporti già tutt'altro che distesi tra Europa e Stati Uniti. Washington sostiene che alcune normative europee penalizzino i movimenti conservatori, mentre Bruxelles ribadisce la necessità di contenere l'odio online e la propaganda estremista, difendendo regole che sono state promulgate proprio per prevenire il ritorno di ideologie violente. D'altronde, solo una decina di giorni fa, sempre in occasione della Conferenza di Monaco, il vicepresidente JD Vance aveva accusato l'Europa di reprimere la libertà di parola.
In questo quadro, non sorprenderebbe affatto la scelta di Trump di proporsi come paladino del libero pensiero, offrendo una piattaforma pensata per consentire agli utenti di aggirare le norme sempre più stringenti dell'UE, che impongono alle piattaforme online la rapida rimozione di contenuti illegali o ritenuti disinformativi.
Quali sono i rischi di un portale per i contenuti banditi
Negli ultimi dieci anni gli Stati Uniti avevano gia finanziato con oltre 500 milioni di dollari strumenti open-source per aggirare la censura in paesi autoritari come Iran, Cina o Myanmar, attraverso il programma Internet Freedom. Quelle tecnologie, sviluppate da organizzazioni indipendenti, permettevano ad attivisti e giornalisti di accedere alla rete globale durante blackout informatici. Secondo analisti citati da Reuters, però, Freedom.gov rappresenterebbe un cambio di paradigma. Invece di sostenere progetti decentralizzati, il portale convoglierebbe il traffico degli utenti verso un sistema centralizzato, gestito dal governo americano.
Proprio questa centralizzazione rappresenta l'aspetto più inquietante. Come sottolineato da diversi analisti (il quotidiano The Guardian cita l'esperto di sicurezza digitale Andrew Ford Lyons) il nuovo portale rischierebbe di sostituire strumenti trasparenti e verificabili con una piattaforma dai meccanismi ben più opachi.
Il pericolo, in buona sostanza, è quello di trovarsi con un nuovo contenitore digitale, controllato direttamente dagli Stati Uniti, dove i potenti strumenti di propaganda della galassia filo-Trumpiana – inclusi tutti quei blog, siti e i forum di organizzazioni estremiste che in Europa vengono sistematicamente cancellati – potranno veicolare messaggi e contenuti senza alcun filtro. Non solo. L'esistenza di una simile zona franca virtuale può trasformarsi in un hub ideale per attività clandestine, come vendita di dati rubati, servizi fraudolenti e materiali pirata.