Sventata rete di streaming illegale, scattano le multe per 120 utenti: cosa rischiano i clienti

Una nuova operazione contro la pirateria audiovisiva coordinata dalla Procura di Bologna e condotta dal Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza di Roma ha portato all'identificazione di 120 utenti che utilizzavano servizi di streaming illegale offerti da un rivenditore residente nella provincia di Rimini. L'indagine rientra in un filone investigativo ormai strutturato, mirato a contrastare la diffusione su larga scala di contenuti audiovisivi pirata.
Come funzionava il sistema
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il rivenditore metteva a disposizione accessi a pagamento a prezzi naturalmente più bassi rispetto agli abbonamenti ufficiali ai palinsesti completi delle principali piattaforme di pay-tv e streaming, tra cui Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Prime Video. In sostanza, gli utenti versavano un canone mensile per accedere illegalmente a film, serie televisive ed eventi sportivi, senza corrispondere alcun compenso ai titolari dei diritti.
Per risalire ai clienti, i finanzieri hanno analizzato i flussi di denaro, i bonifici e le ricariche su carte prepagate effettuate a favore del rivenditore. L'attività di tracciamento ha consentito di individuare utilizzatori distribuiti in 60 province italiane. Una concentrazione significativa è però emersa proprio in Romagna, dove il servizio illecito si sarebbe diffuso soprattutto attraverso passaparola e contatti diretti, oltre che tramite i canali online.
Cosa rischia chi ha usufruito dei servizi pirata
Le persone coinvolte hanno un’età compresa tra i 20 e i 70 anni e appartengono alle categorie professionali più diverse. Lavoratori dipendenti, liberi professionisti e anche alcuni pensionati. Come ha spiegato a Fanpage.it il commissario Agcom Massimiliano Capitanio in una precedente intervista relative alle multe per gli utenti di Streaming Community, a questo tipo di sanzioni vengono contestate violazioni amministrative sul diritto d'autore, con sanzioni che partono da 154 euro e possono arrivare fino a 5.000 euro nei casi più gravi o reiterati, anche se in questa indagine, da quanto si apprende, non risultano recidive. In casi simili l'importo viene quindi calcolato in base alla durata dell’abbonamento illegale.
L'operazione, sottolineano gli investigatori, evidenzia come la fruizione di contenuti pirata non sia limitata a specifiche fasce d'età o contesti sociali, ma rappresenti un mercato illecito esteso che incide sull'intera filiera dell’intrattenimento. Sono inoltre in corso accertamenti analoghi in altre zone del Paese, segno di un’attività repressiva destinata a proseguire.