12 Ottobre 2022
13:58

Quando Jessica Fletcher riuscì a risolvere un caso anche in un mondo virtuale

L’episodio intercetta le tendenze future della Vr, e lo fa negli anni 90, quando, dopo tanti flop, tutti davano questa tecnologia come spacciata.
A cura di Elisabetta Rosso

È il 1993, è uscito da poco Lawnmower Man il primo film horror in realtà virtuale, Jaron Lanier presenta il suo EyePhone Vr nel programma Today Japan, pesa due chili e mezzo e costa più di novemila dollari. Il visore Virtual Boy di Nintendo è stato un flop, e Jessica Fletcher scrive un gioco di realtà virtuale per Octulus Rift.

Domenica 31 Ottobre su CBS esce il quinto episodio della Signora in Giallo. Si chiama "Virtual Murder”, e qui nasce il videogioco "Assassinio a Hasting Rock”. Angela Lansbury, morta l'11 ottobre, come sempre veste i panni di Jessica Fletcher, e si trova nel New England a Cabot Cove. Il paesino più pericoloso della Gran Bretagna (visto lo sproporzionato tasso di omicidi). Jessica è con la sua migliore amica Seth, e le rivela che sta scrivendo un gioco per la realtà virtuale, "è molto fresca" dice, d’altronde sono gli anni '90.

“Non è solo per i bambini. È in parte un gioco, in parte un ambiente. È davvero una bella esperienza. Indossi questi occhiali elettronici che sono davvero come dei piccoli schermi TV… e all'improvviso sei in questo mondo che esiste solo in un computer, anche se sembra abbastanza reale. È un po' disorientante, come se stessi visitando questo spazio strano, quasi alieno. È meraviglioso. Ne sei completamente circondato, ti muovi attraverso di esso, ma sei semplicemente in piedi lì." Poi un’arpa glissa, un aeroplano prende il volo e Jessica Fletcher si trova nella Silicon Valley.

Come veniva immaginato il mondo virtuale negli anni '90

La storia verrà testata da Michael, alias Kevin Sorbo, alias Hercules, negli studi americani della Marathon Images Inc. Jessica inforca enormi occhiali virtuali, (a metà tra Raybay versione aviator e i Carrera a specchio) e entra in una camera bianchissima, asettica, tutta da riempire. Così veniva immaginato lo spazio virtuale negli anni '90. I tecnici osservano tutto da un ufficio futuristico pieno di lampade con luci rosse e monitor giganti.

Jessica entra poi nel mondo virtuale di Hastings Manor per provarlo prima del lancio sul mercato. Qualcosa va storto, un personaggio, dentro al mondo virtuale scritto dalla Fletcher diventa un elemento di disturbo. I tempi stringono, Jessica deve riscrivere la storia, i tecnici devono correggere gli errori. Tutto prima della festa di presentazione. Ci riescono, il party inizia, i possibili acquirenti fremono, vogliono entrare nelle salette di realtà virtuale. Poi le porte si aprono e trovano Michael, alias Kevin Sorbo, alias Hercules, ucciso.

In Virtual Murder c’è tutta la meraviglia della realtà virtuale e anche uno sguardo di prospettiva. Tralasciando la tecnologia goffa di quegli anni, il concept del gioco aveva già intercettato molte tendenze che sarebbero diventate oggi realtà. La possibilità di muoversi all'interno di una scena, di interagire con i personaggi, l’embodiment. E lo fa proprio quando la tecnologia Vr era data per spacciata, quando aveva tremendamente fallito. Erano gli anno ‘90 e tutti credevano che la realtà virtuale fosse finita, tutti tranne Jessica Fletcher.

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