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Perché ora dovrai pagare fino a 2,40 euro in più al mese per il cloud: il compenso sulla copia privata

Il compenso sulla copia privata viene pagato sui dispositivi che hanno una memoria fisica. Parlaimo di una tassa che arriva dal passato: serviva per compensare alle società che si occupano di raccogliere i diritti d’autore dalle copie che venivano fatte in casa di VHS e musicassette. Ora si estende a qualsiasi dispositivo che ha una memoria, a partire da smartphone e cloud.
A cura di Valerio Berra
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A guardarlo da vicino in effetti è un paradosso. Nelle ultime ore sta girando la notizia del compenso sulla copia privata, un compenso deciso da Ministero della Cultura. In breve: il compenso per copia privata è una aggiunta che già paghiamo regolarmente sui dispositivi elettronici dotati di memoria. La storia della copia privata è stata analizzata a più puntate da DDay.it, testata specializzata in tecnologia. È una vicenda che comincia da lontano, da quando non esisteva lo streaming e i materiali audio e video circolavano solo tramite supporti fisici. Il compenso per copia privata era un costo che veniva calcolato sui supporti fisici da destinare alle società che si occupano di raccogliere i diritti d’autore. Leggi Siae.

La ragione alla base di questo compenso si può dedurre dal nome. Serve per compensare gli introiti mancati alle società che raccolgono i diritti d’autore quando viene fatta una copia in forma privata. Parliamo dei casi in cui si voleva duplicare una videocassetta per avere lo stesso film su due supporti, magari da cedere a un amico. Ecco. Ora questo compenso si applica a tutti i dispositivi che sono dotati di memoria, a partire dagli smartphone.

Il nuovo documento sulla copia privata serve per adeguare i compensi in base ai dati Istat. Lo chiariamo subito: non sono cifre astronomiche. Parliamo di un compenso che varia in base alle dimensioni della memoria dispositivo. Con i nuovi adeguamenti le cifre più significative si pagano sugli smartphone: a spanne andiamo dai 7 ai 9 euro. Teoricamente queste cifre dovrebbe essere pagate dai produttori ma sappiamo che spesso viene tutto assorbito dal costo finale.

Il nuovo conto sul cloud: perché i servizi possono costare i più

Secondo le testate specialistiche il punto centrale di questo decreto sarebbe l’estensione al cloud. Come scrive HDBlog.it ora il compenso per copia privata viene esteso anche il cloud. Parliamo di 0,0003 per ogni GB dopo il primo. La tariffa si mantiene fissa fino a 500 GB. Da 500 GB in poi si paga 0,0002 euro. Tutto per un massimo di 2,40 euro al mese. In breve: per uno spazio Cloud da 2 TB si dovrebbero pagare 0,45 centesimi al mese. Certo, anche qui non parliamo di cifre stellari ma comunque siamo davanti ad aumenti che vengono giustificati con l’intenzione di fare copie di materiale soggetto a diritti e salvato in cloud. Cosa che non esattamente il metodo più diffuso per vedere film e serie tv.

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