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Perché non riusciamo ancora a creare pannelli solari in grado di galleggiare sul mare

Il problema principale di spostare gli impianti fotovoltaici in mare riguarda le onde: al momento è ancora difficile trovare una soluzione che sia in grado di proteggere i pannelli.
A cura di Valerio Berra
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“Una soluzione audace per le nostre esigenze energetiche globali”. La startup norvegese Ocean Sun sta cercando di sviluppare una serie di isole artificiali fatte di pannelli solari in grado di resistere nell’oceano. Nessuna piattaforma rigida. I pannelli sono appoggiati su una superficie morbida che cambia forma attraverso le onde, una superficie che ha anche lo scopo di addomesticare le correnti.

Un progetto ambizioso, uno dei pochi però. Visto che come rivela un’analisi della BBC la creazione di pannelli solari che siano in grado di restare sospesi sulla superficie del mare è una sfida ancora difficile da vincere. Soprattutto perché i pannelli solari lasciati in mare aperto dovranno essere in grado di affrontare onde alte diversi metri.

Le due soluzioni: piattaforme galleggianti o piattaforme rigide

Il problema principale è quello delle onde. Se la superficie del mare fosse completamente liscia, costruire fattorie solari in queste spazi risulterebbe molto conveniente. Non solo perché lo spazio è parecchio ma anche perché l’acqua che si trova sotto le celle favorirebbe il raffreddamento degli impianti.

Eppure c’è il problema delle onde. Nell’analisi della BBC vengono valutati altri due approcci rispetto a quello di Ocean Sun, che ora sta lavorando a un progetto per costruire un’isola galleggiante di pannelli solari nel Mare del Nord, dove le onde possono arrivare fino a nove metri di altezza.

SolarDuck è un’azienda olandese che utilizza una soluzione completamente opposta a quella di OceanSun. Invece di assecondare il movimento delle onde con una superficie galleggiante, SolarDuck ha scelto di costruire delle piattaforme rigide che portano i pannelli solari diversi metri sopra l’acqua. In pratica si tratta di piattaforme off-shore completamente rivestite da pannelli.

La soluzione ibrida del professor Luofeng Huang

Per Luofeng Huang, docente di ingegneria meccanica all'Università di Cranfield nel Regno Unito, nessuno delle due strategie è davvero efficiente. Le piattaforme galleggianti di OceanSun resistono finché le onde sono deboli ma davanti a movimenti d’acqua eccessivi rischiano di rompersi. Le strutture di SolarDuck sono efficienti ma hanno bisogno di troppi investimenti per essere costruite.

Huang propone quindi una soluzione ibrida: una piattaforma galleggiante che sia in grado non solo di sostenere i pannelli solari ma anche di assorbire le onde che si infrangono dal mare. L’impianto si chiama Solar2Wave ed è in grado di ridurre l’altezza delle onde fino al 90%. Anche in caso di maremoti, secondo Huang dovrebbe essere facile sostituire le parti danneggiate: “Qualsiasi danno sarà nella parte del frangiflutti, che è economico e molto facile da sostituire e mantenere”.

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