Ora l’IA di Google può creare la suoneria del telefono: le mini-canzoni di Lyria 3

Google accelera la frenetica corsa all'intelligenza artificiale generativa e porta dentro l'app di Gemini una funzione capace di comporre canzoni su richiesta. La novità si chiama Lyria 3, è disponibile anche in Italia e consente agli utenti maggiorenni di generare brevi brani musicali semplicemente descrivendoli a parole oppure caricando un’immagine o un video da cui far derivare atmosfera e stile sonoro.
Come funziona la composizione automatica di Lyria 3
Il sistema si basa sul modello sviluppato da DeepMind, il laboratorio di Google per l'IA e produce clip audio di circa trenta secondi con tanto di base musicale, voce sintetica e, se si vuole, il testo della canzone. Praticamente l'evoluzione 3.0 delle suonerie che vent'anni fa si componevano con i tasti del Nokia 3310. Quando l'ispirazione scarseggia basta invece indicare un'idea di partenza (per esempio una canzone d'amore o una ballata che racconti una storia) e l'algoritmo costruisce il brano. L'utente può poi intervenire su vari parametri, come il genere, il tempo e perfino timbro vocale, personalizzando al massimo il risultato finale. Google ha anche messo a disposizione una guida per imparare a maneggiare i vari prompt con i quali fornire le istruzioni al modello di IA.
Ogni traccia viene accompagnata anche da una copertina generata automaticamente, pensata naturalmente per la condivisione immediata sui social o tramite link.
La questione dei diritti d'autore: no alle copie
Rispetto alle versioni precedenti, il nuovo motore promette maggiore realismo e arrangiamenti più articolati. Nelle intenzioni degli sviluppatori, la nuova funzione non può sostituire la produzione musicale professionale, ma offrire uno strumento rapido di espressione creativa. Le clip restano volutamente brevi e progettate per contenuti veloci, come video social o post digitali, più che per la pubblicazione di un progetto discografico.
Un aspetto importante anche per il tema del copyright. Google ha infatti tenuto a sottolineare come la funzione non sia progettata per imitare artisti reali: se un prompt cita un cantante, il risultato sarà solo ispirato allo stile generale. Tutti i file includono inoltre una specie di filigrana digitale identificativa, utile a riconoscere l'origine artificiale della traccia e a limitare usi impropri. Un'altra funzione interessante: la stessa app può analizzare un audio caricato e stabilire se sia stato generato dall'IA.
Un pericolo per la creatività?
La musica generata artificialmente continua a dividere l'industria. Piattaforme come Spotify e Deezer stanno sperimentando modelli di monetizzazione e sistemi di riconoscimento dei brani sintetici, mentre parte del settore discografico mantiene un atteggiamento prudente. Cosa succederà quando non saremo più in grado di sapere se un successo viene realizzato da un artista in carne e ossa o da una macchina? Beh, quel giorno potrebbe non essere tanto lontano visto che già oggi le classifiche di Spotify sono state conquistate da una cantante, Sienna Rose, che, secondo molti, non esiste affatto.