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Microsoft ha un piano per salvare in eterno i dati più importanti dell’umanità: cos’è il Project Silica

Microsoft sfida l’erosione del tempo con una lastra di vetro borosilicato capace di custodire dati per 10.000 anni. Grazie a incisioni laser ed esplosioni al plasma, un sopporto grande quanto una fotografia può diventare un archivio potenzialmente”immortale” e indistruttibile per tutelare i patrimoni culturali e scientifici dell’umanità.
A cura di Niccolò De Rosa
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Nell'era in cui file e archivi digitali rischiano di scomparire nel giro di pochi decenni, una piccola lastra di vetro potrebbe diventare il caveau più sicuro mai inventato per custodire dati e informazioni essenziali per l'umanità. È questa la promessa di una tecnologia sperimentale che punta a creare database praticamente immortali, superando una volta per tutte i limiti di nastri magnetici e hard disk che invece tendono a degradare nel giro di pochi decenni. A sviluppare questa tecnologia potenzialmente rivoluzionaria è Microsoft, che ha recentemente pubblicato i progressi ottenuti nella realizzazione di un vetro inciso a laser che può conservare file per almeno 10.000 anni.

Come funziona l'archivio "immortale": vetro ed esplosioni al plasma

Il progetto, presentato sulla rivista Nature, si chiama Project Silica basa sull'incisione di minuscole deformazioni tridimensionali all’interno di sottili lastre di vetro borosilicato, lo stesso materiale usato per teglie e sportelli da forno, mediante impulsi laser ultrarapidi della durata di pochi femtosecondi. Per capirne la velocità, un femtosecondo dura circa un milionesimo di miliardesimo di secondo.

Alla base della scrittura dei dati c'è un fenomeno fisico estremamente preciso. Il laser genera minuscole "esplosioni di plasma" all'interno del vetro. Queste microscopiche detonazioni, invisibili a occhio nudo, deformano localmente la struttura del materiale modificando il modo in cui la luce lo attraversa. È proprio questa variazione ottica a codificare le informazioni digitali. Ogni micro-alterazione rappresenta un'unità di informazione. Un singolo quadrato di vetro largo 12 centimetri e spesso appena 2 millimetri può contenere fino a 4,8 terabyte di dati. Un volume d'informazioni equivalente a quello di circa due milioni di libri. Il metodo non funziona come l'incisione di un normale disco rigido e non è certo uno scherzo. Serve un software apposito (avanzatissimo) e un microscopio ottico per il processo d'iscrizione. Tuttavia, una volta scritti, i dati diventano immutabili, potenzialmente eterni e non necessitano di alimentazione elettrica né di condizioni ambientali controllate. Il tutto in un supporto fisico delle dimensioni di una Polaroid.

I test di invecchiamento accelerato per valutare la resistenza del nuovo metodo di conservazione hanno indicato che i dati resterebbero integri per millenni e sarebbero in grado di resistere anche a temperature di 290 °C, suggerendo durate potenzialmente molto più lunghe a temperatura ambiente. Secondo l’ingegnere biologico Mark Bathe del Massachusetts Institute of Technology, la tecnologia potrebbe diventare una forma di memoria quasi permanente per backup di informazioni critiche.

Prospettive e limiti del dispositivo

La ricerca di Microsoft Research segna un passo avanti rispetto ai prototipi precedenti, che utilizzavano silice fusa, materiale ben più costoso e difficile da produrre. Il passaggio al vetro borosilicato rende il sistema più accessibile e avvicina la tecnologia a possibili applicazioni industriali. Il team guidato dall'informatico Richard Black ha inoltre sviluppato tecniche di scrittura parallela e nuovi algoritmi di apprendimento automatico per ridurre gli errori di lettura tra i numerosi strati di dati sovrapposti, fino a 300 livelli.

Non mancano però le criticità. Allo stato attuale dell'arte, il sistema non è riscrivibile, richiede hardware specializzati e non è adatto a essere consultato con troppa frequenza. Per Long Qian della Peking University, il suo utilizzo ideale riguarda pertanto archivi "d'emergenza", destinati a durare secoli, come documenti scientifici, patrimoni culturali o registri di sicurezza globale.

Gli esperti ritengono che il lavoro segni il passaggio da semplice esperimento di laboratorio a sistema completo e potenzialmente implementabile. Il ricercatore Peter Kazansky della University of Southampton ha sottolineato che dimostrare l'intero processo (scrittura, lettura e verifica della durata) è la prova di come la tecnologia possa trasformare l'industria dei data center. Tra le applicazioni ipotizzate c'è la creazione di memorie permanenti sulla vita sulla Terra, ispirati ai dischi lanciati nello spazio negli anni Settanta dalla NASA. La decisione su un eventuale sviluppo commerciale dipenderà ora dalle priorità strategiche dell'azienda anche se, visti i costi di produzione, è poco probabile che un supporto del genere divenga in tempi brevi un bene di largo consumo. Più ragionevolmente, questo nuovo sistema d'archivazione, una volta migliorato e perfezionato, servirà alla comunità scientifica o ai governi per salvaguardare nel tempo le informazioni più importanti.

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