Martha Root, l’hacker tedesca che ha cancellato il “Tinder dei nazisti” travestita da Power Ranger

Completamente nascosta dietro il costume da Power Ranger rosa, una donna – dobbiamo presumerlo dato il nome – scrive qualcosa al computer. La telecamera che inquadra lo schermo mostra delle sequenze di codici. Poi improvvisamente la platea esplode in un applauso fragoroso.
Le immagini arrivano dalla congresso annuale del Chaos Computer Club (CCC), la più grande associazione di hacker d'Europa, che si è tenuto ad Amburgo a fine dicembre. L'ospite vestito da Power Ranger è l'hacktivista tedesca Martha Root (così si fa chiamare) e con quei codici ha appena cancellato WhiteDate, WhiteDeal e WhiteChild.
Si tratta di tre piattaforme che si ispirano al pensiero suprematista bianco, di cui il primo è un vero e proprio sito di "incontri per bianchi". Dopo mesi di lavoro, Martha Root e alcuni giornalisti del settimanale tedesco Die Zeit (Eva Hoffmann e Christian Fuchs) sono riusciti a risalire ai nomi di chi li gestiva.
Cos'è WhiteDate
WhiteDate, anche noto come il "Tinder dei nazisti", è stato definito da molti come un sito di incontri per suprematisti bianchi. Secondo quanto si legge nell'articolo pubblicato da CCC, si rivolgeva infatti a razzisti e antisemiti. Al momento della sua cancellazione del web contava 8.000 iscritti, secondo quanto si legge in diversi articoli la maggior parte erano uomini. Ma c'è qualcosa che non sapevano: "Quest'anno alcuni nazisti hanno flirtato con chatbot realistici e se ne sono persino innamorati", spiegano gli hacker.
Nell'ultimo anno Martha Root si è infatti infiltrata nella piattaforma attraverso una serie di profili femminili fake che sembravano in tutto rispondere alle caratteristiche desiderate dagli utenti, ma che in realtà altro non erano che chatbot generati con l'IA. L'hacker tedesca ha spiegato che le infrastrutture informatiche su cui si basavano le piattaforme erano così deboli che i suoi chatbot sono stati ammessi senza problemi e alcuni sono stati perfino "certificati come bianchi".
Come sono riusciti a cancellarlo dal web
Attraverso i suoi chatbot è così riuscita a risalire all'identità delle persone dietro la pagina, scoprendo che tutte le tre piattaforme erano gestite da un uomo tedesco di estrema destra, che "crede nella cospirazione di una supremazia bianca e di una comunità bianca "razziale".
Alle stesse ideologie sarebbero infatti ispirate le altre due piattaforme. WhiteDeal è una sorta di piattaforma di networking professionale solo per persone bianche che si identificano nello stesso pensiero, mentre WhiteChild applicava gli stessi ideali al mondo della genitorialità e della famiglia.
Alla fine però, una volta scoperto ogni dettaglio delle infrastrutture informatiche su cui queste piattaforme di odio razziale si reggevano, a Martha Root sono bastati pochi minuti a farle crollare cancellandole dal web. Questo lavoro – spiegano gli hacker – vuole essere la prova di come gli algoritmi, i chatbot forniti dall'IA e in definitiva la tecnologia possono usare uno strumento "per smascherare l'odio" un un'arma nella "lotta contro l'estremismo".
Le reazioni
Secondo quanto riporta il profilo X di International Cyber Digest sarebbe stato pubblicato online anche un database in cui è possibile cercare gli utenti iscritti a WhiteDate. Lo stesso account ha sottolineato i possibili rischi per la privacy degli utenti data la facilità con cui gli hacker sono riusciti a estrapolarli dalla piattaforma. "È interessante notare che nessuno sta parlando della negligenza e dell'incoscienza con cui i proprietari di WhiteDate hanno gestito i dati degli utenti".
Inoltre, sempre la stessa pagina ha condiviso il post di quello che sembra essere a tutti gli effetti l'amministratore di WhiteDate. L'account si chiama infatti WhiteDate.Net e nella bio si presenta così "Incontri tradizionali per gli europei. Odiato dagli anti-bianchi" con tanto di link alla piattaforma e al gruppo Telegram. Nel post in questione ha riportato il video del momento in cui Martha Root cancella quelli che rivendica come i suoi siti e l'accusa di "cyberterrorismo".