Licenziare per sostituire con l’IA è legale in Italia, l’avvocato Cominotto: “Dovevamo intervenire prima”

La notizia del licenziamento collettivo presso la filiale italiana della multinazionale americana InvestCloud non è solo un caso di cronaca. I 37 dipendenti lasciati a casa con la prospettiva di essere sostituiti dall'intelligenza artificiale rischiano infatti di essere solo i primi di una folta una schiera di lavoratori che nei prossimi anni (se non mesi) vedranno il proprio impiego fagocitato dall'IA.
Da tempo analisti ed esperti ci avvertono dell'imminente cambiamento e ora il futuro sembra già aver bussato alla porta. Il problema è che potrebbe essere già troppo tardi per rimediare. Fanpage.it ne ha parlato con l'avvocato Cristiano Cominotto, Managing Partner di AdvaLux che da tempo si occupa dell'integrazione dell'IA nel mondo del lavoro, per capire cosa prevede la legge e quali sono i rischi reali per i lavoratori.
Avvocato, partiamo dal punto centrale: un'azienda può davvero, dal punto di vista legale, licenziare i propri dipendenti per sostituirli con un'intelligenza artificiale?
Purtroppo, se guardiamo alle leggi attuali, la risposta è sì. Nel nostro ordinamento esistono principalmente due tipi di licenziamento: la giusta causa, ossia quella per motivi disciplinari e il giustificato motivo oggettivo, dettato invece da ragioni organizzative. Il caso di InvestCloud rientra nel secondo. Se un'azienda licenzia più di cinque dipendenti in sei mesi, deve attivare una procedura di licenziamento collettivo. Tuttavia, una volta espletata la procedura anche con il coinvolgimento dei sindacati, se non si raggiunge un accordo, l'azienda resta libera di procedere.
La legge non prevede tutele per casi simili?
L'unica vera ancora di salvezza attuale è dimostrare che non si tratti di vera automazione, ma di una delocalizzazione mascherata. Se si accerta che l'azienda non sta usando l'IA, ma sta spostando la produzione in paesi con costi inferiori (come l'India o l'Est Europa), allora esistono tutele specifiche: l'azienda rischia di perdere finanziamenti pubblici e la procedura è molto più rigida. Ma dimostrare l'intento di delocalizzare non è affatto semplice.

Il rischio esiste anche per le piccole imprese?
Sì, ma esiste un principio cardine: l'obbligo di repêchage. Prima di licenziare, l'azienda, di qualunque dimensione essa sia, deve dimostrare di aver cercato di ricollocare il lavoratore in un'altra posizione, anche di livello inferiore. Il punto è che se un'azienda chiude un intero reparto o un ufficio specializzato, può sostenere che il lavoratore non sia ricollocabile altrove. Nelle piccole imprese, dove i ruoli sono spesso unici, è paradossalmente ancora più facile giustificare il licenziamento esternalizzando la mansione a un software o a un professionista esterno.
Com'è possibile essere arrivati a questo punto?
l momento la normativa non ha ancora mostrato l'attenzione necessaria al tema. In Italia abbiamo la tendenza a correre ai ripari solo quando l'incendio è già scoppiato. Bisognava iniziare a parlarne molto prima.
Quali sono gli effetti che un uso indiscriminato dell'IA può causare nel mondo del lavoro?
uando si licenziano decine o centinaia di persone, l'impatto economico e sociale è devastante, specialmente in regioni dove il mercato del lavoro è meno dinamico e offre meno opportunità. In alcune zone d'Italia, certe aziende reggono l'intera economia locale. Se chiudono, i lavoratori non sanno "dove sbattere la testa".
Quale può essere una possibile soluzione?
Se lo Stato limita la delocalizzazione perché essa sostituisce il lavoro italiano (tutelato e garantito) con lavoro estero a basso costo, perché non dovrebbe fare lo stesso con l'IA? In entrambi i casi, l'azienda agisce per risparmiare: da un lato sposta l'investimento geograficamente, dall'altro lo cede a una macchina. Se esiste un meccanismo di tutela contro la delocalizzazione "fisica", deve essercene uno anche per questa "delocalizzazione virtuale" verso l'algoritmo. Ma ripeto, è una riflessione che andava fatta tre anni fa.
Esiste all'estero qualche modello virtuoso o siamo di fronte a un'immobilismo globale?
Ho discusso di questo tema anche negli Stati Uniti con i vertici dell'American Bar Association, ma lì l'attenzione èdiversa: essendo i produttori di questa tecnologia, vedono il fenomeno in modo differente. L'Italia ha una tradizione di diritto del lavoro tra le più avanzate al mondo, superiore a molti partner europei. Per questo dovremmo essere i primi a legiferare. Tuttavia, oggi le tutele più forti arrivano spesso da direttive europee (si pensi alla parità retributiva). La questione andrebbe quindi affrontata su entrambi i livelli: nazionale ed europeo.
Cosa possiamo aspettarci dal futuro nelle aule di tribunale?
Potrebbe accadere qualcosa di simile a quanto avviene con la sostituzione tra persone. Io non posso licenziare Carlo per assumere Giorgio solo perché lo ritengo più bravo. Se sostituisco un uomo con un'IA, non sto forse facendo la stessa operazione? Non sto rinunciando a quel posto di lavoro, lo sto semplicemente assegnando a un soggetto diverso (digitale invece che fisico). Oggi la legge lo permette, ma non escludo che in futuro i tribunali possano emettere sentenze che equiparino la sostituzione dell'uomo con l'IA a una pratica illegittima, seguendo lo stesso principio che impedisce la sostituzione arbitraria tra lavoratori. Ma fino a quel momento, restiamo in un pericoloso vuoto normativo.