Ora c’è un bollino per riconoscere i libri scritti dalle persone da quelli scritti dall’IA

Sugli store digitali e nei cataloghi di libera pubblicazione sono sempre più diffusi libri scritti e illustrati dall'intelligenza artificiale. Hanno titoli accattivanti, mostrano copertine professionali e in alcuni casi gli argomenti e la stessa scrittura sembrano anche coinvolgenti. Di umano c'è però solo la mano che imposta il prompt. Per contrastare il fenomeno, la Society of Authors (SoA), il principale sindacato britannico che unisce scrittori, illustratori e traduttori letterari, ha perciò deciso di lanciare "Human Authored", un programma di certificazione per segnalare con un logo riconoscibile le opere scritte dalla mano (e dalla mente) di un umano.
Come spiegato dagli stessi promotori, l'idea ha lo scopo di rispondere alla passività delle autorità – il comunicato di presentazione chiama in causa proprio l'inazione del Governo britannico – e tutelare la professione intellettuale dell'autore. In quest'ottica, "Human Authored" si propone come un modo per offrire ai lettori uno strumento per individuare le opere nate dalle competenze e dalla creatività di una persona in carne e ossa in un mercato sempre più affollato da sterili e-book generati dall'IA.
L'iniziativa è stata presentata oggi, 11 marzo 2026, ma nasce da un sondaggio che l'associazione ha pubblicato l'anno scorso sul proprio sito per valutare le opinioni degli autori riguardo la possibilità di elaborare un sistema per identificare chiaramente le opere scritte da esseri umani. Nemmeno a dirlo, l'82% dei partecipanti si è detto favorevole, motivando la SoA a passare alla fase successiva del progetto.
Come funziona la certificazione Human Authored
Come spiega la stessa Society of Authors, il programma offre la possibilità agli scrittori e agli illustratori di registrare le proprie opere su una piattaforma dedicata e di scaricare il logo ufficiale da applicare sulla quarta di copertina o da sovrapporre alle versioni digitali degli autori che pubblicano i loro lavori in modo indipendente.

Per ora il servizio è gratuito e riservato solo agli iscritti del sindacato, ma l'idea dichiarata è estenderlo in futuro anche a chi non fa parte dell'associazione. I lettori, dal canto loro, potranno accedere a un database pubblico per verificare se un titolo è effettivamente registrato come un prodotto umano.
Il programma prende le mosse da un'analoga iniziativa della Author Guild statunitense, con la quale condivide fini e obiettivi, e ha già incassato l'entusiasmo di scrittori e scrittrici.
"Sulla mia isola deserta ci saranno libri solo Human Authored" ha affermato Mary Beard, eminente classicista ed esperta della Roma Antica. Anche la scrittrice per ragazzi Malorie Blackman ha sottolineato il valore umano della creazione artistica:
"Sicuramente parte del piacere di leggere, ascoltare canzoni, guardare film e serie televisive, ammirare un'opera d'arte e, in effetti, condividere qualsiasi sforzo creativo è quel senso di connessione con il creatore del contenuto, quella sensazione che ti stia parlando a un livello emotivo profondo che è completamente assente quando l'opera è stata prodotta dall'intelligenza artificiale".
Una risposta alla mancanza di regole
Secondo l'associazione inglese, la proliferazione di contenuti generati dalle macchine è stata favorita anche dall'assenza di norme che obblighino le aziende a etichettare i materiali elaborati dalle loro piattaforme. Tale lacuna crea due problemi.
Per il lettore viene a mancare la consapevolezza di cosa si sta leggendo. Sapere di avere sotto mano un testo scritto da una persona con sentimenti, idee e convinzioni, può essere un'esperienza totalmente diversa rispetto alla fruizione di qualcosa generato da un algoritmo. Per l'autore, invece, si configura un tema di concorrenza sleale e di copyright (problema che presto non riguarderò solo le opere d'ingegno), visto che l'IA, non avendo fantasia propria, deve necessariamente elaborare le opere altrui per sviluppare uno stile e una narrazione coerente.
"Da quando le piattaforme di IA generativa sono diventate mainstream, la SoA si è impegnata a difendere gli interessi degli autori", ha spiegato la Chief Executive dell'associazione Anna Ganley. Il nuovo sistema di etichettatura, ha aggiunto rappresenta pertanto "uno strumento importante per proteggere e promuovere la creatività umana".
Come capire se un libro è scritto dall'IA
Per il momento non esistono programmi o strumenti affidabili al 100% che possano rivelare l'origine artificiale di un testo scritto. Il sito Mashable ha però recentemente pubblicato alcuni consigli per provare a realizzare un artigianale metodo d'indagine per capire se il libro trovato online è frutto del lavoro di una persona o di un chatbot.
Il primo suggerimento è banalmente quello di cercare il nome dell'autore su Internet. Se non ci sono siti ufficiali o informazioni editoriali, è probabile che non esista davvero. A volte però anche l'IA riesce a farsi legittimare da un elenco di attribuzioni autoriali. Se però i cataloghi di titoli associati all'autore sono incoerenti o troppo vasti potrebbe esserci un problema. Va bene essere eclettici, ma se un nome risulta autore di romanzi rosa, libri di giardinaggio e testi di pseudo-scienza, probabilmente c'è sotto qualcosa. Anche gli errori di battitura nel titolo o nella descrizione possono tradire la presenza di una penna poco umana.