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Le Olimpiadi invernali in tv stanno avendo qualche problema con i droni: “Sono le nuove vuvuzela”

A Milano Cortina 2026 i droni FPV stanno offrendo immagini spettacolari e ravvicinate della gare, ma il ronzio delle eliche è diventata fonte di disturbo per i telespettatori. Nonostante il ronzio, i responsabile dell’organizzazione olimpica rassicurano: “Nessun fastidio per gli atleti”.
A cura di Niccolò De Rosa
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Chi sta seguendo le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 non ha potuto fare a meno di notarli. Nei primi giorni di gare, gli atleti che si cimentano in discese libere, salti con gli sci e corse di slittino sono costantemente seguiti da droni che offrono ai telespettatori una visuale inedita, molto più ravvicinata e immersiva. Oltre alle immagini mozzafiato però, questi velivoli radiocomandati producono anche un forte ronzio che è subito diventato il sottofondo di alcune delle competizioni più spettacolari dei Giochi. Un dettaglio che ha fatto storcere il naso a parte del pubblico e acceso il dibattito su un possibile disturbo per la concentrazione degli atleti.

Riprese mai viste, ma c'è il problema dell'audio

L'impiego massiccio dei droni FPV (First-Person View) durante le trasmissioni di Milano Cortina sembra inaugurare una nuova fase del prodotto audiovisivo applicato allo sport. Questi dispositivi vengono radiocomandati da piloti dotati di visori in prima persona, capaci di far sfrecciare il drone alle spalle degli atleti e di anticiparne le traiettorie, restituendo così la reale percezione della velocità (e i rischi) della prova. Un secondo operatore si occupa invece della gestione della telecamera.

Mentre per gli sport su pista la presenza dei droni non è una novità, è invece la prima volta che dei droni riescono a seguire gli atleti impegnati negli sport di scivolamento (bob, slittino ecc…), visto che la complessità delle dinamiche e degli spazi aveva finora rappresentato un ostacolo insormontabile per questo tipo di riprese. Mark Wallace, Chief Content Officer dell’Olympic Broadcasting Services, ha descritto questa innovazione sul sito web di Sports Video Group come una vera e propria "terza dimensione" della narrazione sportiva, capace di integrare perfettamente le riprese fisse e quelle aeree tradizionali.

Tuttavia, all'emozione delle immagini si accompagna il ronzio costante delle eliche. Il frullare delle eliche dei quadricotteri è chiaramente udibile nella copertura live e sui social qualcuno lo ha già ribattezzato la "vuvuzela dell’inverno", alludendo alle rumorosissime trombette di plastica che fecero da colonna sonora ad ogni partita dei Mondiali di calcio del 2010 in Sudafrica. Durante le gare di snowboard, in particolare, il ronzio ha accompagnato le evoluzioni degli atleti che si proiettavano in aria, diventando parte del paesaggio sonoro delle competizioni.

Il fattore concentrazione: il punto di vista degli atleti

La questione più spinosa riguarda però chi la gara la deve vincere. In discipline dove il controllo mentale è tutto, ogni stimolo esterno è un potenziale disturbo. Lizzy Yarnold, leggenda dello skeleton (lo sport da slitta a pancia in giù) con due ori olimpici al collo, ha spiegato alla BBC come "ogni minimo cambiamento possa insinuarsi nella testa di un atleta".

Nonostante i timori, il feedback dal campo sembra però rassicurante. Diversi allenatori e gli stessi atleti hanno riferito che, tra la concentrazione e l'adrenalina della competizione, il rumore non viene quasi percepito. Pierre Ducrey, direttore sportivo del CIO, ha anche rassicurato che ogni dinamica di ripresa è stata testata con atleti d'élite per garantire il minimo disturbo. A conferma di ciò, il Comitato Olimpico Internazionale ha fatto sapere, a oggi, di non aver ricevuto alcuna lamentela ufficiale.

Lo svizzero Marco Odermatt seguito da un drone
Lo svizzero Marco Odermatt seguito da un drone

Il ritorno dei droni sulla neve e il tema sicurezza

Con 25 droni operativi su un parco di oltre 800 telecamere, Milano Cortina potrebbe segnare un punto di non ritorno per la copertura televisiva delle attività sportive su neve e ghiaccio. Non è però la prima volta che questi aeromobili vengono utilizzati in contesti del genere. I droni erano stati introdotti per la prima volta ai Giochi Olimpici di Sochi 2014, ma la loro permanenza sulle piste da sci aveva avuto vita breve a causa di un incidente accaduto appena un anno dopo, quando, durante la Coppa del Mondo a Madonna di Campiglio, un drone cadde pericolosamente vicino allo sciatore Marcel Hirscher. L'imprevisto aveva convinto la Federazione Internazionale di Sci (FIS) a vietare l'uso di questi strumenti per le riprese in pista. La messa al bando è stata ritirata solo in occasione della Coppa del Mondo 2023/2024.

Oggi, però, la tecnologia è cambiata. I velivoli sono estremamente stabili, affidati a piloti professionisti e utilizzati solo in segmenti di pista rigorosamente selezionati, quando c'è poco pubblico e le possibilità di interferire con l'attività degli atleti è minimo. Peccato per il ronzio: con quello dovremo imparare a convivere.

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