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Le cliniche di lusso ora iniettano il grasso dei cadaveri in faccia: il nuovo filler adiposo purificato

AlloClae viene descritto come un filler strutturale a base di grasso umano processato, pronto per l’iniezione e utilizzabile in ambulatorio senza anestesia generale né lunghe convalescenze.
A cura di Elisabetta Rosso
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Nelle cliniche esclusive di New York i chirurghi plastici propongono un nuovo tipo intervento: non si tratta di silicone, né di liposuzione tradizionale, ma di un filler ricavato dal grasso di donatori deceduti, purificato e pronto all’uso. Può rimodellare seno, glutei, viso. Promette tempi brevi di recupero e volume immediato. Tra i prodotti di punta nel mercato del tessuto adiposo umano processato c'è AlloClae, sviluppato dalla società biotecnologica Tiger Aesthetics. L'azienda ha cominciato a distribuire il filler a un gruppo selezionato di medici nell'autunno del 2024, seguito da un lancio graduale ad alcune centinaia di chirurghi a inizio 2025. Il lancio completo, ha spiegato Tiger Aesthetics, a Business Insider, è previsto per l'inizio del prossimo anno. 

L’arrivo del filler adiposo a base di grasso umano“pronto all’uso” si inserisce in un momento storico particolare. L’estetica corporea è sottoposta a mutazioni rapide, a volte dettate da nuovi farmaci dimagranti – Ozempic per citarne uno – che ridefiniscono i contorni del corpo nell’arco di pochi mesi. In questo clima di trasformazione accelerata, un prodotto capace di restituire volume in modo immediato si presenta come una risposta quasi naturale: un modo per intervenire senza interruzioni, seguendo il ritmo – ormai serrato – delle trasformazioni corporee contemporanee.

Cos'è AlloClae e come funziona

AlloClae viene descritto come un filler strutturale a base di grasso umano processato, pronto per l’iniezione e utilizzabile in ambulatorio senza anestesia generale né lunghe convalescenze. Non è grasso “grezzo” estratto da cadaveri, ma tessuto adiposo umano purificato e trasformato in una forma iniettabile.

Secondo medici che lo utilizzano, AlloClae offre alcuni vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali. Per esempio, è utile per chi ha poco grasso corporeo e quindi non può fornire tessuto per um autotrapianto. Non solo, la procedura richiede anestesia locale, con tempi di recupero ridotti e spesso permette di tornare alle attività quotidiane nello stesso giorno. Infine a differenza di altri filler biologici, sembra che il prodotto dia volume già al termine della procedura. 

Influisce anche il contesto. L’aumento della domanda sarebbe anche legato alla famosa “Ozempic face”. Parliamo della perdita di volume nel viso e nel corpo associata all’uso di farmaci per la perdita di peso, come gli agonisti del GLP-1, che agiscono riducendo l’appetito e accelerando la diminuzione del grasso corporeo.

Questa perdita rapida può lasciare guance infossate, zigomi meno pronunciati, dando al volto un aspetto svuotato o segnato, simile a quello dell’invecchiamento precoce. Molti pazienti si rivolgono quindi ai chirurghi estetici per recuperare i volumi persi. Questa domanda ha puntato i riflettori su prodotti come AlloClae: un filler pronto all’uso con tempi di recupero minimi.

Un business di élite (e di costi elevati)

Secondo Business Insider, i prezzi per un trattamento con AlloClae negli Stati Uniti oscillano tra i 10.000 fino a oltre 100.000 dollari, a seconda dell’area trattata e della quantità di filler utilizzata, rendendolo un servizio di lusso spesso richiesto da professionisti e manager. La richiesta è alta e in alcune cliniche la domanda ha superato la disponibilità del prodotto.

AlloClae non è l’unico prodotto basato su tessuto umano per scopi estetici. Esiste ad esempio Renuva, un filler adiposo che proviene dal grasso umano donato che però non contiene cellule vive ma solo una matrice extracellulare per stimolare la crescita di nuovo tessuto adiposo. La differenza chiave tra i due è che Renuva stimola la rigenerazione graduale di adipociti nel sito d’iniezione, mentre AlloClae fornisce volume immediato e strutturato.

Questioni etiche e di sicurezza

L’uso di tessuti derivati da cadaveri solleva inevitabilmente interrogativi etici, culturali e sanitari. Secondo esperti del settore, la purificazione intensa riduce il rischio di reazioni immunitarie, ma i dati clinici a lungo termine sono ancora scarsi, e molti chirurghi invitano alla cautela e alla trasparenza con i pazienti.

L’idea di utilizzare tessuto adiposo umano da donatori deceduti per rimodellare il corpo potrebbe sembrare bizzarra o persino inquietante. Eppure, nel mondo estetico sta trovando terreno fertile grazie alla promessa di procedure meno invasive, recuperi rapidi e risultati naturali. Come tutte le innovazioni mediche, richiede però approfondimenti clinici e un dibattito serio su aspetti etici e sanitari prima di diventare uno standard consolidato.

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