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Intelligenza artificiale (IA)

Le banche europee taglieranno 200.000 posti di lavoro: dipendenti sostituiti dall’intelligenza artificiale

Automazione e chiusura delle filiali colpiranno soprattutto back-office e risk management, trasformando il modello operativo del settore. A rischio circa il 10% della forza lavoro entro il 2030.
A cura di Elisabetta Rosso
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Entro il 2030 le banche europee potrebbero tagliare oltre 200.000 posti di lavoro. Il motivo non è una nuova crisi finanziaria, ma l’adozione su larga scala dell’intelligenza artificiale e la riduzione delle filiali fisiche. È questo l’allarme lanciato da un’analisi della banca d’investimento Morgan Stanley e riportato dal Financial Times.

Secondo lo studio, la spinta verso l’automazione e l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale, insieme alla progressiva chiusura delle filiali fisiche, potrebbe ridurre circa il 10% dei posti di lavoro nelle principali banche europee. Il dato riguarda 35 istituti che impiegano complessivamente circa 2,1 milioni di persone: significa che oltre 210.000 ruoli sono potenzialmente a rischio entro il 2030

Non è una previsione astratta, la ritrutturazione è già in corso. Alcune banche hanno annunciato piani di ridimensionamento significativo. ABN Amro, il grande gruppo olandese, prevede di tagliare fino a un quinto della forza lavoro entro il 2028. Anche Société Générale ha annunciato un processo di revisione dei costi e delle risorse umane.

Chi colpirà l’automazione

Le riduzioni di personale riguarderanno soprattutto le cosiddette funzioni di “servizi centrali”: aree come back-office, gestione del rischio, compliance e attività amministrative. Qui, gli algoritmi di machine learning e le tecnologie di AI si sono dimostrati in grado di processare grandi quantità di dati, verificare conformità regolamentare e gestire report in tempi molto più rapidi e con meno errori rispetto al lavoro manuale.

Secondo gli analisti, l’integrazione di IA e digitalizzazione potrebbe migliorare l’efficienza operativa fino al 30%, un dato che spinge gli istituti a puntare sull’IA per competere con le banche statunitensi, storicamente più efficienti.

Oltre i numeri: impatti sociali e formativi

Un taglio di questa portata comporta non solo conseguenze sul piano occupazionale, ma solleva questioni più ampie su come si evolverà la professione bancaria. Alcuni leader del settore sono preoccupati che un’eccessiva automazione possa erodere competenze fondamentali. Un dirigente di JPMorgan Chase ha avvertito che se i giovani banchieri non hanno occasione di apprendere le basi del lavoro finanziario, ciò potrebbe avere ripercussioni negative sull’intero sistema nei prossimi anni.

Il fenomeno non è limitato all’Europa. Anche negli Stati Uniti grandi istituti come Goldman Sachs hanno annunciato tagli e congelamenti delle assunzioni nell’ambito dei loro piani di trasformazione digitale sotto l’etichetta di programmi come OneGS 3.0.

Una trasformazione difficile

La progressiva adozione dell’intelligenza artificiale nelle banche rappresenta una tra le più profonde trasformazioni del settore dagli anni ’90. Si profila una rivoluzione interna, che non solo taglia posti di lavoro ma ridefinisce processi, competenze e ruoli.

I governi, i sindacati e le stesse banche dovranno trovare nuovi percorsi di formazione, ripensare le carriere professionali e mitigare l’impatto sociale dei cambiamenti strutturali in atto.

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